Il Liberty, da Torino al Salento

Art Nouveau, Modernismo, Jugendstil, Modern Style. Tanti nomi per indicare una breve e vivace moda decorativa apparsa in Europa nell’ultimo decennio dell’Ottocento che coinvolge la pittura, la grafica, il design e l’architettura.

L’origine

Alle radici dell’Art Nouveau, ci sono le varie tendenze che si sviluppano nella seconda metà dell’Ottocento, soprattutto l’esperienza nel campo delle arti applicate che compie il movimento preraffelita delle Arts and Crafts. Anche gli ultimi lavori di Monet, eseguiti nella sua casa di Giverny, nella quale ossessivamente dipinge il suo giardino, lo stagno e le ninfee, hanno un’analogia con le ninfee della lampada di Tiffany.

Intriganti appaiono l’uso della medesima foglia di ninfea per decorare in bronzo patinato le sedie di Majorelle o le citazioni fitomorfe per delineare gli archi di accesso alla metropolitana di Parigi.

In Italia

Il movimento è noto come Stile floreale o Liberty, dal nome di una ditta inglese (Liberty & Co, appunto) che, negli anni Ottanta, apre a Londra un rinomato negozio di stoffe e di arredi.

Proprio nel campo della decorazione d’interni e dell’arredamento, l’obiettivo è quello di dare una dignità artistica alla produzione industriale e di rendere esteticamente validi gli oggetti di uso comune.

Insomma, il confine tra utile e bello tende a diventare, nella mente degli artisti più progressisti del tempo, sempre più labile. Non ci sono più cose utili da una parte, oggetti di uso comune che non necessitano di cura, e dall’altra oggetti curati, poco più che suppellettili. Anche l’oggetto di uso quotidiano deve essere investito dalla creazione artistica per portare il bello alla maggior parte della popolazione.

A Torino

Nel 1902, Torino ospita l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna in cui la progettazione investe, per la prima volta, tutto l’oggetto del produrre. Ad esempio, in una stanza da pranzo, il progettista-artigiano cura i tavoli e i soffitti come le tazze e i candelabri. In un palazzo, invece, l’artista-architetto cura il disegno dell’edificio e le ringhiere interne delle scale, fino alle maniglie delle porte.

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Manifesto dell’Esposizione di Torino del 1902 

In quel periodo, Torino vive una stagione di rinnovamento ed espansione territoriale oltre i confini della vecchia cinta daziaria del 1853. Ecco perché il maggior numero di edifici liberty si trovano ai confini della città vecchia, le zone di corso Francia, del quartiere della Crocetta e della pre collina vicino al fiume Po.

Uno dei palazzi più belli è casa Fenoglio – La Fleur (1903) che si erge davanti agli occhi non appena si risale dalle scale mobili della fermata metro Principi d’Acaja. Progettata da Pietro Fenoglio (1864-1926), il peso del cemento armato è controbilanciato dalla presenza di strutture sospese (come il bovindo) e dalla leggerezza e luminosità delle grandi vetrate colorate. Si tratta di un’architettura decorativa e policroma, con linee sinuose e continue che sprigionano un movimento vigoroso e carico di energia.

 Torino Liberty Ottocento
Casa Fenoglio, Torino
Torino Liberty Ottocento

Tra gli altri edifici liberty, segnalo villa Scott (1902), opera sempre del Fenoglio, sulla collina torinese (utilizzata per girare parte del film horror Profondo rosso di Dario Argento nel 1974), e casa della Vittoria, commissionata per celebrare la vittoria della prima guerra mondiale (1920) con decorazioni allegoriche e zoomorfe nel portone d’ingresso (draghi e lucertole).

Torino Liberty Ottocento
Villa Scott
 Torino Liberty Ottocento
Villa Scott, giardino interno
Salento Torino Liberty Ottocento
Casa della Vittoria, facciata esterna. Le maniglie della porta d’ingresso sono a forma di lucertola

In Puglia, nel Salento

Nel Salento, invece, il Liberty si riscontra nelle architetture suburbane, perlopiù villini utilizzati come dimora stagionale nelle maggiori località marine (Santa Maria di Leuca, Nardò e Santa Cesarea Terme), espressione della ricchezza della nuova classe imprenditoriale pugliese.

Accanto alle solite caratteristiche del liberty italiano (linea curva e sinuosa, decorativismo floreale), lo stile risente di modelli locali riconducibili al passato (Barocco e Neoclassicismo) ed a influenze mediterranee e arabesche, oltre all’uso delle principali materie prime disponibili sul territorio, ovvero pietra leccese, tufo giallo e carparo, e dell’artigianato artistico delle ceramiche e del mosaico (memorabili le imprese dei fratelli Peluso).

Si tratta, in definitiva, di edifici a più piani, tinteggiati con colori caldi, con torrette e logge per permettere la vista sul mare, dai motivi decorativi orientaleggianti.

A Santa Maria di Leuca, dove si contano ben quaranta ville ottocentesche, si ammirano le bagnarole, costruzioni in pietra, dentro le quali confluisce l’acqua del mare, utilizzate dalle signore per bagnarsi in completa privacy.

leuca-bagnarole Salento Liberty Ottocento

PER APPROFONDIRE Per il Liberty torinese, clicca qui

Per l’architettura liberty nel Salento, consiglio il testo “Paradisi dell’eclettismo : ville e villeggiature nel Salento” di  Vincenzo Cazzato (1992)

4 commenti su “Il Liberty, da Torino al Salento”

    1. Articolo molto interessante, come anche il parallelismo tra Torino e il Salento. Peccato che il link alla fine per l’approfondimento non sia più accessibile.

      1. Grazie per l’apprezzamento e per la segnalazione del link. In effetti, non è più raggiungibile. Ho provveduto alla correzione

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