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L’oreficeria barbara: oro, fibule e simboli di potere

Tra il II e il V secolo d.C. l’Europa è attraversata dalle invasioni barbariche: un processo lungo e complesso che culmina simbolicamente nel 476 d.C., con la deposizione di Romolo Augustolo e la fine dell’Impero Romano d’Occidente. È l’avvio di quel lungo periodo che chiamiamo Medioevo.

Il significato del termine “barbaro”

Il termine barbaro deriva dal greco bárbaros e indica “colui che balbetta”, lo straniero che non sa parlare la lingua latina. Una definizione carica di pregiudizio, che riflette lo sguardo romano verso popolazioni considerate estranee e culturalmente inferiori. In realtà, questo periodo è tutt’altro che oscuro o statico.

Un’arte di incontri e contaminazioni

È un momento storico in cui diverse espressioni artistiche coesistono, si incontrano, si scambiano e si trasformano. Linguaggi figurativi, tecniche e simboli confluiscono da nord e da oriente verso il centro e il sud dell’Europa, dando vita a forme nuove, ibride, profondamente significative.

L’oreficeria come documento storico

Il documento principale dell’attività artistica tra VI e VIII secolo resta l’oreficeria, composta in gran parte da oggetti rinvenuti in numerose necropoli. Si tratta di manufatti strettamente legati all’autorità, al potere e allo status sociale, spesso destinati ad accompagnare il defunto nell’aldilà.

Fibule e status-symbol

Tra il VI e l’VIII secolo l’oggetto più diffuso è la fibula (o fibbia) da vestiario, utilizzata sia nell’abbigliamento maschile che femminile. Non è un semplice accessorio funzionale, ma un vero e proprio status-symbol. Le varianti sono numerosissime: a staffa, ad arco, ad ansa, a disco, a “S”, zoomorfe e fitomorfe.

Questi oggetti si distinguono per la straordinaria precisione della tecnica dell’intreccio lineare e per il gusto spiccato per il colore, ottenuto grazie all’inserimento di pietre preziose, gemme e paste vitree.

L’oreficeria nei territori dei Franchi

Nei territori dei Franchi emerge uno stile policromo legato a una committenza lussuosa e regale. Un esempio emblematico è la Patena d’oro rinvenuta nella tomba del re franco Childerico, decorata con una croce centrale realizzata con pietre rosse.

Altro capolavoro è il cofanetto reliquiario di Teuderico (VII secolo), impreziosito da granati almandini di un intenso rosso scuro-violaceo, caratterizzati da un’elevata durezza e brillantezza.

oreficeria barbari medioevo cofanetto

Sant’Eligio e la tradizione imperiale

Alla figura di Sant’Eligio, vescovo di Noyon e maestro della zecca imperiale, sono legate due opere oggi perdute ma fondamentali per comprendere il livello tecnico dell’oreficeria franca: il calice di Sant’Eligio e ciò che resta di una croce monumentale, rigorosamente geometrica, esempio di perfetto equilibrio tra simbologia cristiana e raffinatezza formale.

La Tazza di Salomone

Di epoca carolingia, ma di provenienza sasanide del VI secolo, è la celebre Tazza di Salomone. L’oggetto è decorato da cerchi concentrici e decrescenti di granati, cristalli di rocca e vetri verdi; al centro campeggia un grande cammeo in cristallo di rocca, testimonianza del reimpiego e della continuità con la tradizione classica e orientale.

oreficeria barbari medioevo Tazza di Salomone

Il tesoro di Monza e la committenza longobarda

In Italia, nel tesoro della basilica di Monza, si conservano due celebri corone ferree e l’enigmatico gruppo della Chioccia con i pulcini, tutti commissionati dalla regina longobarda Teodolinda e dal marito Agilulfo.

Corona di Teodolinda oreficeria barbari medioevo
Corona di Teodolinda

Teodolinda, morta nel 628, è soprattutto legata alla preziosa coperta di un evangeliario: un’opera in oro composta da due pannelli, suddivisi da una grande croce centrale in quattro campi, ciascuno decorato con fascette di granati almandini a forma di “L” e con raffinati cammei classici di reimpiego.

evangelario Teodolinda oreficeria barbari medioevo

Intrecci, animali e cultura insulare

Il motivo dell’intreccio lineare dei metalli, spesso unito a elementi zoomorfi di derivazione celtica, è ben visibile nel celebre Fermaglio di borsa e si ripete in numerosi oggetti rinvenuti nella nave-tomba di un re dell’Anglia orientale, originariamente legato ai territori della Germania settentrionale.

Fermaglio di borsa oreficeria barbari medioevo

Questo gusto per l’intreccio non rimane confinato all’oreficeria, ma si trasmette anche alla decorazione dei manoscritti miniati.

Dai metalli ai manoscritti miniati

Nei Vangeli insulari, come il Libro di Durrow e il Libro di Kells, compaiono le straordinarie pagine tappeto e il celebre monogramma di Cristo (Chi-Rho), dove il segno grafico diventa meditazione visiva e forma di preghiera.

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