Van Gogh e Gauguin ad Arles

Alla fine dell’ottobre del 1888, Gauguin raggiunge Van Gogh ad Arles, una città costiera della Provenza, nel sud della Francia. I due artisti vivono a stretto contatto per circa nove settimane, fino alla fine di dicembre quando Van Gogh, dopo l’ennesima discussione, tenta di assilire l’amico per poi mutilarsi il suo orecchio destro con un rasoio.

Gauguin, prima di Arles

Nel maggio del 1886, Gauguin partecipa all’ottava e ultima mostra impressionista a Parigi in cui appare un innovatore per l’utilizzo di larghe zone di colori complementari, accostate in modo da intensificarsi reciprocamente. Conosce l’incisore Bracquemond che lo avvicina all’arte giapponese e alla scultura. Nella produzione scultorea, Gauguin ha molta fantasia nella ricerca di forme stravaganti e originali, derivata dalle culture precolombiane e dalle ceramiche inca del Perù.

PER APPROFONDIRE. Le sculture di Gauguin in una mostra all’Art Institute di Chicago

Nella primavera del 1887, in compagnia di Charles Laval, parte per Panama per poi trasferirsi nella colonia francese della Martinica, un’isola della Piccole Antille. Nonostante la scoperta di una terra selvaggia e misteriosa adatta alle sue esigenze di ricerca artistica, a novembre torna in Francia, affetto da malaria e senza soldi. Si stabilisce nuovamente a Pont-Aven, nella regione francese della Bretagna, in cui perfeziona il suo stile definito

  • sintetista, perché semplifica la realtà, dipingendo non più dal vero, ma a memoria, estrapolando dall’immaginazione e dal ricordo ciò che lo colpisce di un soggetto;
  • simbolista, perché non rispetta più le forme e i colori della realtà ma si esprime liberamente lasciando spazio alle sue emozioni;
  • cloisonniste, perché utilizza una linea spessa di colore nero per delimitare le forme, ispirandosi alle vetrate delle cattedrali gotiche francesi.
Gauguin espressionismo sintetismo simbolismo visione dopo il sermone
Gauguin, Visione dopo il sermone, 1888

Van Gogh, prima di Arles

Anche l’olandese fa conoscenza degli impressionisti, ma invece di “rendere esattamente ciò che ho davanti agli occhi, mi servo del colore in modo più arbitrario per esprimermi con intensità” (da una lettera al fratello Theo, 11/08/1888). Parigi non è il suo ambiente ideale e, già nel febbraio 1888, si trasferisce ad Arles attratto dai colori vividi del Mediterraneo e da una dimensione più rilassante. Il suo intento (mai concretizzato) è la nascita di una comunità di pittori perché soltanto un lavoro di gruppo può far nascere una nuova arte e generare un sostentamento economico. “Quando si fa il pittore – scrive Van Gogh – o si passa per pazzi oppure per ricchi; una tazza di latte ti costa un franco, una pagnotta due, e intanto i quadri non si vendono. Ecco perché bisogna mettersi insieme come facevano gli antichi monaci” (da una lettera a Theo, metà agosto 1888).

Van Gogh prende in fitto una casa (la famosa Casa gialla) e predispone meticolosamente tutto l’occorente per l’arrivo di Gauguin che, nel frattempo, si convince di questa nuova avventura, anche perché Teo Van Gogh gli promette un canone mensile in cambio del commercio dei propri dipinti.

La convivenza: il microcosmo di Arles

Van Gogh fa di tutto per allietare il soggiorno di Gauguin ma quest’ultimo pare disinteressato alla piccola realtà provinciale di Arles in cui, invece, Vincent si è integrato nonostante la sua continua instabilità emotiva accompagnata da una dieta irregolare e dai vizi dell’alcool e del fumo. L’olandese, difatti, frequenta i caffè notturni e fa amicizia con la proprietaria di un locale, madame Ginoux. Ha come punti di riferimento il postino Josep Roulin, lo scrittore belga Eugène Boch, il pittore ed ex sottotenente Paul-Eugène Milliet e il medico Felix Rey.

I due dipingono all’aperto, completano le opere in casa, discutono fino a tarda notte di pittura. Nella visione di un viale di Arles, tuttavia, è già evidente la sostanziale differenza stilistica. In Gauguin, predominano le vaste campiture di colore piatto e un linguaggio simbolista mentre Van Gogh si concentra su cromie energiche e contrastanti stese con pennellate pluridirezionali.

Gauguin detesta le pennellate cariche, espressive e materiche dell’amico che, a sua volta, si lascia con molta perplessità convincere a lavorare a memoria, senza avere il soggetto davanti agli occhi.

Le differenti preferenze

Nelle sue tele, Gauguin dimostra una preferenza verso Puvis de Chavannes (1824-1898) e il primitivismo, inteso come un riferimento ai fregi dell’antica Grecia e alle civiltà extraeuropee. Per Donne nel giardino dell’ospedale, egli parla di “compendio di bello stile moderno nella visione delle donne del luogo, con le loro acconciature eleganti e gli scialli drappeggiati”.

Nei paesaggi e nei lavori dei contadini per la fienagione, Gauguin tenta un approccio costruttivista, alla Cezanne, nella resa dei soggetti con pennellate oblunghe cadenzate (vedi Cascina nei dintorini di Arles e Raccolta del fieno della Courtauld Institute Gallery di Londra).

Per Van Gogh, i suoi maestri sono Eugène Delacroix (1798-1863) e i realisti Jean- Francois Millet (1814-75) e Honoré Daumier (1808-79). L’unico punto in comune sembra rappresentato dalle stampe giapponesi che indirizzano entrambi verso una semplificazione delle forma, inquadrature ravvicinate e tagli diagonali.

PER APPROFONDIRE. L’influsso dei grandi maestri giapponesi sulla pittura francese dell’Ottocento

Van Gogh decide di dipingere due sedie vuote per rappresentare la due personalità. La sua trasmette una grande serenità grazie a una cromia luminosa e delicata incentrata sul giallo della sedia (su cui si nota l’inseperabile pipa con il tabacco), l’arancio delle mattonelle del pavimento e il turchese delle pareti. In alto a destra, una cassa piena di girasoli, i suoi soggetti floreali preferiti. La sedia di Gauguin, invece, non è di paglia ma è una specie di poltrona, con i braccioli su cui sono poggiate una candela e due libri. Per omaggiare il suo maestro, Vincent sceglie tonalità più fredde e forti (il verde e blu) mitigati dai tocchi di pennello a strisce sul pavimento.

I punti di contatto

Oltre al Giapponismo, si registrano alcuni punti di contatto tra i due. Secondo quanto riferisce Gauguin, al suo arrivo ad Arles, vede in Van gogh un pittore che “annaspa senza trovare una soluzione con tutti i suoi gialli e i suoi violetti, con quel gioco di complementari cui lavorava senza il minimo ordine“. Tuttavia, l’olandese, seppur più giovane, è già molto avanti nel processo di superamento dell’Impressionismo tanto da condizionare alcune scelte di Gauguin.

Ne Al caffè (Madame Ginoux), infatti, si riconoscono le tipiche atmosfere pittoriche di Van Gogh: lo spazio chiuso con il tavolino, la bottiglia di seltz e il biliardo, i fili di fumo e i clienti abituali, tra cui il postino, lo zuavo e un ubriaco addormentato. La maschera caricaturale della donna, poi, rimanda polemicamente alla piaga della prostituzione illegale che la stampa locale attribuisce agli orari notturni dei locali cittadini.

Madame Ginoux Caffè Gauguin Van Gogh Arles
Gauguin, Al caffè (Madame Ginoux), 1888

Ne Spettatori all’arena, invece, è Van Gogh a farsi condizionare da Gauguin adottando uno stile sintetico nella resa abbreviata delle persone ammassate sulle gradinate dell’arena romana di Arles, tradizionale scenario delle corride estive. L’uso della spessa linea nera è tipica del cloisonnisme e la monocromia incentrata sul colore verde interrompe le consuete scelte vigorose di contrasti cromatici di Vincent.

Van Gogh spettatori all'arena Gauguin Arles
Van Gogh, Spettatori nell’arena, 1888

Il ritratto

Mi venne l’idea di fargli un ritratto mentre dipingeva la natura morta che tanto amava, i girasoli. E quando l’ebbi finito mi disse: Sono proprio io, ma diventato pazzo“. Così Gauguin racconta la genesi di questo ritratto, poco prima della nota crisi di follia di Van Gogh che avrebbe posto fine al sodalizio. In effetti, Vincent si riconosce come un uomo carico di tensione e affatticato, con gli occhi socchiusi e concentrato a fissare i cinque girasoli. La testa è deforme, la fronte bassa e inclinata, il viso e il naso schiacciato, la mascella protesa è irta di barba rossa.

Gauguin osserva il suo compagno dall’alto con una sorprendente verità psicologica.

Van Gogh Gauguin ritratto girasoli
Gauguin, Vincent van Gogh che dipinge i girasoli, 1888

La tragica rottura

Con il passar delle settimane, la convivenza diventa difficile: le diversità di carattere si intrecciano con le differenti convinzioni in campo artistico. D’altronde, Gauguin, pur comprendendo le sofferenze di Vincent, mal sopporta le sue scenate di gelosia, presagio della fine del suo sogno di un “atelier del sud”.

Dopo l’ennesima discussione, il 23 dicembre, a pochi giorni da Natale, Van Gogh si mutila l’orecchio destro con un rasoio e lo consegna ad un prostituta del posto. Il giorno dopo, viene trovato dalla polizia nella sua casa, senza conoscenza. Gauguin non sa nulla, ha dormito in albergo e parte per Parigi dopo aver appreso dell’incidente. Non vedrà più l’amico che passa due settimane in convalescenza in ospedale.

Van Gogh orecchio autoritratto Arles
Van Gogh, Autoritratto con l’orecchio bendato, 1889

E’ preso in cura dal medico Felix Rey a cui dedica un ritratto con un fondo decorato alla giapponese e in cui abbandona lentamente il contorno nero, proprio del sintetismo di Gauguin. L’allacciatura e la tasca della giacca, infatti, sono segnati da una bordatura rossa e la pennellata è più libera e variabile (dal tratteggio irregolare dell’abito alle pennellate mimetiche della barba e dei capelli). Vincent confida al dottor Rey che l’alcool e il tabacco sono un’esaltazione necessaria per la realizzazione dei suoi intenti artistici.

Van gogh Arles dottor Rey
Van Gogh, Ritratto del dottor Rey, 1889

Van Gogh in manicomio

Le crisi, però, non cessano e i cittadini di Arles si fanno promotori di una petizione per chiedere l’internamento dell’artista. “Sogno di accettare con fermezza il mio mestiere di pazzo” scrive Van Gogh che decide di farsi ricoverare nel manicomio Saint-Paul-de-Mausole, nei pressi di Saint-Rémy de Provance, a 25 km da Arles, accettando la propria malattia e il suo stato di malinconia esistenziale.

Tuttavia, la direzione gli concede di poter dipingere fuori e dentro la struttura. Inevitabilmente, la tavolozza brillante e luminosa degli anni precedenti lascia spazio a colori più scuri e terrosi.

Scrive Van Gogh il 23 gennaio 1889:

La partenza di Gauguin è terribile […] e anche se oggi tutti avranno paura di me, col tempo ciò scomparirà. Tutti siamo mortali e soggetti a tutte le malattie possibili. Che ci possiamo noi se queste ultime non sono sempre di tipo piacevole. La migliore cosa è cercarle di guarirle. Io ho pure dei rimorsi pensando alla pena che da parte mia ho causato, seppur involontariamente, a Gauguin. Ma prima degli ultimi giorni io non vedevo che un’unica cosa, cioè che lavorava col cuore diviso fra il desiderio di andare a Parigi per la realizzazione dei suoi programmi e la vita ad Arles.

Vincent van Gogh si spara al petto in mezzo a un campo di grano il 27 luglio 1890 a Auvers-sur-Oise. Nel gennaio dell’anno successivo, muore il suo amato fratello Theo. Nell’aprile del 1891, Gauguin si imbarca per Tahiti, la sua ultima meta terrena ed artistica.

1 commento su “Van Gogh e Gauguin ad Arles”

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