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Opere in avorio nel tardo antico

La ricca produzione di avori che si concentra tra i secoli V e VI testimonia un processo di transizione caratterizzato dalla crisi del mondo classico e dalle nuove esperienze religiose di committenza cristiana.

L’avorio fu un materiale prediletto soprattutto per la realizzazione di dittici, due valve o tavolette unite con cerniere metalliche e scolpite sulle facce esterne commissionate da un mondo aristocratico.

Il famoso dittico dei Nicomaci e dei Simmaci è un dono nuziale (fine IV sec.) dell’aristocrazia romana con la doppia figura di una sacerdotessa in atto di celebrare un rito pagano. È una solenne scena con figure imponenti e dettagli accurati che delinea un clima nostalgico.

dittico avorio tardo antico

Funzione dei dittici

Molti dittici, invece, hanno una funzione pubblica e commemorativa perché ricordano il momento dell’assunzione in carica di un console raffigurato in veste ufficiale. Il dittico di Probiano presenta il protagonista in trono, in posizione frontale e immobile con un pesante costume ufficiale e con una statura maggiore rispetto ai funzionari disposti al suo fianco (prospettiva gerarchica).

dittico avorio tardo antico Probiano

Ma anche qui, gli elementi artistici di rottura con il passato si affiancano con la naturalezza dei gesti, la veridicità delle architetture e la finezza dell’esecuzione.

Intorno al 400, alcune botteghe d’avorio romane e milanesi iniziano a proporre soggetti cristiani. Nelle Pie donne al sepolcro, l’atmosfera elegiaca classica si stempera nella scena dell’Ascensione dalle forme pure e precise.

Una nuova trattazione delle forme più semplificate e arrotondate rivela un nuovo linguaggio in cui si preferisce il simbolo (come la croce e l’agnello al centro di questa Coperta libraria del duomo milanese), l’utilizzo di tecniche di oreficeria barbarica e la compressione degli spazi per le diverse scene.

coperta libraria avorio Milano

I dittici consolari

Nel V-VI sec. i dittici consolari rivelano un’evoluzione dello stile rimarcando una visione bidimensionale. Nel Dittico di Stilicone, infatti, i tre personaggi (Stilicone, la moglie Serena e il figlio Eucherio) sono figure che nell’abbigliamento e nell’atteggiamento rispecchiano con grade efficacia la loro provenienza barbarica ma sono, al contempo, profondamente integrati nella società romana.

Il messaggio anticlassico del Dittico di Boezio (487) si sostanzia nella perdita di ogni rapporto tra figura e spazio e di ogni traccia di profondità. La testa enorme di Boezio appare schiacciata nella trabeazione architettonica e poggia su un busto sottosviluppato. Difatti, è una figura sgraziata che si contrappone agli ideali di raffinatezza della nobiltà romana.

Al tempo di Giustiniano

Al tempo dell’imperatore bizantino Giustiniano (527-565), la cattedra di Massimiano è il prodotto più lussuoso composto da 24 lastre eseguite da diversi botteghe ma ugualmente unitario nella raffigurazione stilistica dell’Antico e Nuovo Testamento e nella lussureggiante cornice decorativa.

L’opera ha una funzione maggiormente simbolica destinata a sottolineare il favore imperiale nei confronti del vescovo, come fedele funzionario dell’impero.

Il dittico imperiale Avorio Barberini del tipo a 5 parti ha la scena centrale dell’adventus imperiale attraverso la quale l’imperatore irrompe a cavallo impennato con il mantello svolazzante.

Il crocifisso della cattedrale di Canosa (1125-50)

crocifisso avorio Canosa XII secolo

Citato per la prima volta in un inventario redatto negli anni 1598-99, la croce reliquiario di avorio mostra lungo i quattro bracci, sia sul recto che sul verso, motivi decorativi a rosette a sei petali inclusi in un cerchio profondamente inciso.

Sottili modanature, inoltre, compaiono negli spessori, sui fianchi e nelle parti espanse dei bracci della croce. Sul verso, in posizione centrale, è alloggiato un cristallo tagliato a cobachon (cioè di forma ovale tondeggiante), identificato secondo la tradizione come la pietra proveniente dal Calvario bagnata dal sangue di Cristo. Attorno al cristallo, si trova una cornice esagonale con quattro rosette.

La figura di Cristo è un pezzo di avorio diverso dalla croce e raffigura il soggetto dolente, con il capo reclinato, con un particolare perizoma attorcigliato e decorato a perline frontalmente e le mani e i piedi allungati, sottili e sproporzionati.

Secondo gli ultimi studi, il crocifisso ha un carattere drammatico che riflette la produzione eburnea spagnola del XII secolo, attestabile tra il 1125 e il 1150. Ogni irruenza appare raccolta, addensata in uno stile abbreviato che ne potenzia la forza espressiva e tormentosa.

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