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L’alcol nella pittura dell’Ottocento

L’alcol, i bevitori, l’ubriachezza e i locali di ritrovo diventano un tema fondamentale nella pittura impressionista e post-impressionista francese dell’Ottocento.

La sfida degli artisti, infatti, è la rappresentazione della vita moderna, dei luoghi e delle persone che popolano le città abbandonando del tutto soggetti mitologici realizzati con gusto accademico. Il vero pittore, scrive il poeta Baudelaire, è colui che ricava dalla vita moderna il suo lato epico”.

Parigi, una capitale moderna

Tra il 1852 e il 1870, l’imperatore Napoleone III e il prefetto della Senna Georges-Eugène Haussman conferiscono alla capitale francese un nuovo volto attraverso una massiccia opera di urbanizzazione e di ridefinizione degli spazi pubblici cittadini.

La creazione di grandi viali (boulevard) e piazze valorizzano i monumenti esistenti. Le parti medievali, con stretti vicoli, vengono abbattute in favore di grandi assi viari rettilinei, indispensabili anche per impedire la costruzione di barricate in caso di insurrezioni popolari e mobilitare con maggiore facilità l’esercito.

La trasformazione urbanistica di Parigi causa grandi rivolgimenti nel modo di vivere dei suoi abitanti. Borghesi ed operai si incontrano nei caffè, caffè-concerto, brasserie con i loro dehors sui larghi marciapiedi. Inoltre vi sono innumerevoli sale da ballo, teatri dell’opera e di prosa, parchi e giardini pubblici, circhi, ippodromi.

Insomma, Parigi è la città industriale e del divertimento, centro commerciale e turistico. Vivace, ariosa, sfavillante di luci.

Contraddizioni della vita moderna

Il nuovo contesto parigino, tuttavia, è pieno di contraddizioni. Basta leggere i romanzi di Emile Zola, duri, crudi, disgustosi e vomitevoli perché descrivono la degradante miseria delle classi più abiette.

Ne L’Assommoir (L’ammazzatoio, 1877), ad esempio, si narra la storia della giovane lavandaia Gervaise Macquart, la cui esistenza, intrecciata con due uomini disonesti e privi di responsabilità, è travolta dall’alcol e dalla miseria.

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Manet, Il bar delle Folies-Bergère a Parigi, 1882

Ubriacarsi è il gesto rivelatore di una difficoltà a vivere e di un’insoddisfazione in una Parigi in cui l’aumentata mobilità sociale può portare rapidamente verso l’instabilità, l’incompiutezza e lo sconforto come i protagonisti dei romanzi realisti francesi.

E’ noto che il poeta Arthur Rimbaud (1854-91) beve molto e si fa pagare in “bock e ragazze“.

Come critico d’arte, Zola invita a rendere “l’oggetto della pittura in un senso nuovo, più vero e grande” descrivendo ogni singolo particolare senza cadere nell’aridità. Rendere l’uomo nella sua potente individualità vuol dire, quindi, guardarsi attorno.

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Manet, A good glass of beer, 1873

Il gusto dell’alcol, una nuova realtà

L’ubriacone non è più la persona bonacciona, loquace ed espansiva ma diventa l’alcolizzato livido, cupo, talvolta violento, aggressivo, e in alcuni casi criminale.

Dopotutto, il problema è affrontato in termini di sicurezza da una legge del 1873 che ignora l’alcolismo nascosto e reprime quello pubblico.

Tra la grande quantità di manodopera proveniente dalle campagne, il bisogno di socialità e di evasione in un nuovo contesto cittadino sviluppa l’alcolismo come risposta alla degradazione della dignità del lavoro, sempre più monotono e ripetitivo.

Difatti, ben presto (ed erroneamente) da parte delle classi dominanti, l’alcol è messo in relazione con l’immoralità della classe operaia. Sempre nel 1873, partono le prime campagne contro l’alcol, la nuova droga che getta disordine nelle famiglie, favorisce il calo demografico, contravviene ai principi del risparmio e della dignità patria.

Inoltre, l’aumento del consumo di alcolici è dovuto alla liberalizzazione delle rivendite in seguito ad una legge del 1880 e al calo dei prezzi che decretano il successo, in primis, dell’assenzio.

L’assenzio, alcol a buon prezzo

L’assenzio è un liquore amaro color pera ottenuto da una combinazione di piante aromatiche, tra cui il genepì, l’anice, il finocchio e la maggiorana selvatica. Considerato inizialmente un medicinale contro la malaria o il tifo, a metà del secolo, l’assenzio è l’emblema dell’ora dell’aperitivo parigino, dei circoli culturali e di personalità artistiche come Van Gogh e Gauguin, Oscar Wilde e Edgar Alan Poe.

Negli anni Settanta, un bicchierino costa intorno ai dieci centesimi, molto meno di un bicchiere di un buon vino francese. Il consumo medio passa da 0,04 litri a persona nel 1875 agli 0,6 litri nel 1913 destando preoccupazione nei medici. Essi sostengono, senza accurate analisi scientifiche, l’esistenza di una specifica dipendenza che porta allucinazioni, infermità mentale permanente, follia e morte.

Per tale motivo, i bevitori di assenzio sono rappresentati soli, malinconici, riflessivi, con lo sguardo perso. Uomini e donne smarrite, strappati alla propria autenticità da una diversa organizzazione dei ritmi della vita.

Il vero problema dell’assenzio è la gradazione alcolica che oscilla tra il 55 e il 75 per cento. In Svizzera, la vendita di assenzio viene vietata a seguito di un terribile episodio di cronaca nera nell’estate del 1905 in cui un operaio, Jean Lanfray, totalmente ubriaco, uccide la moglie e i suoi due figli.

Alcol e prostituzione

Tra il mondo della prostituzione parigina dell’Ottocento, alcune donne adescano i clienti nei locali pubblici di divertimento e di socializzazione. Sono le verseuses (dal verbo verser, ossia versare, essendo queste ragazze addette a servire bevande alcoliche) o le brasseries à femmes impiegate nelle brasserie in cui si trovano donne dai facili costumi.

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Manet, La cameriera della birreria, 1878-79

Esse incitano i clienti a bere simulando dei sottili rapporti di seduzione per poi offrire il loro corpo, fuori dalle case chiuse. Altre, invece, si posizionano nei punti strategici dei locali, vicino ai dehors, con un bicchiere e una sigaretta in attesa di una proposta.

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Boldini, Scena di festa, 1889

La prostituzione è anch’esso un tema ricorrente della pittura francese dell’Ottocento (ne ho parlato a proposito di Manet, Degas e Toulouse-Lautrec). In letteratura, il romanzo Nanà di Zola (1880) si basa su un lungo lavoro preparatorio fatto di interviste a prostitute vere e racconti di amici ben introdotti negli ambienti galanti parigini.

Brasserie, alcol e buon cibo

La brasserie nasce all’indomani della guerra franco-prussiana quando numerosi rifugiati alsaziani si stabiliscono nella capitale continuando le loro attività di locandieri e di produttori di birra.

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Béraud, Au bistrot, 1891

Il menù comprende il fois gras, l’aringa salmistrata, la quiche lorraine (la Lorena, assieme all’Alsazia, è l’altra regione annessa alla Prussia), il cervelas remoulade e la choucroute, un piatto a base di carne di maiale e crauti.

A fare concorrenza alle brasserie, c’è il bistrot, piccola osteria informali con pochi piatti da servire velocemente. L’atmosfera di questi locali è efficacemente rappresentata dal pittore Jean Béraud (clicca qui, per approfondire).

Scrive Baudelaire: “Inebriatevi. Occorre sempre essere ebbri. Tutto sta lì: è l’unica questione. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza le spalle e v’inchina verso terra, dovete inebriarvi senza tregua“.

1 commento su “L’alcol nella pittura dell’Ottocento”

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