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Il Manifesto del Futurismo

Il 20 febbraio del 1909 viene pubblicato a Parigi, sul giornale Le Figaro, un testo del poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti con il quale si propone la nascita del movimento culturale del Futurismo.

Nonostante sia italiano, Marinetti sceglie di pubblicare l’articolo in francese per potersi avvicinare maggiormente ad un pubblico internazionale. In effetti, Parigi è la principale città mondiale in cui si fa e si discute di arte.

Il Manifesto elenca le caratteristiche principali del Futurismo, l’unica avanguardia storica italiana che riguarda numerosi settori, tra cui la musica, la cucina, il design, la poesia oltre alla pittura, la scultura e l’architettura.

In quel quel periodo, in Europa si iniziano a percepire le prime tensioni che porteranno nel 1914 allo scoppio della Prima guerra mondiale ed a una crisi del Positivismo. Il Futurismo punta, infatti, a svecchiare la cultura, oltre a vedere la guerra come “sola igiene del mondo”.

L’inizio del Manifesto

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità. 2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. 3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

I primi tre punti del Manifesto attirano l’attenzione del lettore e indicano gli scopi del movimento: svegliare la popolazione dal suo stato di torpore, causato dai movimenti dell’epoca (come, ad esempio, il decadentismo), per poter liberare energia e movimento. Non a caso, si esalta l’aggressività, la lotta e l’energia in grado di movimentare le masse.

Manifesto Futurismo Balla Avanguardia
Balla, Velocità astratta + rumore, 1913-14

Un’opera che può riferirsi a questi concetti è Velocità astratta + rumore del torinese Giacomo Balla. La metropoli moderna, caotica e rumorosa, è raffigurata tramite l’uso di forme astratte e colori vivaci. Il soggetto è irriconoscibile, le linee curve rappresentano i suoni, come fossero delle onde. Emergono, dunque, alcuni concetti iniziali del Manifesto: l’energia e il movimento che, tramite le nuove scoperte, si insinuano nella quotidianità.

La bellezza della velocità

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa, col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia. 5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita. 6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

Manifesto Futurismo  Russolo Avanguardia
Russolo, Dinamismo di un automobile, 1912-13

Secondo Marinetti vi è una nuova bellezza, messa quasi al pari di una divinità, essendo ricca di magnificenza: la velocità.

L’automobile, simbolo di questa nuova bellezza, viene considerata come una belva, che può essere governata solo da un uomo coraggioso.

L’automobile possiede caratteristiche animali, ma è l’uomo colui in grado di domarla, affermando la sua centralità nel progresso.

Nell’opera di Russolo, Dinamismo di un automobile, il veicolo è un oggetto provvisto di vita. Sono presenti le linee-forza, ovvero angoli acuti da sinistra a destra per creare il senso di spostamento dell’aria, intrecciati con i colori primari. Emerge il senso di movimento e dinamismo del soggetto. L’influenza delle teorie cubiste è evidente nell’automobile, scomposta in varie parti.

La lotta è bellezza

Manifesto Futurismo Avanguardia Boccioni
Boccioni, Rissa in galleria, 1910

7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per indurle a prostrarsi davanti all’uomo. 8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

La lotta è l’unica bellezza che, tramite il suo carattere aggressivo e violento, può contrastare le forze ignote.

I futuristi non guardano il passato, sono proiettati verso il futuro perché grazie alla forza della velocità possono vivere nell’assoluto.

La poesia, inoltre, aiuta gli uomini durante questa lotta, cercando di essere a sua volta fonte di energia.

La guerra, igiene del mondo

9. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

La guerra è igiene del mondo perché crea una rottura con il passato e spazza via le tradizioni. I futuristi sono, dunque, convinti che la guerra potrà fondare le basi per iniziare un mondo nuovo, ma la loro è una mera illusione.

Molti futuristi, infatti, sono interventisti e partecipano volontariamente al primo conflitto rimanendo delusi dai risultati. Boccioni muore al fronte nel 1916, Balla aderisce al fascismo.

La Manifestazione interventista (1914) di Carlo Carrà è un collage nel quale sono riportati alcuni volantini pro-guerra, posti in maniera circolare simulando l’elica di un aeroplano. Le varie parole sovrapposte rappresentano le grida delle folle manifestanti e ci sono anche alcune onomatopee, un linguaggio poetico generalmente usato da Marinetti.

Manifesto Futurismo Avanguardia guerra Carrà
Carrà, Manifestazione interventista, 1914

La distruzione dei musei

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.

Il decimo punto è una provocazione verso le istituzioni, simbolo del legame con il passato e ostacoli del progresso tecnologico. Per femminismo, all’epoca, non si intende il movimento riguardante l’emancipazione: in realtà, i futuristi includono le donne nel gruppo, realizzando anche il Manifesto della donna futurista.

La città che sale, il futurismo di Boccioni

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa; canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

A conclusione del Manifesto, Marinetti chiama le folle dei lavoratori, che sono il cuore della rivoluzione industriale, li invita ad unirsi alla rivoluzione essendo una parte del progresso.

Manifesto Futurismo Avanguardia Boccioni
Boccioni, La città che sale, 1910-11

Lo scenario descritto da Marinetti somiglia a quello rappresentato da Boccioni ne La città che sale, un’opera ambientata in un cantiere edile con il movimento turbinoso di un cavallo.

La periferia della città di Milano rappresenta il luogo d’incontro tra tecnologia e natura. Lo scenario è reso caotico dalla visione simultanea di un cavallo che si dimena e somiglia ad una vampata di fuoco.

Esso simboleggia l’energia, il movimento ed il pericolo che solo l’uomo può cercare di sovrastare. Gli operai che tentano di fermare il movimento del cavallo, infatti, rappresentano gli uomini che cercano di domare la natura.

I colori sono energici, le linee hanno un andamento ascensionale e la pittura è filamentosa. Dominano i colori primari e uno studio sulla rifrazione della luce.

Ricerca storico-artistica ed iconografica a cura di Ginevra Nota

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