Il Natale dell’arte contemporanea

Ho progettato e pubblicato sulla mia pagina Facebook un calendario dell’Avvento dell’arte contemporanea. Di solito, la rappresentazione del Natale è affidata ad una iconografia legata ai grandi artisti italiani dell’arte moderna, tra Quattrocento e Seicento.

Capovolgendo questa consuetudine, ho cercato opere contemporanee che esprimessero il senso del Natale nel mondo odierno, dagli inizi del Novecento in poi: l’attesa, il messaggio evangelico, la maternità, l’immagine della (Sacra) famiglia e di Babbo Natale, la corsa ai regali.

Keith Haring, graffiti pop

Haring Natale graffitismo babbo

L’arte di Keith Haring nasce sulla strada, tra i vagoni della metropolitana e nei quartieri più degradati di New York. Il suo stile è inconfondibile: profili netti, colori puri, linee curve.

Haring è ironico, gioca con i simboli, con i temi di attualità e con le paure taciute della società del benessere statunitense degli anni ‘80. Qui, mescola due simboli universali: la croce e Babbo Natale. Si è perso il messaggio cristiano del Natale a vantaggio del consumismo? E’ in atto una laicizzazione della festa? Santa Claus è in croce e ci fa pure la linguaccia!

Norman Rockwell, l’America rassicurante

Natale Rockwell America illustrazione

Norman Rockwell è un famoso illustratore statunitense. Per 50 anni, firma la copertina del magazine The Saturday Evening Post rappresentando, con il disegno, la storia contemporanea del suo paese. Durante la seconda guerra mondiale, per tenere alto il morale della sua nazione, crea il personaggio di Willie Gillis, un ragazzone pieno di virtù che partecipa alla guerra uscendone vivo e vincitore.

Qui, Rockwell evoca la gioia di una famiglia per il ritorno a casa del figlio per le vacanze di Natale. Uomini, donne e bambini sono tutti personaggi reali, appartenenti alla comunità di Arlington. L’uomo con la pipa, ad esempio, è suo padre. Calore umano, speranza e casa: tre ingredienti per la cena della vigilia.

Salvador Dalí, la fantasia spagnola

Natale Dalì Don Chisciotte surrealismo

Salvador Dalí esegue per la ditta farmaceutica Hoechst di Barcellona 19 biglietti speciali di auguri per il Natale, tra il 1958 e il 1976. E’ qualcosa di incredibile perché l’artista riassume in un piccolo spazio, con una fantasia straordinaria, la sua ricerca artistica combinandola con la tradizione cattolica e la cultura spagnola.

Qui, l’albero di Natale diventa la sagoma volteggiante di Don Chisciotte della Mancia, il cavaliere errante protagonista del celebre romanzo di Miguel de Cervantes.

Per le altre realizzazioni di Dalì, clicca qui.

Edvard Munch, malinconico Natale

Natale Munch espressionismo prostituzione

Un gruppo di prostitute ha appena finito di decorare l’albero di Natale all’interno di un bordello nella città tedesca di Lubecca. L’allestimento dell’albero significa casa, attesa, calore. Non per Munch, però: la stesura dei colori e la spersonalizzazione dei volti delle protagoniste rende l’ambiente malinconico.

Il tema della prostituzione è ricorrente nella pittura europea tra ‘800 e ‘900 perché gli artisti indagano una realtà che spesso viene negata e rimossa. Si pensi, ad esempio, alle signorine in riva alla Senna di Courbet, alla donna nuda di Manet ne La colazione sull’erba e L’Olympia, fino alla loro raffigurazione della quotidianità nei bagni e nelle camere da letto di Toulouse-Lautrec.

In Germania, nel 1892, una mostra personale di Munch ha un successo incredibile tanto da ispirare una generazione di pittori che inizia a criticare le storture della società tedesca agli albori del Novecento. E’ la nascita della Secessione di Berlino, un gruppo di artisti che omaggia, dieci anni dopo, Munch con una nuova esposizione in cui il norvegese decide di presentare 22 tele allestite all’interno di una cornice bianca raffiguranti il Fregio della vita.

Carlos Merida, Natività cubista

Natale Merida cubismo Messico muralismo Natività

Una Natività facilmente riconoscibile è opera del guatemalteco Carlos Merida che, nella sua carriera, conosce i migliori protagonisti delle avanguardie europee del ‘900 e interpreta la grande stagione del muralismo messicano, assieme a Diego Rivera, valorizzando la cultura popolare latino-americana.

Si tratta di un’opera che appartiene alla ricerca cubista nell’uso del collage con diversi materiali, che restituisce lo spessore e la ruvidità delle superfici. Il bambinello sia il risultato visivo dell’unione dei due genitori. Un abbraccio, un gesto bello che ci è stato negato per i noti motivi legati alla pandemia.

David LaChapelle, provocazione fotografica

David LaChapelle è un fotografo statunitense. Nella sua carriera, c’è un prima e un dopo segnato dalla visione degli affreschi della cappella Sistina di Michelangelo nel 2006. Da quel momento, l’indagine sul corpo umano diventa uno dei suoi oggetti di studio.

Natale LaChapelle Natività fotografia America

Questa Natività è felice: i protagonisti sorridono in un’ambientazione paradisiaca, è esaltata la gioventù e il vigore fisico, i colori sono squillanti ed aggressivi. Eppure, se ci si sofferma, c’è qualcosa che inquieta. Dei messaggi sotto traccia: la vanità, il materialismo, il sessismo, l’ostentazione della nudità fino al superamento del tabù della rappresentazione maschile. 

Dice LaChapelle: Nelle mie fotografie io ho giocato con diversi aspetti, dalla banalità al consumismo alla sessualità. Mettendo anche in campo l’umorismo. Ho fatto uso del kitsch in alcune fotografie, ma chi conosce il mio lavoro sa che c’è molto in superficie e altrettanto in profondità.

Maurizio Cattelan, la cometa inquietante

Natale Catellan stella Christimas

Nel dopoguerra, in Italia, funzionava così. O si era comunisti o cattolici. La mia famiglia era molto cristiana, ho fatto anche il chierichetto per vari anni, più che altro per racimolare qualche soldo per il cinema. Non ho mai creduto in un Dio vero e proprio ma trovo molto valida l’educazione cattolica nel quale sono cresciuto. La mia città, Padova, era molto attiva a sinistra, con il movimento Autonomia operaia che si avvicinava a quelli delle Brigate Rosse”.

Così Maurizio Cattelan racconta la nascita di quest’opera in cui prende la stella delle Br aggiungendo una scia come la stella cometa natalizia. Un’idea rischiosa, originale e dissacrante perché mette in relazione i due principali blocchi ideologici del ‘900.

Marc Chagall, la Vergine volante

Natale Natività Chagall

Guardando questa Natività di Marc Chagall, si resta un po’ spiazzati per l’introduzione di elementi che non appartengono alla tradizionale cultura figurativa italiana del soggetto. In effetti, spesso, l’artista introduce nelle sue opere riferimenti alla propria vita. 

L’angelo che indossa la kippah e la lampada ad olio (menorah) rimandano alla sua fede ebraica. Il crocifisso è già un’anticipazione del sacrificio di Gesù ma anche un riferimento alla Shoah. Il mucchio di casette è il suo villaggio di origine, Vitebsk, in Russia, un centro che vive sostanzialmente di agricoltura e pastorizia. Ecco perché, al centro, vi è un animale volante, di rosso fuoco.

Le opere del maestro Chagall profumano di una genuina autenticità. Sanno di fiaba e di sogno. E, come nei sogni, le figure si susseguono senza una logica. Ma è solo apparenza.

Carl Larsson, la dolcezza dell’infanzia

Natale Svezia Larsson

Un acquerello su carta ritrae un dolcissimo istante in cui quattro bambini cercano di scoprire cosa stia accadendo dietro quella porta il giorno prima di Natale. Si stanno incartando dei regali? Oppure si prepara la cena della vigilia?

Carl Larsson è un pittore svedese specializzato nelle illustrazioni di libri, riviste e giornali. Sua moglie Karin e i suoi otto figli divengono la fonte di ispirazione e i soggetti principali delle sue creazioni. La coppia riceve in dono una casa a 200 km a nord di Stoccolma arrendandola e decorandola secondo il gusto liberty di fine ‘800.

Oggi, la Carl Larsson-garden è riconosciuta come il prototipo dell’interior design svedese ed è meta di migliaia di bambini che svolgono laboratori artistici.

Max Ernst, scorrettezza religiosa

Natale  Ernst Madonna e Bambino Natività surrealismo

Il surrealismo è un’arte provocatoria, abbatte i muri del pudore e della correttezza. Una Madonna che sculaccia con forza Gesù non si era mai vista tanto che il dipinto di Max Ernst fu condannato per blasfemia. La Vergine perde il controllo e distrugge la connotazione divina del Figlio, la cui aureola cade a terra. La figura della mamma assume il carattere negativo della provocatrice del dolore.

La genesi dell’opera ha una chiara motivazione. Per Ernst, il rifiuto della religione è la conseguenza della morte della sorella maggiore Maria che non trova una plausibile spiegazione nella sua mente. D’altronde, quante volte cerchiamo una spiegazione razionale al dolore, alla malattia o alla morte? Quante volte ci rifugiamo nella preghiera e non troviamo il conforto sperato?

Sempre sul fronte surrealista, il catalano Joan Mirò ha creato un modo di dipingere tutto suo in cui domina la fantasia di una mente e di una mano quasi riconducibili ad un bambino. La liberazione della propria creatività e del proprio inconscio è visibile nella sua Maternità: clicca qui per vederla.

Antoni Gaudì, l’incanto architettonico

Natale Gaudi Sagrada Familia Natività

E’ un inno alla vita la facciata della Natività della Sagrada Familia di Barcellona, la straordinaria chiesa firmata da Antoni Gaudì. Un trionfale omaggio alla nascita di Gesù da parte dei pastori, dei Re Magi e degli angeli musicanti sistemati ai lati della colonna centrale del portale su cui svetta la Famiglia di Nazareth.

La Porta della Carità è di alluminio policromo e cristalli ed è stata decorata con edera e fiori di zucca, rispettivamente simboli di obbedienza e del matrimonio. I personaggi sono stati realizzati attraverso stampi di gesso creati (attraverso una complicata tecnica) su alcuni abitanti del quartiere di Poblet, la zona in cui sorge il tempio.

Visitare la basilica di Gaudì è un’esperienza unica per la luce e i colori che ti inondano entrando all’interno. Le strutture architettoniche ricreano un ambiente naturale, una sorta di foresta.

Andy Warhol, il Natale è pop

Babbo Natale Warhol Santa Claus pop Art

Nel secondo Dopoguerra, la sconfitta delle dittature occidentali, la ricostruzione e la pace favoriscono un clima ottimistico e la ripresa economica. Alcuni artisti decidono di lavorare con le immagini della cultura di massa legate ai consumi quotidiani e alla pubblicità.

Manipolano i volti delle star di Hollywood, ossessionati dalla fama e dalla celebrità. Giocano con i marchi più famosi dell’industria alimentare, il cui fatturato vola con la nascita dei grandi magazzini e degli elettrodomestici, in primis il frigorifero. In questo tritacarne della cultura pop, Andy Warhol inserisce anche Babbo Natale, il vecchio nonno che porta i regali ai bambini su una slitta.

E’ una nuova figura mitologica che entra prepotentemente nell’immaginario collettivo al pari delle antiche divinità dell’Olimpo per l’antica Grecia o di Gesù Cristo per l’epoca medievale.

Angelo Morbelli, la denuncia sociale

Morbelli Natale Pio Albergo Trivulzio Milano covid Divisionismo

Il Natale dei rimasti è una malinconica tela di Angelo Morbelli che raffigura cinque anziani assorti nei loro pensieri e malanni in una grande sala fredda desolatamente vuota e semibuia.

E’ un’opera di tragica attualità perché parla della condizione degli anziani e dei malati la cui fragilità è continuamente sottolineata dai mass media in questo periodo di pandemia. Il collasso delle Rsa, la scarsa assistenza e protezione mietono vittime su una generazione che ha contribuito a ricostruire l’Italia a partire dal dopoguerra.

Agli inizi del ‘900, Morbelli decide di trattare il tema della vecchiaia attraverso l’osservazione diretta degli ospiti del Pio Albergo Trivulzio, il più antico centro di assistenza per poveri vecchi a Milano, i cui vertici, qualche mese fa, sono finiti sotto inchiesta per epidemia e omicidio colposo.

Gustav Klimt, decorazioni e colori

Klimt culla Secessione Vienna Espressionismo

Gustav Klimt ormai è considerato una star della pittura moderna. Eppure, alla fine dell’Ottocento, a Vienna, è visto male dagli ambienti accademici che disprezza tanto da prendere la decisione di fondare un’associazione, la Secessione, per aggiornare le tendenze artistiche austriache.

Davanti a La culla, ci vuole un certo impegno a distinguere la testa del neonato, posta all’apice della composizione triangolare. E’ un tripudio di pizzi, stoffe colorate, pennellate cariche di materia, stese in maniera rapida e insolita. E’ il gusto di Klimt, affascinato dalle decorazioni orientali e dai mosaici bizantini ravennati, stimolato dalle nuove teorie sull’inconscio e sul sogno di Freud.

Banksy, la storia di oggi

Una Natività modificata: la Sacra Famiglia è posta davanti a un muro di cemento perforato da un colpo di mortaio che crea un buco a forma di stella.

Il “presepe di guerra” si trova a Betlemme, all’entrata dell’hotel Walled off, una struttura  progettata da Banksy nella cittadina dei Territori palestinesi, proprio a ridosso del muro di separazione che divide Betlemme da Gerusalemme est. Il muro eretto in Cisgiordania per gli israeliani è una barriera di sicurezza per proteggersi dai terroristi e dagli attacchi suicidi, per i palestinesi è una forma di segregazione e di apartheid.

La visione del conflitto israelo-palestinese è mitigata dalle scritte in inglese e francese “amore”, “pace” e “libertà”, poste dietro il presepe. Un messaggio di speranza per una guerra così lunga e piena di odio che ne abbiamo perso la percezione.

L’anno prima, invece, nel 2018, un’opera di Banksy appare sul muro di un garage di Port Talbot, in Galles, la città più inquinata del Regno Unito, sede di una delle più grandi acciaierie d’Europa.

Si intitola Season’s greeting che è una espressione inglese di augurio di buone feste. Un tenero bambino alza le braccia, apre la bocca e gioca a mangiare i fiocchi di neve che cadono dal cielo. Ma attenzione: non è neve, è la cenere liberata nell’aria da un cassonetto in fiamme!

Così il misterioso street-art capovolge un’immagine natalizia in una denuncia sull’inquinamento atmosferico che condiziona la vita dei 35mila abitanti della città. Come succede a Taranto, in Puglia, in cui il binomio salute-lavoro lacera drammaticamente una città bellissima affacciata su due mari e sulla storia della Magna Grecia.

Jeff Koons, l’ironia americana

Una delle canzoni più popolari del Natale americano è dedicata alla renna Rudolph, presa in giro da tutte le altre per il suo naso lucido e luminoso. La notte del 24 dicembre, però, Babbo Natale sceglie Rudolph per guidare la sua slitta. E’ la sua meritata rivincita!

Koons Rudolph Natale America pop art

Il naso scintillante della renna è certamente un valido pretesto per Jeff Koons per trasformarla in una racchetta da gioco in una tiratura di 900 esemplari. Koons ironizza i miti degli americani, la loro cultura, l’adesione ai concetti di vita, libertà e ricerca della felicità, il consumismo. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *