Il Cubismo è l’Avanguardia artistica inventata da Pablo Picasso (1881-1973) e Georges Braque (1882-1963) a Parigi nel primo decennio del Novecento.
Tra il 1909 e il 1914, infatti, i due artisti avviano una stretta collaborazione esplorando tecniche e soluzioni compositive inedite partendo dall’insegnamento di Cezanne la cui figura è imposta all’attenzione delle giovani generazioni da due retrospettive del 1907.
Il Cubismo cezanniano o protocubismo (1907-09)
Non a caso, nella prima fase, Braque abbandona gli entusiasmi della pittura fauve e si rivolge a Cezanne, partendo dal suo celebre dipinto de La casa dell’impiccato del 1873 presentato alla prima mostra impressionista.
Case all’Estaque (1908) tratta il paesaggio in maniera antinaturalistica. Le case sono volumi, geometrici ed essenziali, che suggeriscono forme plastiche autosufficienti definite dalla linea di contorno e da una pennellata a pettine, a tratteggi diagonali. I colori sono ridotti ai toni grigi, ocra e verdi.


Già in questa opera, Braque respinge l’idea di una pittura istintiva affidata ai sensi (come gli impressionisti) o all’esaltazione della componente emotiva (come gli espressionisti). All’opposto, la sua pittura è guidata da un atteggiamento meditativo e razionale, necessario per ricondurre la natura a forme geometriche.
Per i cubisti, è possibile restituire sulla superficie bidimensionale della tela le angolature diverse dello stesso soggetto attraverso l’introduzione della quarta dimensione, la dimensione temporale (il fattore tempo). L’unicità del punto di vista è rotto. Scompare la visione frontale prospettica di ascendenza rinascimentale. Le visioni si moltiplicano e la resa frammentata di un oggetto è il risultato del tempo necessario ad indagare l’oggetto stesso.
Les demoiselles d’Avignon di Picasso

Les demoiselles d’Avignon (1907) è la rappresentazione di cinque grandi nudi femminili all’interno di un bordello parigino. Nell’ambiente, solcato da riflessi bianchi e celesti, è riconoscibile solo un pezzo di una tenda e una natura morta.
I corpi sono definiti da contorni spigolosi e sono costruiti utilizzando simultaneamente punti di vista differenti. Infatti, le quattro donne in piedi hanno occhi frontali e nasi di profilo. Quella seduta, gambe di profilo, busto di schiena e volto frontale.
Il colore è ridotto alle variazioni di ocra, blu e rosa. La pennellata segue l’inclinazione dei piani.
Realizzato in antitesi a La gioia di vivere dell’amico Matisse, Picasso attinge a numerose fonti figurative: la statuaria greca arcaica (la kore), l’arte egizia, Il bagno turco di Ingres, le sculture primitiviste di Gauguin, lo studio del corpo umano nella serie de Le bagnanti di Cezanne. In particolare, Picasso vede le maschere tribali africane in occasione di una visita al Museo etnografico del Trocadero di Parigi.


Il Cubismo analitico (1909-11)
Il periodo del Cubismo analitico indica una più marcata lontananza dalla resa mimetica della realtà. In effetti, si accentua la frammentazione delle forme, scompare la linea di contorno e c’è una riduzione cromatica limitata, soprattutto, al grigio, al beige e ai bruni.


In effetti, le opere di questo periodo generano un cortocircuito visivo nell’osservatore che è costretto ad interrogarsi sui modi di rappresentazione dello spazio. Lo sfaldamento pittorico è servito dalla moltitudine di piani disarticolati, intersecati e ribaltati sulla superficie pittorica.
Non a caso, si parla di cubismo ermetico. Una delle prove migliori è rappresentato da Il portoghese (1911-12) di Braque in cui il soggetto non è facilmente distinguibile, tra una molteplicità di pennellate, piani inclinati e colori autunnali.

Si tratta di un uomo che suona la chitarra, sul ponte di una nave, con il porto alle spalle. I numeri 10 e 40 indicherebbero al peso in libbre impresso sui sacchi delle merci e la scritta DBAL è un manifesto pubblicitario di un ballo appeso nei caffè del porto.
I LUOGHI DEL CUBISMO. Mappa interattiva
Il cubismo sintetico (1912-14)
Preoccupati dal progressivo allontanamento dalla realtà, Picasso e Braque decidono di rendere gli oggetti dei loro dipinti più riconoscibili. Andare oltre, infatti, avrebbe significato sconfinare nell’astrazione e cancellare gli ultimi residui di realtà.
I due artisti sperimentano nuove tecniche compositive: il collage e il papier collé abbandonando i colori ad olio a favore dell’uso della matita e del carboncino. Il collage consiste nell’incollare su un supporto frammenti di giornali, fotografie, ritagli di tappezzeria e altri svariati materiali (anche tridimensionali), in modo apparentemente casuale.
MAPPA MULTIMEDIALE. Clicca qui https://prezi.com/p/tx30nevj5hzr/?present=1
Le nuove tecniche: collage e papier collé

La Natura morta con sedia impagliata (1912) di Picasso rappresenta un repertorio di oggetti dei caffè parigini: la cannuccia e il fornello di una pipa, il frammento di un giornale (evocato dalle lettere JOU), un bicchiere a calice, un coltello, una fetta di limone e un frutto di mare.
E’ come se un tavolino fosse visto dall’alto. Tuttavia, gli oggetti sono rappresentati in una simultaneità di distinte posizioni spaziali, con un uso del colore al limite del monocromo.
Quest’opera è il primo collage di Picasso: il formato è ellittico, la cornice è una vera corda, il vimini della sedia è un pezzo di tela cerata con motivo a intrecci. Il reale, quindi, si sostituisce alla finzione della pittura.
L’inserimento diretto di frammenti di realtà stimolano l’osservatore al riconoscimento e alla denominazione dell’oggetto. Talvolta, gli stralci di giornale introducono significati aggiuntivi legati alle parole scritte alludendo al contesto storico del primo decennio del Novecento.


Picasso, inoltre, propone piccole sculture ottenute con assemblaggi polimaterici. La Chitarra, ad esempio, è un continuo gioco di pieni, vuoti e compenetrazioni e risulta sezionata in modo da mostrare l’interno. Anche in campo scultoreo, quindi, l’artista non dimentica la lezione di Cezanne: analizzare la consistenza degli oggetti per svelarne i segreti più profondi.

Gli strumenti musicali a corde sono elementi ricorrenti nelle nature morte dei cubisti.
In Aria di Bach (1913), Braque utilizza dei fogli di carta incollata (papiers collés) che simulano le venature del legno.
In particolare, le quattro sagome scandiscono i piani della composizione suggerendo una raffinata armonia. Il resto è tracciato con il carboncino.
Pingback: La natura morta nel Cubismo – DIARIO DELL'ARTE
Pingback: Il Manifesto del Futurismo – DIARIO DELL'ARTE
Pingback: Carlo Levi, pittore – Diario dell'arte
Questi commenti mi aiutano a capire meglio l’arte
Grazie per l’attenzione. Saluti
Pingback: Guido Tavagnacco, il pittore della Resistenza – Diario dell'arte
Pingback: Arte queer: Keith Vaughan (1912-77) – Diario dell'arte
Pingback: Il 25 Aprile nell’arte: Resistenza e Liberazione - Diario dell'arte