
Nell’ottobre 2020, l’attrice Vanessa Incontrada posa senza veli sulla copertina del settimanale italiano Vanity Fair aprendo un dibattito sulla body positive, a favore di una nuova bellezza della donna. Contro haters e bullismo.
QUI IL VIDEO dell’attrice sulla sua scelta di posare nuda
Nell’intervista l’attrice racconta che, dopo la nascita del suo figlio Isal, partirono gli attacchi: «La maternità trasforma il tuo corpo. E il mio si trasformò molto. Partirono critiche feroci e crudeli. Ero delusa, ferita e disorientata: ma perché essere così cattivi?». E riflette: «Siamo donne, il nostro corpo funziona così. È naturale, va accettato e va soprattutto rispettato. Nessuno ti può né ti deve giudicare. Ho finalmente capito che la battaglia del corpo non riguardava più me ma tutte le donne».
L’idea di promuovere l’idea di una bellezza più inclusiva mette in discussione stereotipi e condizionamenti estetici e sociali radicati nel tempo.
La vicenda mi ricorda un altro corpo di donna che fece scandalo nel 1863 a Parigi.
La location è il Salon des Refusés, un’esposizione di arte pittorica voluta da Napoleone III per esporre le opere bocciate dal verdetto della giuria del Salon ufficiale.
Le déjeuneur sur l’herbe (La colazione sull’erba)
In quell’occasione, Edouard Manet presenta una grande tela con una donna nuda, seduta in un boschetto accanto a due uomini borghesi ben vestiti, intenta a conversare e a mangiare un leggero pasto. Un pic-nic contemporaneo che, subito, catalizza l’attenzione dei visitatori (si parla, per ogni domenica, di circa 3-4000 presenze) per quell’ammasso di pelle chiara scoperta alla visione maschile, che guarda senza indugi al di fuori del quadro.

L’imperatore giudica sconveniente il soggetto che prende spunto, d’altronde, da un evento reale. Manet, infatti, aveva confidato all’amico scrittore Antonin Proust che presto si sarebbe cimentato in un nudo immerso nella trasparenza dell’atmosfera dopo aver visto alcune persone fare il bagno ad Argenteuil, sulle rive della Senna.
Vecchi modelli e nuovi giudizi
In realtà, il gruppo centrale dell’opera ricorda fonti ben conosciute ed apprezzate: i concerti campestri cinquecenteschi di Giorgione e Tiziano e le divinità fluviali inserite all’interno del Giudizio di Paride di Raffaello, tratta però da un incisione di Marcoantonio Raimondi.
Nulla di nuovo, quindi?
Nel caso di Manet, il passato serve a rintracciare alcuni elementi compositivi perché solo la sua ispirazione, non il suo talento, ha bisogno di una guida.
Eppure, egli viene attaccato per la volgarità dei suoi temi anche quando sono desunti dai classici. Infatti, il critico Hamerton scrive:
Giorgione aveva concepito l’idea felice di una festa campestre dove gli uomini sono vestiti e le donne no. Ma la dubbia moralità del soggetto si perdona per amore del bel colore. Ora un disgraziato francese lo ha tradotto nel moderno Realismo, su scala maggiore e negli orribili panni francesi odierni in luogo dell’elegante costume veneziano. Il nudo, quando è dipinto da persone volgari, è inevitabilmente indecente.
In sostanza, Manet è colpevole della mancata idealizzazione del nudo femminile (come nella copertina di Vanity). Si rimproverano anche per i violenti contrasti ed le accentuate opposizioni sul piano pittorico, con una tendenza all’abbreviazione.
In effetti, l’esecuzione è ritenuta “volgare” perché, rinunciando alla tradizionale pennellata oleosa e alla linea di contorno, l’artista indica sommariamente i particolari dello sfondo e accosta i colori per opposizione.
Le figure si presentano come un insieme di zone cromatiche piatte, senza passaggi chiaroscurali, appena variate dal diverso modo secondo il quale è assorbita o riflessa la luce.
Il nudo di Manet disturba ma è vera carne. Lontanissimo dalla “zuccherosa pasta di mandorle bianca e rosa” della Venere di Alexandre Cabanel. L’opera si impone al Salon ufficiale e il pittore guadagna la Legion d’Onore e l’elezione all’Institut des Beaux-Arts.

Nuove polemiche con Olympia
Con la Colazione sull’erba, Manet è riconosciuto come un provocatore dei costumi borghesi e l’interprete di una pittura anticonvenzionale.
Due anni dopo, nel 1865, egli riesce ad esporre al Salon un altro nudo, sfacciatamente contemporaneo e reale. Nella donna , si riconosce una prostituta parigina sdraiata su un letto sfatto, con le garbe corte, il seno piccolo, il viso quadrato e il mento aguzzo.

La ragazza è in ciabatte, esibisce un nastro al collo e un fiore in testa ed è accompagnata da un gatto nero e da una serva che le porge un mazzo di fiori, dono dell’ultimo cliente.
Anche qui la memoria delle Veneri di Tiziano e Giorgione è evidente, tuttavia l’aria di sfida dello sguardo della protagonista appare intollerabile.
A ciò, si somma sempre la condanna dello stile pittorico di Manet. Invece di considerare un virtuosismo la modulazione del bianco in ogni sua variazione tonale, i critici giudicano la figura piatta e priva di ogni effetto tridimensionale.
Olympia è vista come una odalisca con il ventre giallo, un’ignobile modella con il colore delle carni sporco, il modellato inesistente e le ombre indicate da sgorbi neri più o meno larghi.
Tuttavia, il resoconto di Zacharie Astruc va controcorrente: “Manet è una delle più grandi personalità artistiche del nostro tempo, ne rappresenta lo smalto, l’ispirazione, il forte sapore, la sorpresa. Il suo talento ha una componente decisa che stupisce“.
Nella realtà, la modella è Victorine-Louise Meurent (1844-1927) e la posa e il nome d’arte ricordano da vicino alcune immagini pornografiche che, con l’invenzione della fotografia, cominciano a circolare clandestinamente nei salotti mondani della città.


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