Gli inverni di Monet

Per Monet (1840-1926) è essenziale dipingere en plein air, all’aria aperta, perché soltanto osservando le cose sotto la diretta luce naturale, si può arrivare a una resa adeguata del mondo reale.

Monet sposta l’attenzione dal soggetto (che cosa) al modo di dipingere (come). Nei suoi lavori, infatti, i soggetti passano in secondo piano rispetto alla maniera con la quale sono raffigurati. Ciò che importa è la percezione fisica della realtà come dimostrano i numerosi dipinti avente come oggetto il paesaggio invernale in differenti luoghi francesi ed europei.

Honfleur (1866-67)

In questo paese della Normandia, un giornalista, Léon Billot, sorprende al lavoro Monet.

Faceva un freddo da spaccare i sassi. Scorgemmo dapprima uno scaldino, poi un cavalletto, e un signore avvoltolato in tre cappotti, le mani guantate, la figura mezza gelata. Era Monet che studiava un effetto di neve. L’arte è capace di annoverare qualche coraggioso soldato

Monet Impressionismo neve inverno
Il calesse. Strada sotto la neve a Honfleur, 1867 ca

Sulla parte sinistra della tela, c’è la fattoria Saint-Siméon, luogo d’incontro dei pittori che, all’epoca, risiedono e lavorano regolarmente in questo angolo di Normandia: Troyon, Daubigny, Corot, Courbet, Boudin, Jongkind, Bazille.


Seguendo l’esempio di Courbet che aveva fatto ricorso a paesaggi innevati in diverse scene di genere, Monet dipinge un paesaggio quasi deserto, attribuendo al calesse e al suo occupante soltanto un ruolo di secondo piano. La campagna coperta da un manto di neve offre a Monet l’occasione di studiare le variazioni della luce e di puntare sulle sfumature. Animato dal desiderio di rinnovare la rappresentazione del paesaggio, l’artista fa ricorso ad un numero limitato di colori privilegiando le terre, ovvero i colori bruni e i blu che declina in molteplici toni per iridare il suolo di riflessi, invece di rappresentarlo uniformemente bianco.

Etreat (1868-69)

Ne La Gazzasole ed ombra costruiscono il quadro.

Monet Impressionismo neve inverno
La gazza, 1868-69

Il graticcio in legno è coperto di neve spessa, pesante e cotonosa, tuttavia, non perde la propria leggerezza e lascia intravedere i varchi tra i rami. Gli alberi, anch’essi appesantiti dal manto nevoso, allontanano visivamente la fattoria che con le sue pareti chiare, di un beige delicatamente salmonato, si fonde con l’orizzonte. Le ombre bluastre sul terreno sono quelle proiettate dal sole ancora basso nella mattina invernale, i gialli sono pallidi e freddi. Le tracce di presenza umana sono scomparse: solo una gazza appollaiata sopra una staccionata ricorda una nota su un pentagramma musicale

L’apparente assenza di soggetto e il formato incredibilmente grande per un paesaggio determina il respingimento della tela al Salon del 1869. La giuria, infatti, non comprende la preoccupazione di Monet per la percezione visiva che lascia in secondo piano la descrizione del soggetto. Per il critico Félix Fénéon:

Il pubblico che aveva fatto la bocca ai pastelli dai colori bituminosi preparati dai capocuochi delle scuole e delle accademie, era disgustato da questo tipo di pittura chiara.

Del resto, proprio nel dicembre del 1868, in una lettera all’amico Bazille, Monet confessa di trovare la campagna normannaancor più affascinante d’inverno che d’estate” aggiungendo che

tutto ciò che si dipinge direttamente sul luogo, ha sempre una forza che non si ritrova più in atelier

Argenteuil (1874-75)

Monet trascorre gran parte degli anni Settanta dell’Ottocento in questa cittadina turistica sulle rive della Senna. Il rigido inverno del 1874-75 gli offre l’opportunità di dipingere 18 vedute di paesaggi nevosi, quasi tutti concentrati sulla via Saint-Denis in cui Monet vive.

Monet Impressionismo neve inverno
Scena di neve ad Argenteuil, 1875, National Gallery, Londra

Vétheuil (1878-79)

In una posizione privilegiata sulla riva destra della Senna, questo villaggio di campagna è lo scenario migliore per dipingere ripetutamente le case innevate intorno all’antica chiesa gotica dominata dal grande campanile. Monet pratica il frazionamento del colore e anche il tocco appare frammentato in funzione della resa del movimento dell’acqua del fiume. Gelo e disgelo, acqua allo stato liquido e allo stato solido (convertita dalle basse temperature) assumono sfumature cangianti e differenziate perché captano i raggi di luce in maniera totalmente diversa.

I paesaggi di Vétheuil sono desolati. Alla tristezza della stagione, si aggiungono le preoccupazioni morali e materiali del pittore per la difficile situazione economica. In paese, i Monet vivono in una casa assieme agli amici Hoschedé. Ernest è un collezionista d’arte travolto dalla bancarotta sposato con Alice che, qualche anno prima, inizia una relazione clandestina con Monet che, a sua volta, nel settembre del 1879, resta vedovo per la prematura scomparsa della moglie Camille.

Bjornegaard (1895)

Tra la fine di gennaio e marzo del 1895, Monet è in Norvegia, a Bjornegaard, conquistato dai mutamenti atmosferici dell’immensità bianca del monte Kolsaal, da cui ricava una vera e propria serie in cui registra le diverse variazioni atmosferiche.

Monet Impressionismo neve inverno
Monte kolsaas, la serie

Gli ultimi anni della sua produzione pittorica, d’altronde, sono dedicati a serie di dipinti sullo stesso soggetto per registrare ogni piccola variazione di luce ed atmosfera. Nascono così i lavori dedicati ai pioppi, ai covoni, alle ninfee, alla cattedrale di Rouen.

Monet Impressionismo neve inverno
Covoni, effetto neve, 1891

APPROFONDIMENTO. Monet e il Giapponismo

0 commenti su “Gli inverni di Monet”

  1. Pingback: Gli inverni di Monet - Diario dell'arte - CiarciArt

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *