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La Domenica dopo Pasqua in Puglia

In Puglia, la domenica successiva alla Pasqua, nota come Domenica in Albis, è dedicata alle visite presso alcuni santuari mariani. Una gran quantità di fedeli si mette in cammino per passare l’intera giornata presso questi luoghi. Ed è qui che si intrecciano la tradizione popolare, una devozione secolare e il contatto con la natura e l’arte.

La domenica in Albis

La domenica in Albis è la prima domenica che segue la festa di Pasqua per i cristiani. Il suo nome deriva dall’antica usanza, da parte dei neo battezzati nella notte della veglia pasquale, di deporre la veste bianca, simbolo dell’appartenenza alla nuova comunità cristiana, otto giorni dopo aver ricevuto tale sacramento.

Tradotta letteralmente, infatti, la locuzione latina in albis (vestibus) sta a significare bianche (vesti). Si tratta, appunto, di una semplice tunica bianca che veniva dismessa al termine degli otto giorni.

Questa domenica, tuttavia, è chiamata anche domenica di San Tommaso. Durante la messa, infatti, si legge il brano evangelico che riporta il celebre episodio dell’incredulità di San Tommaso: l’apostolo è invitato da Gesù a mettere le proprie mani nel costato per superare il suo scetticismo circa la Resurrezione.

Caravaggio San Tommaso domenica in Albis
Caravaggio, Incredulità di San Tommaso, 1600 ca

Inoltre, a partire dal 2000, papa Giovanni Paolo II ha voluto dedicare questo giorno alla Divina Misericordia.

Antichi santuari immersi nella natura

Le campagne pugliesi sono disseminate di antichi santuari i cui culti secolari si rivolgono principalmente alla protezione da possibili calamità naturali che potrebbero compromettere il raccolto o all’azione benefica della Vergine verso particolari richieste (cura da una malattia, supervisione della vita dei bambini …).

A Grottaglie, alla Madonna della Mutata

Nella città di Grottaglie, nota per la produzione di ceramica, si trova il santuario della Madonna della Mutata. Il sito esiste già nel X secolo e, a partire dal Seicento, è rimaneggiato nella costruzione architettonica.

Il curioso appellativo pare risalire ad un prodigio del 1359 quando l’antica immagine dipinta della Madonna si sposta inspiegabilmente dalla parete sud a quella nord legittimando i diritti di possesso del luogo da parte dei grottagliesi a sfavore dei confinanti, gli abitanti di Martina Franca.

Al di là di questa “misteriosa inversione”, il nome mutata si riferisce ai vari punti di riposo, rifornimento e cambio delle cavalcature anticamente dislocate lungo le strade di questa parte del Salento.

L’interno è di una sorprendente bellezza: un pavimento maiolicato, altari intagliati nel marmo e nel legno, affreschi seicenteschi sulla cupola, sculture e tele che si rifanno alla migliore tradizione artistica meridionale.

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Domenica Pasqua Puglia palomma albis salento
La palomma (preparazione e foto di Azzurra ZenZy)

La Pasca ti li Palomme

Per i numerosi pellegrini, la giornata è scandita dal pranzo a sacco in cui immancabile è la palomma, ovvero una pasta lievitata salata con finocchietto e un uovo lesso al centro, simbolo di vita e di resurrezione.

L’usanza di mangiare, condividere e scambiare questo piatto tipico del periodo pasquale accomuna il santuario di Grottaglie con quello della Madonna della Nova, ubicato ad Ostuni (in provincia di Brindisi) nei pressi del costone di una lama.

La Madonna Nuova di Ostuni

Meta di fedeli nella domenica in Albis, la chiesetta ostunese ha un gusto romanico-gotico con gli archi a sesto acuto dell’unico portale d’ingresso e delle due monofore e con il piccolo rosone decorato a motivi antropomorfi e vegetali.

All’interno, l’unica navata presenta degli affreschi deteriorati (XV secolo?) nei quali si riconoscono alcuni santi francescani, una processione di flagellanti e le immagini della Madonna con il Bambino.

Tuttavia, nella cripta sottostante scavata nella roccia, ben più sorprendenti sono gli affreschi di matrice bizantina come la Madonna del Latte, la Madonna Nikopeia (= colei che conduce alla vittoria) e la Deesis.

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La paura dei turchi a Roccaforzata

Nell’entroterra tarantino, tra i piccoli comuni di Roccaforzata e Monteparano, il giovedì successivo alla Pasqua si fa memoria del salvataggio di un gruppo di famiglie contadine scampate alla sicura morte per mano dei saraceni che, in queste zone, intorno alla metà del Quattrocento, compiono ancora spaventose razzie.

Gli abitanti si rifugiano nella chiesetta che è davvero piccola tanto da essere paragonata ad una cammra, cioè ad una stanza di una casa. Gli stranieri fanno marcia indietro intimoriti dallo sguardo della Vergine riprodotto in un dipinto sopra l’altare.

La paura dell’invasore proveniente dall’Oriente è ancora viva nel Salento. Espressioni come Mamma li turchi! o Ogni mucchio vede un turco (detto rivolto a chi è sospettoso) sono ancora in uso.

Nonostante l’apparente marginalità, nei secoli, il luogo è conteso dalle popolazioni dei due vicini comuni. In effetti, il sito, al di là dei significati devozionali che comunque influenzavano la vita dei fedeli, era un punto strategico degli assi stradali delle campagne tarantine tra la costa e la collina. Anche qui, come a Grottaglie, la faccenda è risolta dall’intervento divino: gli occhi della Madonna sono rivolti verso l’abitato di Roccaforzata!

Tra le campagne, una moltitudine di devozioni

I santuari di campagna caratterizzano il paesaggio pugliese e definiscono con le loro semplici architetture lo spazio circostante composto da ulivi, vigneti, muretti a secco e stradine accecati dalla nuova luce primaverile.

Sulla stessa semplicità strutturale dell’edificio di Roccaforzata, ci sono le chiesette della Madonna delle Grazie a Laterza e a Mesagne, meta di pellegrinaggi il martedì dopo Pasquetta (pascaroni o pascaredda in dialetto mesagnese). A Lizzano, la scampagnata del lunedì dell’Angelo si fa intorno all’Annunziata (qui, un mio ampio resoconto). Alla Madonna della Greca è dedicata la domenica in Albis a Latiano.

Tutti questi luoghi sono testimonianza della presenza dell’arte bizantina in Puglia avvertibile soprattutto nelle pitture murali. Le figure, infatti, si caratterizzano per la rigidità delle pose, la fissità dello sguardo e una visione bidimensionale sottratta alle leggi della natura e ad una realtà prospettica.

Chiesa Madonna delle Grazie, Mesagne (Br)

Le feste più grandi

Molto di più di una scampagnata familiare sono le ricorrenze mariane di alcuni centri che cadono nella settimana dopo Pasqua.

A Carovigno, la Madonna del Belvedere si onora, per tre giorni, con la Nzegna, un acrobatico e spettacolare gioco di bandiere che ricorda il gioioso sventolio del fazzoletto colorato di un pastore di fronte alla visione dell’immagine miracolosa della Vergine.

A Mottola, la confraternita del Carmine, responsabile dell’organizzazione dei riti della settimana santa, porta in processione la statua della sua protettrice presso il santuario rupestre della Madonna Abbasc’, luogo di miracolose guarigioni all’interno della gravina pugliese.

Anche i confratelli dell’Orazione e Morte di Francavilla Fontana concludevano la settimana santa con il pellegrinaggio verso la chiesetta della Beata Vergine dei Grani, oggi in stato di abbandono.

La Vergine in qualità di Madre e dispensatrice di grazie è celebrata con grandi onori nel santuario Mater Domini di Mesagne, la cui struttura architettonica culmina con una delle più belle cupole maiolicate del Salento.

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