Capire Munch

Munch Espressionismo Europa pittura
Ritratto fotografico di Munch all’età di 22 anni

Per capire le vicende artistiche europee a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, non si può prescindere dalla figura del norvegese Edvard Munch (1863-1944).

I viaggi in Francia

Munch effettua due viaggi a Parigi. Nel primo del 1885, riesce ad entrare in contatto con gli impressionisti e apprezza la luminosità della loro tavolozza rifiutandosi, tuttavia, di dipingere en plein air (all’aria aperta).

Dopo, nel 1889, conosce Gauguin e Van Gogh dai quali assimila l’uso soggettivo del colore. Un colore, cioè, non più descrittivo della realtà ma funzionale all’evocazione di stati d’animo.

Munch a Berlino

Nel 1892, espone a Berlino 55 opere sul tema dell’amore. La mostra è un flop e viene chiusa dopo appena una settimana poiché giudicata un insulto all’arte.

Tuttavia, alcuni artisti locali ne difendono il valore e costituiscono un’associazione che vuole polemicamente separarsi dalla cultura ufficiale per avviarsi verso un’arte nuova in grado di interessarsi all’interiorità umana.

Nel 1898, nasce, infatti la cosiddetta Secessione di Berlino. I suoi promotori apprezzano le opere di Munch, in apparenza non finite, le sue stesure pittoriche e il suo disegno essenziale.

Una vita segnata dal dolore

All’età di cinque anni, Munch perde la madre per tubercolosi. Dopo nove anni, per la stessa malattia, muore anche la sorella minore.

Nel 1889 e nel 1895 muoiono rispettivamente il padre e il fratello Andreas.

L’appuntamento con la malattia e la morte segnano, quindi, l’esistenza dell’artista che resta suggestionato dalla filosofia esistenzialista del filosofo danese Kierkegaard.

Il pensatore, infatti, sostiene che l’arte deve offrire un’immagine alle esperienze e alle intime inquietudini dell’autore.

In tal modo, si spiega la presenza nei dipinti di Munch dei sentimenti quali il dolore, la paura, la solitudine, la sofferenza.

La distanza dagli impressionisti

Il contrasto con gli impressionisti è evidente già nella mostra berlinese, quando Munch si occupa della rappresentazione della borghesia. Renoir, ad esempio, tende a creare un’atmosfera di chiassosa e serena allegria di un pomeriggio di festa al Moulin de la Galette (1876).

Al contrario, nella Sera nel corso Karl Johann (1892), la consueta passeggiata serale – lo struscio, diremmo oggi – degli abitanti facoltosi di Christiània (antico nome della città di Oslo) si trasforma in un’inquietante insieme di figure dai volti indefiniti e pallidi. Domina un’atmosfera spettrale, da corteo funebre.

Per Munch, è la denuncia delle vuote ritualità e del conformismo della classe sociale borghese, intento rimarcato anche dall’uso in funzione espressiva dei colori che diventa uno strumento di evocazione di stati d’animo negativi. Se Renoir esalta la gioia di vivere e la condivisione dei piaceri in spazi aperti, Munch, in quegli stessi spazi cittadini, vede solitudine e indifferenza.

La pubertà, ovvero l’angoscia di un’adolescente

In Pubertà (1893), la ragazza immobile sul letto nasconde le sue nudità all’interno di una composizione spaziale ristretta e rimanda ad un’età di passaggio conflittuale, tra il timore e il desiderio di diventare adulta e di scoprire la propria sessualità.

Eppure, negli stessi anni, Renoir (1841-1919) rappresenta una giovinezza diversa, spensierata, intenta a godersi la vita nei piccoli gesti quotidiani e all’aria aperta.

Il tormento interiore della ragazza sembra proiettarsi in quell’ombra minacciosa sul fondo e nei colori dai contrasti stridenti.
D’altronde, l’utilizzo di una tavolozza di colori limitata contribuisce ad accentuare il divario con la pittura impressionista. Munch, infatti, stende il colore con una pennellata piatta che poi raschia parzialmente con la spatola facendo apparire la materia cromatica sfilacciata e le figure quasi sul punto di dissolversi, come un ricordo sfocato e fuggevole.

CONFRONTI. Il tema della pubertà in Kirchner con l’opera Marcella

Il fregio della vita di Munch

Nel 1902, Munch riprova ad esporre a Berlino ideando un gruppo di opere che rappresentano tutte le fasi dell’esistenza umana chiamate, appunto, il Fregio della vita, allestite uno accanto all’altra e sigillate da una cornice bianca. Questa volta, per fortuna, è un successo di critica e pubblico.

Le opere sono una sorta di confessione pubblica dei turbamenti più nascosti di Munch e sono raggruppati in quattro parti: Il risveglio dell’amore, Sviluppo e dissoluzione dell’amore, Angoscia di vivere e Morte.

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Munch, Danza della vita, 1892

Munch respinge l’idea del matrimonio, pur relazionandosi con diverse donne. Non tollera l’eventuale idea di trasmettere la salute cagionevole della madre e i disturbi mentali paterni ai futuri figli.

La raffigurazione dei baci, gli abbracci e gli incontri tra uomo e donna raffigurati nel corso degli anni si caricano di tensione e brutti presagi, alternando campiture piatte o lunghe pennellate ondulate che suggeriscono flussi emotivi e di memoria.

L’universo femminile è indagato attraverso giovani donne nude dalla sensuale fisicità che prendono il nome di Madonna. In effetti, sembrano delle contemporanee icone abbandonate al piacere, con le aureole abbozzate, il capo reclinato e gli occhi chiusi abbandonati nel piacere.

Tuttavia, nella versione litografica, la vita lascia spazio alla morte con una cornice rosso fuoco solcata da spermatozoi e con un embrione (in basso, a sinistra) che assomiglia più a un teschio.

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L’urlo

Il malessere esistenziale dell’artista è la celebre visione di una nuvola infuocata sul tipico paesaggio norvegese dei fiordi in un momento di debolezza causato dalla sua malattia.

Munch racconta: “Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo. Ero stanco e malato. Mi fermai e guardai al di là del fiordo – il sole stava tramontando – le nuvole erano tinte di un rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando”.

Ne L’urlo (1893), un processo di deformazione e semplificazione formale investe sia il soggetto che il paesaggio. Il volto del protagonista è ormai una tragica maschera di morte in mezzo a pennellate fluide e ondeggianti che, assieme agli urti cromatici e all’inquadratura diagonale del ponte, restituiscono allo spettatore l’amplificazione sonora dell’urlo.

Della celebre tela di Munch, esistono tre versioni a tempera e una litografia. La versione conservata al Munch Museum di Oslo è stata rubata (e poi ritrovata) per ben due volte, nel 1994 e nel 2004. Un’altra versione è stata venduta dalla case d’aste newyorkese Sotheby’s per 120 milioni di dollari nel maggio del 2012.

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Parodie de L’urlo (da didatticarte.it)

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