Il Giapponismo è un fenomeno culturale ed artistico che investe l’Europa a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. L’invasione di arte orientale influenza in maniera determinante la pittura in Francia coinvolgendo alcuni esponenti dell’impressionismo e del post-impressionisti tra cui Edouard Manet (1832-83), Edgar Degas (1834-1917), James Whistler (1834-1903), Claude Monet (1840-1926), Paul Gauguin (1848-1903), Vincent Van Gogh (1853-1890) ed Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901).
Il Giappone: i protagonisti dell’arte orientale
Utamaro (1753-1806) è il pittore della bellezza femminile e delle “case verdi” (le case chiuse giapponesi), uno dei maggiori interpreti dell’ukiyo-e, cioè la “pittura del mondo fluttuante” in cui lo spazio vuoto acquista valore, la linea si fa leggera e la figura umana si mostra nelle posizioni più diverse.
Egli inaugura un’anatomia erotica nuova ed imprevista così lontana dai canoni della pittura occidentale.

Utamaro, Passeggiata notturna sotto la neve (1797-1798 circa) 
Utamaro, La ragazza precoce (Ochappii), dalla serie Varietà di fiori secondo il loro linguaggio, 1802 
Utamaro, Lovers In Front Of A Screen, 1799 
Utamaro, Prelude Of Desire, 1799
Al contrario, Hokusai (1760-1849) e Hiroshige (1797-1858) creano composizioni paesaggistiche di grandissima suggestione illustrando gli scorci e la vita delle città del Giappone per un pubblico eterogeneo dedito ai viaggi e agli spostamenti.

Hokusai, La grande onda presso la costa di Kanagawa, dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-32 circa 
Hokusai, Fuji Rosso (Giornata limpida col vento del sud), dalla serie Trentasei vedute del monte Fuji (1830-1832 circa) 
Hiroshige, Fukuroi. I celebri aquiloni della provincia di Tôtômi, dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del Tôkaidô (1848-1849 circa) 
Hiroshige, Narumi. Negozi che vendono i celebri tessuti shibori, dalla serie Cinquantatré stazioni di posta del Tôkaidô (1848-1849 circa)
Il Giappone nell’Ottocento
Alle soglie del XIX secolo, il Giappone è ancora un paese isolato: da circa duecento anni, infatti, è in vigore un editto che proibisce agli stranieri l’ingresso nel Paese limitando gli scambi commerciali soltanto alla Cina e ai Paesi Bassi. Nel 1853, però, la flotta statunitense, guidata dal commodoro Perry, a cannoni spianati, impone al Giappone di aprire i propri porti agli stranieri. Seguono, nel 1854 e nel 1858, i trattati per la liberalizzazione degli scambi e l’apertura di nuovi porti agli americani ed europei.

Matthew Calbraith Perry (1794-1858), fotografato nel 1852, Commodoro della flotta statunitense 
Stampa giapponese rappresentante il Commodoro Perry, 1854 circa
Gli scambi commerciali con l’Europa
Arrivano, così, in Occidente i primi prodotti artistici orientali. All’Esposizione Universale di Londra (1862) si vedono, per la prima volta, oggetti d’uso comune in ceramica, lacca e bambù. Apprezzatissimi dalla borghesia sono i ventagli. La cultura giapponese è protagonista alle successive sei Esposizioni, tra Vienna e Parigi.
Nella capitale francese, nel 1890, sono esposti disegni a china, opere di arte calligrafica e sculture antiche provenienti dalla collezione imperiale, esempi di un’arte di corte e di culto. Alcuni artisti vanno ad insegnare in Giappone, come il piemontese Antonio Fontanesi nel biennio 1876-78.

Tissot, Young ladies looking at japanese objects, 1869 
Ritratto fotografico di Antonio Fontanesi 
Tissot, The japanese vase, 1870
Il mercato e il collezionismo
Ampia è la diffusione di stampe e xilografie giapponesi come il repertorio di immagini di Hokusai (1760-1849), che consiste in un insieme di schizzi con vari soggetti, dai paesaggi al soprannaturale.

Hokusai, La Manga, repertorio di immagini 
Hokusai, La Manga, repertorio di immagini
Gauguin porta con sé un buon numero di stampe giapponesi nel suo viaggio a Tahiti. La collezione di Vincent Van Gogh e del fratello Theo è tuttora visibile al museo di Amsterdam. L’interesse dell’artista, infatti, risale già alla fine del 1885 quando risiede ad Anversa. Alto è anche il numero delle stampe orientali possedute da Monet e disposte attualmente sulle pareti della sua casa a Giverny, a nord-ovest di Parigi.
Nel 1889, si pubblica “Le Japon Artistique”, una rivista mensile totalmente dedicata all’arte giapponese, fondata dal collezionista, mercante e critico d’arte Samuel Bing, punto di riferimento per chi voglia acquistare arte orientale. Molto più tardi, nel 1930, si apre a Milano, in un’ala del Castello Sforzesco, il Museo d’Arte Orientale.

Un numero della rivista “Le Japon Artistique” 
Samuel Bing (1838-1905), mercante e critico d’arte
Tadamasa Hayashi (1853-1906) è un finissimo mercante che introduce opere d’arte giapponese in Francia ma è anche un avido collezionista di pittori come Degas, Monet, Morisot. Nel 1905, trasferisce la sua collezione a Tokyo con l’intenzione di aprire un museo di arte occidentale.
Il Giappone per Manet
All’interno dei suoi lavori, Manet cita esplicitamente gli oggetti giapponesi: il paravento e una stampa di un samurai nel Ritratto di Emile Zola; e una tappezzeria e dei ventagli che decorano lo sfondo del Ritratto di una signora del 1873.

Manet. Ritratto di Emile Zola, 1868 
Manet, Signora con ventagli, 1873-74
La figura umana per Degas e Whistler
Il corpo umano nella pittura orientale gode di massima libertà di rappresentazione mentre il canone occidentale contempla la figura eretta, quella giacente e poche altre varianti.
Degas assimila i concetti dell’asimmetria e del decentramento dell’immagine che, spesso, continua ad agire anche al di là della cornice. Si affida, inoltre, alla veduta di scorcio, inventando rapporti sorprendenti tra i pieni e i vuoti della superficie.

Utamaro 
Degas, Woman Combing Her Hair, 1888-90 
Degas, The tube, 1886 
Hokusai, repertorio Manga
A partire dagli anni sessanta, il pittore inglese Whistler comincia a dipingere modelle in kimono in ambientazioni poetiche e sfondi bidimensionali e decorativi.

Whistler, The princess from the land o porcelain, 1865 
Whistler, The japanese dress, 1890
Monet, l’impressionista più giapponese
Monet ritrae la moglie, Camille, in posa con un ventaglio e un kimono rosso su cui sono disegnate foglie e la figura di un samurai, che crea una sensazione visiva particolare, quasi mimetica (il samurai, ad un primo sguardo, sembra vivo).

Monet ha deciso di inserirla in una sorta di gioco teatrale in cui si presta ad interpretare un’attrice dallo sguardo languido e ironico (forse una geisha?).
Tuttavia, il legame con l’arte giapponese è molto più profondo ed è visibile nella verticalità delle composizioni e nel movimento delle stoffe,

Monet, Rue Montorgueil, 1878 
Hiroshige, Il quartiere dei tintori di Kanda, dalle Cento famose vedute di Edo, 1857-58
nell’appiattimento delle forme

Monet, Boulevard Saint Denis ad Argenteuil in inverno, 1875 
Hiroshige, Serata di neve a Kanbara, da Cinquantatre stazioni della Tokaido
nella rappresentazione di paesaggi e dei profili sfuggenti dei protagonisti.

Monet, Le rocce di belle-Ile. La Cote Sauvage, 1886 
Hiroshige, Neve sulla valle alta nell’isola di Sado, dal volume Raccolte di poesie di tipo “hokku” su luoghi famosi, 1850 circa

Monet, Ragazza con il parasole girata verso sinistra, 1886 
Hiroshige, Umbrella in snow
Nella sua casa di Giverny, l’artista fa costruire un ponte sopra al laghetto delle ninfee imitando l’atmosfera e lo stile dei giardini giapponesi.

Gauguin, il Giappone oltre l’impressionismo
Gauguin si concentra sul ruolo fondamentale della linea, vero elemento strutturale dell’immagine

Gauguin, L’onda, 1888 
Hiroshige. Mare, luna e fiori: viaggio da Naruto ad Awa. 1857. Trittico a stampa
e sulla scelta dei colori non più in base ad un criterio naturalistico di verosimiglianza, ma in base alla funzionalità interna dell’immagine e quindi ad un criterio astratto di reciproche relazioni ed equilibri tra le zone colorate.
Infatti, ne La visione dopo il sermone (1888), coesistono un piano reale e di uno immaginario. Da una parte, le donne in preghiera, dall’altra, la lotta tra Giacobbe e l’angelo, ispirata alle scene di lotta di Hokusai.

Le due parti sono collegate da quella grande campitura rossa e, nello stesso tempo, divise da quel tronco di albero posto in diagonale.
Van Gogh, il Giappone colorato
Van Gogh inizia ad imitare alcuni lavori di Hiroshige, facendo riferimento soprattutto al paesaggio

Van Gogh, Ponte sotto la pioggia, da Hiroshige, 1887 
Van Gogh, Giapponeseria: susino in fiore, 1887
e introduce, come Manet, oggetti orientali, in primo piano o sul fondo dei ritratti.

Van Gogh, Giapponeseria: Oiran, 1887 
Van Gogh, Autoritratto con orecchio bendato, 1889 
Van Gogh, Ritratto di pere Tanguy, 1887-88 
Van Gogh, La Berceuse, 1889
Inoltre, ha il merito di riprendere gli accordi squillanti dei colori complementari su fondi monocromi ma, nello stesso tempo, mantiene l’uso del nero (bandito invece nella tavolozza impressionista) per ottenere effetti grafici nelle forme capricciose dei petali e nelle righe scure interne dei fiori come nei Due girasoli del 1887

Van Gogh, Ramo di mandorlo in fiore in un bicchiere, 1890 
Van Gogh, Due girasoli, 1887
Les Alyscamps di Van Gogh

Questa opera del 1888, dipinta in compagnia di Gauguin nel loro soggiorno ad Arles, dimostra l’adozione di soluzioni tipiche dell’arte giapponese:
- la strada è ripresa da un punto di vista insolito, con una fuga diagonale e una prospettiva accellerata,
- i tronchi affusolati, in primo e secondo piano, isolano la strada dal paesaggio e costituiscono un elemento ritmico al pari delle panchine,
- le figure umane sono strutturate come delle sihouettes decorative.
Tali elementi si mescolano, poi, con le originali scelte di Van Gogh, soprattutto sulla scelta di una cromia energica giocata sui bilanciamenti di zone calde e fredde.
I manifesti di Toulouse-Lautrec
Un suo manifesto pubblicizza un caffè parigino arredato in stile giapponese, trasformato nel 1893 in caffè-concerto. In una composizione asimmetrica e a colori piatti, si distinguono la ballerina Jane Avril in primo piano, il critico musicale Dujardin e, sullo sfondo, la cantante Yvonne Guibert riconoscibile solo dai suoi caratteristici lunghi guanti neri.

PER APPROFONDIRE Trovo utile il catalogo della mostra milanese a Palazzo Reale del 2016: “Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente“



Bellissimo post, complimenti! Pina
Ti ringrazio!
Mi sono permessa di condividerlo su FB, spero non ti dispiaccia
La conoscenza è condivisione 😉
grazie mi è servito molto per la tesina
prego! sono felice di averti aiutato. Tesina per la maturità? In bocca al lupo
Pingback: Toulouse-Lautrec, il “diverso” che sorprende – DIARIO DELL'ARTE
Pingback: Gli inverni di Monet – Impressionismo – DIARIO DELL'ARTE
Pingback: Van Gogh e Gauguin ad Arles – DIARIO DELL'ARTE
Post molto interessante, grazie!
Grazie Daniela, fa sempre piacere ricevere riscontri positivi
Buon giorno,
sto’ cercando un libro che tratta di questi rapporti ed influenze
tra le stampe giapponesi e gli impressionisti in lingua inglese
da regalare a chi invece mi ha espresso il suo personale scetticismo,
questo che ho letto e le immagini correlate mi sono parse molto
esaustive…dove posso acquistarlo ?
Grazie
Cristina
Ti consiglio il catalogo della mostra “Giapponismo Venti d’Oriente nell’arte europea, 1860-1915” in cui sono trattate anche le influenze giapponesi sulla pittura inglese dell’Ottocento con uno specifico approfondimento. Ecco il link: https://www.silvanaeditoriale.it/libro/9788836644100
In aggiunta, consiglio una monografia su James Abbott McNeill Whistler o sul designer William Goodwin.
Grazie per aver letto il mio approfondimento. Un saluto