Il cortocircuito tra quello che si annuncia e quello si offre
Fino al prossimo 6 gennaio 2026, il bellissimo castello normanno svevo di Mesagne, in provincia di Brindisi, ospita la mostra Negli anni dell’Impressionismo. Da Monet a Boldini, artisti in cerca di libertà curata da Isabella Valente (Università degli Studi di Napoli Federico II) e organizzata dalla rete di Imprese Micexperience, il Comune di Mesagne e la Regione Puglia nell’ambito del protocollo d’intesa Puglia Walking Art.
Nelle sale, suddivise in 8 sezioni, ci sono 153 opere originali assicurate per oltre 25 milioni di euro tra cui due Monet, di piccolo formato: una raffigurante una ninfea e l’altra la Vue de Londres dans le brouillard ‘La Tamise’, (tecnica mista su carta).

L’impressionismo che non c’è
Se vi aspettate una mostra sull’impressionismo siete nel posto sbagliato. Non certo per colpa vostra ma a causa di un’intensa campagna pubblicitaria – iniziata già alla scorsa Bit di Milano – in cui, più o meno, si affermava che finalmente in Puglia sarebbe sbarcata la nota corrente artistica francese.
Se avete in mente le grandi composizioni delle ninfee come quelle dell’Orangerie di Parigi, rimarrete nuovamente delusi: la ninfea di Monet che apre la mostra, infatti, è un’opera di piccolo formato in cui la luminosità è celata perché predominano le nuances ombrose del verde e dell’azzurro.

In verità, la mostra è godibile ma “venderla come impressionista” è fuorviante e, al tempo stesso, altamente altisonante per una regione al di fuori dei grandi circuiti museali ed artistici e per una cittadina (Mesagne) che intende imporsi da alcuni anni come una nuova meta turistica ospitando queste esposizioni preconfezionate che Tomaso Montanari, in un celebrepamphlet, bolla come mostre blockbuster, spesso puro «intrattenimento di massa, con scarso valore culturale e scientifico, approssimative, raccogliticce, imposta da società di produzione private».
In effetti, la mostra è un contenitore di opere apprezzabili, per la maggior parte pittoriche, con alcune sculture però penalizzate dall’illuminazione e dalla posizione.
L’operazione non aggiunge nulla di nuovo allo stato della critica d’arte di quel segmento di studi né ha il merito di far approfonditamente riferimento al contesto territoriale pugliese se si escludono alcune opere di Giuseppe De Nittis, unico italiano ad esporre alla prima mostra impressionista del 1874 al quale, peraltro, è dedicata un’intera pinacoteca nella sua città natale, Barletta, per chi volesse approfondire la sua figura durante un viaggio in Puglia.
Quello che c’è
La mostra gravita attorno agli anni dell’impressionismo (come afferma chiaramente il titolo della stessa) e, a mio parere, in questa chiave possono trovare giustificazione le opere in mostra.

In effetti, soltanto una minoranza di esse, come quelle firmate dal veneziano Federico Zandomeneghi, rimandano alla tecnica esecutiva degli impressionisti francesi con pennellate a tocchi, corpose e pastose.

Per il resto, l’impressionismo francese è evocato nei temi, nelle scelte dei soggetti, nei tagli visivi e nelle connessioni culturali.
Nella sezione dedicata ai ritratti femminili, ad esempio, trovano posto i temi della sensualità (con Vittorio Corcos e Giacomo Grosso) e della mondanità (con De Nittis) e i rimandi esotici e orientali di quei decenni.

Inoltre, si propone la pittura di paesaggio ottocentesca italiana con le sperimentazioni fotografiche nelle inquadrature e il dominio della natura sull’uomo, con particolare attenzione ad artisti meridionali.

Da parte di qualche pittore si cerca la strada della denuncia sociale in contrapposizione ai sereni momenti di svago, evasione e riposo da parte di Silvestro Lega o Francesco Netti (pugliese, di Santeramo in Colle).

Alla fine?
Insomma, una mostra che propone per l’ennesima volta un corpus di opere dell’Ottocento italiano con annunci fuorvianti che si riducono a pretesto turistico o marchio promozionale. È proprio in contesti come questi che si misura la necessità di educare lo sguardo del pubblico, abituato ormai a confondere il nome altisonante con la qualità dei contenuti.
