Al nome di Carlo Levi, nato centoventi anni fa, è associato principalmente il suo romanzo autobiografico Cristo si è fermato ad Eboli, ambientato in Basilicata dove conosce la realtà disumana e misera dei contadini lucani tra gli anni 1935-36.
In quegli anni, infatti, Levi (1902-1975) è condannato al confino per la sua attività di antifascista e nel piccolo paese di Aliano riesce ad esercitare la sua attività di medico e di pittore.
Il contatto con Parigi
Fin dal 1925, Levi ha ripetutamente soggiornato a Parigi entrando in contatto con la produzione pittorica del gruppo dei Fauves e delle numerose personalità internazionali quali l’italiano Amedeo Modigliani e il russo Marc Chagall. Ben presto, dunque, si slega dall’arte ufficiale italiana di stampo fascista soprattutto scegliendo alcuni generi pittorici come i nudi, i ritratti, la natura morta e il paesaggio.
Nei ritratti, ad esempio, è evidente l’influsso di Felice Casorati, dal quale riprende il rigore compositivo e il bilanciamento della struttura cromatica tra parti chiare e scure. Tra l’altro, Casorati è il maestro di Levi perché frequenta la sua scuola privata assieme ad altri cinque pittori formando, per un breve periodo, il gruppo dei Sei di Torino.


I ritratti e nudi presentano anche l’influsso di Cezanne e dei cubisti per l’ambientazione domestica, la scelta delle inquadrature e la composizione delle forme.
Il paesaggio di Levi
Mi piace proporre due opere di Levi aventi come tema il paesaggio naturale piuttosto tarde nella sua produzione. Nel Paesaggio con mucca (1960), la pennellata è corposa, costituita da piccoli tratti perlopiù orizzontali e curvilinei che discendono evidentemente dalla pittura tridimensionale di Van Gogh. E’ ripresa anche la lezione degli impressionisti con l’uso di colori luminosi.


La linea fluttante di Van Gogh è ripresa anche in Scrivendo sulle colline o sulle onde. L’inserimento di una scritta (con l’insolita raffigurazione della mano del pittore) rimanda alle sperimentazioni cubiste in cui l’immagine è, appunto, accompagnata da lettere. Nei cubisti, tuttavia, le scritte sono composte da ritagli di giornale.
La pittura impegnata
A questi paesaggi luminosi, vorrei contrapporre due altre opere di Levi che rivelano il suo impegno civico e la sua coscienza critica verso la società di quegli anni. I colori infatti sono meno luminosi perché rispecchiano una realtà di guerra e di fame.


La casa bombardata sembra la versione italiana de La Guernica di Picasso con la carcassa di un animale, le mura distrutte e gli oggetti scaraventati dalla potenza dell’esplosione.
Le contadine rivoluzionarie sono in realtà esseri umani spersonalizzati con i teschi al posto dei volti riprendendo in parte Munch (ne la Sera sul viale Karl Johan) in parte Pellizza da Volpedo con il celebre Il Quarto stato. Le differenze, tuttavia, con quest’ultimo capolavoro, sono notevoli perché i rivoluzionari di Levi non sono la massa in movimento verso il riconoscimento dei propri diritti ma appaiono statici e rassegnati ad un futuro che non può cambiare la loro condizione.
Le foto sono tratte dalla mostra Carlo Levi. Viaggio in Italia: luoghi e volti organizzata alla Gam di Torino nel 2022. Per le altre opere in mostra, si rimanda al seguente link.
Non conoscevo il Levi pittore. Questo è stato un ottimo incontro
Grazie
In effetti, la pittura di Levi non è molto conosciuta. A me ha aiutato molto visitare la mostra allestita alla Gam di Torino