Albe Steiner, grafica e design

Albe Steiner (1913-74), una vita dedicata alla grafica e al design. Con lui, prende forma il mestiere di grafico in Italia e, soprattutto, una concezione del lavoro impostato sull’interdipendenza tra attività artistica e attività politico-sociale.

La convinzione di unire, nella sua professione, l’arte con l’aspetto educativo, politico e morale deriva dalla sua biografia e dalla sua storia familiare.

Gli anni del fascismo e della Resistenza

I primi anni di vita sono segnate dalla violenza fascista. Nel 1924 viene assassinato lo zio Giacomo Matteotti. Nel 1938 sposa Lica (vero nome Matilde Maria Covo, 1914-2008), con cui apre a Milano lo studio LAS, poi distrutto dai fascisti. Per Lica, il lavoro assieme al marito è un modo per partecipare al miglioramento del vivere, un passo avanti per tutti, un avanzamento concreto, una presa di coscienza dei problemi esistenti.

La coscienza antifascista si tramuta nell’iscrizione al Partito Comunista e nell’arruolamento nella Val d’Ossola, nella 85esima Brigata Garibaldi. Nel biennio 1943-45, perde il fratello Mino, che muore a Mauthausen, il suocero e due cugini della moglie. Si occupa di compilare e stampare volantini e fogli clandestini di informazione e propaganda.

Steiner grafica design
Marchio dello studio LAS
(Lica e Albe Steiner), 1939, leggibile in orizzontale e verticale

La grafica, mestiere e ispirazioni

Il mestiere del grafico è cultura, ricerca, progettazione e organizzazione. Il suo lavoro, infatti, oltrepassa la produzione di oggetti o forme. L’esito, dunque, non sta nell’oggetto finito ma in un piano più vasto e complesso di relazioni tra l’oggetto da ideare e il contesto circostante.

Steiner è in contatto con l’ambiente culturale antifascista milanese e, all’estero, guarda alle esperienze delle Avanguardie artistiche dell’astrattismo, da Klee a Mondrian fino al Costruttivismo russo. Apprezza il nuovo linguaggio della produzione industriale della scuola del Bauhaus in Germania (1919-33) e si rifà alla ricerca fotografica di Moholy-Nagy.

Significativa è la sua esperienza in Messico negli anni 1946-48: collabora con Hannes Meyer, architetto ed ex direttore del Bauhaus, alle campagna di alfabetizzazione e scolarizzazione e al Taller de Grafica Popular, un’organizzazione collettiva (dentro, ci sono Diego Rivera, Alfaro Siquieros, Leopoldo Mendez) che usa l’arte per promuovere cause sociali rivoluzionarie, a contatto con le masse contadine ed operaie.

Steiner, quindi, disprezza “l’arte per l’arte” e rifiuta il decorativismo Liberty. Adotta uno stile rigoroso, preciso, geometrico ma estremamente aperto e vario a seconda dei settori in cui opera. Egli si domanda come funzionerà il messaggio, quale migliore soluzione stilistico-compositiva adottare e come il messaggio visivo si lega a un contesto collettivo preciso.

Il Politecnico e la grafica delle riviste

Dopo la guerra, assieme al letterato Elio Vittorini, Steiner da vita al settimanale di cultura contemporanea Il Politecnico con una veste e un’impostazione grafica nuova che si rifà all’area visuale astratta europea e russa.

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Il Politecnico, settimanale di cultura contemporanea: pagina d’apertura e manifesto-annuncio, 1945

Nella testata, la negativizzazione della scritta, inserita in una banda rossa, è resa più efficace dall’apertura verso l’alto della stessa scritta, con un’effetto di inderterminatezza dell’immagine mai sperimentata. Nelle pagine, l’alternanza dei singoli corpi crea una demarcazione visiva esaltata, tra l’altro, dall’uso frequente di bande nere, rosse o bianche. L’elemento cromatico serve anche come elemento di rottura per sottolineare con forza determinati argomenti.

La fotografia diventa discorso, racconta storie, talvolta sostituisce lo scritto. Il font è a bastoni, privo di tratti terminali aggraziati. Negli anni, Steiner si occupa anche del quotidiano Milano Sera, Realismo, Oggi, Il Contemporaneo, Rinascita, Domus. Nella maggior parte dei casi, sono riviste sorte attorno alla sinistra politico-culturale italiana.

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Copertina del mensile Contemporaneo in cui si celebra l’affermazione del Pci alle elezioni politiche del 1963.
A dx: bozzetto per la prima pagina di Oggi, 1962

L’editoria moderna

L’azione svolta per le case editrici è evidente nelle numerose serie di sovracoperte progettate per la collana Universale Economica della Feltrinelli. Le novità stanno nell’utilizzazione della fotografia alternata con la semplice scritta e nella disposizione eterodossa dei titoli.

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Locandina per la collana Universale Economica dell’editore Feltrinelli, 1960
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Copertine di varie collane di libri della Feltrinelli

Realizzare un marchio

Il marchio ha una natura iconica e verbale. Questa doppia funzione deve essere messa in evidenza contemporaneamente affinché l’elemento concettuale e quello formale si fondano in una realizzazione vincente.

TUTTI MARCHI DI STEINER. Le calzature Superga, l’azienda Stagni, il comune di Urbino

Per rendere riconoscibile un marchio, Steiner sa che l’aspetto estetico deve attrarre ed essere caratterizzante. Al contempo, cura l’aspetto pratico, ossia la leggibilità e non confondibilità della sigla.

Nel logotipo del Teatro Popolare Italiano, le tre lettere iniziali (T, P, I) costituiscono un unico complesso geometrico dove la negativizzazione della lettera P è sufficiente a evidenziare la positività delle altre due lettere.

Il più famoso marchio progettato è quello della Coop: è un’autentica corporate image, un’immagine coordinata utilizzabile in vari contesti, dalle insegne degli edifici fino agli imballaggi e ai depliants. Steiner usa come modulo di base il cerchio. Il primo è spezzato per formare una C. I due intermedi sono interi mentre l’ultimo ha un’appendice dovuta alla gamba della P. Il logo, quindi, acquisisce subito una valenza semantica connotata da rotondità, pulizia e compiutezza in linea con la missione popolare dei magazzini.

L’industrial design

Scrive Steiner: il mio primo compito è capire i pregi e le qualità del prodotto; conoscere l’impegno di chi lo produce, del tecnico che lo concepisce e lo elabora, dell’operaio che lo lavora. La mia opera va nel senso stesso della produzione, non verso la speculazione ma verso la fruizione.

La dignità del disegno industriale è visibile nella progettazione della Ball-Penn (1958) e per gli imballaggi dei medicinali Lark e Pierrel. Con Steiner, si introduce, per la prima volta, il concetto di packaging nel campo del product design.

La sua militanza e la sua passione pedagogica e morale (come dice Calvino di lui) lo porta a pensare che il consumatore viene prima del prodotto. La grafica, quindi, deve essere al servizio del pubblico e “spingere” solo quei prodotti che sono utili anche al consumatore. Steiner sostiene che “se il prodotto non corrisponde a certe regole o a certe intenzioni, il disegnatore deve rifiutarsi di collaborare, per non essere correo di una truffa nei confronti della società e dei consumatori”.

Steiner grafica design
Pagina pubblicitaria per la penna Aurora, 1960

I manifesti: impegno politico e sociale

Le immagini dei lavori sono tratte dai seguenti testi: Albe Steiner : comunicazione visiva (Firenze, 1977) e Il mestiere di grafico (Torino, 1978).

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