Nella campagna di Lizzano, nella Puglia tarantina, a pochi chilometri dal mar Ionio, si trova uno scrigno di arte bizantina che necessita di essere salvato.
L’avvallamento rupestre era abitato da una comunità di monaci basiliani in un periodo compreso tra il IX e l’XI secolo. Essi vivevano da eremiti, praticando frequenti digiuni, e parlavano la lingua greca, studiando e lavorando secondo la regola benedettina.

Le prime comparse dei basiliani in Puglia si attestano intorno al VII secolo grazie a Basilio di Cesarea, grande teologo dell’Est. La moltiplicazione di monasteri e comunità di rito greco-bizantino avviene in concomitanza con le lotte iconoclaste avviate nell’impero romano d’Oriente da Leone III l’Isaurico a partire dalle disposizione del 726.
La Puglia bizantina e longobarda
Nel Medioevo, la Puglia si caratterizza per la contemporanea presenza di un governo dipendente da Bisanzio e di territori controllati dai Longobardi. Il sito di Lizzano testimonia il legame con l’Oriente e con il culto mariano dell’Annunciazione. Nei secoli successivi, il luogo diviene anche cimitero e meta di pellegrinaggio e scampagnate nel periodo pasquale.
La cripta: l’architettura
L’ambiente sotteraneo, a 10 metri di profondità, è una caverna naturale dalla planimetria irregolare, perlopiù rettangolare con una volta formata da grandi massi sorretta da quattro pilastroni in muratura, tozzi e larghi, situati nella zona centrale.
Le pitture della cripta
La decorazione pittorica della cripta è dedicata maggiormente al culto della Vergine. Molti studiosi, infatti, confermano l’esistenza di almeno sette Madonne con Bambino, oltre a due Annunciazioni.

Tuttora, è questa l’immagine mariana meglio conservata, seppur con una parte del volto deturpato.
La Vergine veste una tunica rossa con bordi dorati e un mantello blu che parte dal capo e scende fino alle ginocchia.
Sembra seduta su un trono e tiene, nella mano sinistra, il Figlio che muove le braccia, parallelamente, nella sua direzione. Entrambi hanno la testa circondata dall’aureola.
Il bambinello indossa una collana a sfere rosse dalla quale pende un amuleto piatto che, all’estremità, si divide in due. Si tratta di corallo che, nel Medioevo, è ritenuto utile, oltre che per difendersi dai temporali e dai fulmini, per fugare tutte le malattie che minano la salute infantile.
Simbologia e significato
L’anonimo pittore, dunque, ritiene che anche il Cristo, in quanto bambino, sia indifeso. D’altronde, l’uso di rappresentare tale oggetto, che è anche la futura premonizione della Passione e morte di Gesù, è una consuetudine iconografica secolare presente, ad esempio, in opere famosissime come la Madonna di Senigallia (1470-74) e la Sacra Conversazione (Pala Brera, 1472 ca) di Piero della Francesca.
Lo stato di conservazione
Si riconoscono almeno altre due immagini mariane che, ahimè, saranno cancellate dal tempo e dall’incuria. Quei numerosi puntini neri sono moscerini. Con la costruzione dell’edificio superiore, infatti, la cripta manca di aria e luce, l’umidità è abbondante e determina il disfacimento degli intonaci e la decomposizione delle tinte.
L’iconografia bizantina
E’ evidente la presenza di una pittura devozionale che non racconta delle storie ma ferma un momento, altamente simbolico. Le icone si caratterizzano per rigidità delle pose, fissità dello sguardo, mani allungate, movimenti bloccati, visione bidimensionale sottratta alle leggi della natura e ad una realtà prospettica.
Tracce di altri Santi
Qua e là, erano visibili figure di santi e monaci. Probabilmente, un S. Michele Arcangelo, il cui culto pugliese si diffonde a partire dal santuario longobardo sul Gargano, e un San Pietro apostolo, passato in terra salentina, nel suo viaggio da Antiochia a Roma. Di tutto ciò, non c’è più nulla se non negli studi effettuati dall’inglese Gertrude Robinson [1930] e da Vittorio Farella [1979].
Io ho potuto riconoscere labili tracce di un’Annunciazione, ossia della rappresentazione dell’episodio evangelico dell’annuncio a Maria da parte dell’arcangelo Gabriele della sua prossima maternità.

Inoltre, c’è una figura con una veste verde e una lunga tunica rossa a pieghe con un bastone tra le mani (e forse con un campanello all’altezza del mento) che associo a Sant’Antonio Abate, un monaco popolarissimo nelle campagne, legato alla cura dell’herpes zoster (lu fuecu ti S. Antonio, appunto) e alla propiziatoria ritualità del fuoco nella stagione invernale.

La figura di Gesù adolescente

Una parte della parete della cripta ospita (ancora per poco) un Cristo adolescente benedicente con un’aureola dorata (foto a sx). Si nota un volto rotondo e imberbe, con una lunga chioma ricadente sulle spalle e una sorta di scettro (o diadema) retto all’altezza del petto.
Questa maniera di raffigurazione del Cristo non è usuale perché, all’interno degli ambienti rupestri pugliesi, prevale un Dio barbato e maestoso, a tratti invecchiato, severo e onnipotente (Pantocratore).
La chiesa superiore: la decorazione absidale

La chiesa superiore presenta un’unica navata scandita da tre campate suddivise da archi a sesto acuto. Nella zona presbiteriale rialzata, (saccheggiata anch’essa), c’è un catino absidale emisferico con diversi strati di intonaco che testimoniano la sovrapposizione di pitture di epoche differenti.
Tuttavia, si riconosce una grande Crocifissione. Sopra, in un cielo infuocato, appare Dio Padre benedicente e la colomba dello Spirito Santo. Alla sinistra della croce, ci sono San Giovanni Evangelista e la Maddalena vestiti alla maniera romana.

Tra loro, un angioletto in volo che raccoglie in un calice il sangue che sgorga dalla mano di Gesù a causa della ferita del chiodo. Nella parte opposta, si intravede ancora il volto velato della Vergine che rivolge il proprio sguardo verso il Figlio, ormai morto.
La presenza di San Giacomo da Compostela
Nei pressi dell’accesso alla chiesa, c’è un santo reso irriconoscibile dalla mancanza del volto e da numerose cadute dello strato di colore pittorico. Tuttavia, è visibile un’aureola luminosa, che circonda una capigliatura rossiccia di un uomo che marcia sorretto da un bordone (bastone ricurvo). Indossa una tunica verde chiara e una mantellina corta e grigia, abbottonata sotto la gola.
E’ un tipico abbigliamento da pellegrino e, a mio parere, quella macchia di colore giallo sulla parte destra della mantellina (nota come sanrocchino) è una conchiglia, simbolo di San Giacomo da Compostela.
L’identificazione dell’apostolo è avvalorata dalla presenza di un uomo impiccato alla sua sinistra.
L’episodio miracoloso è narrato da un poemetto dialettale pugliese:
Una donna, suo marito e il loro figliolo decidono, per sciogliere un voto, di andare in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Giunti a un’osteria […] il giovane viene tentato dalla figlia dell’oste che, respinta, si vendica ponendo nella sua bisaccia delle «sottotazze de jargende». Il giovane viene preso e impiccato. Quattro mesi dopo, i vecchi genitori giungono a «chedda sanda chiese», dove una voce misteriosa li esorta a tornare indietro per la stessa strada perché il loro figliolo non è morto. I due pellegrini si affrettano a tornare al luogo dove il figlio è ancora appeso e chiedono al ‘capitano’ della città di far togliere il ragazzo dalla forca. […]. Il miracolo puntualmente si compie.
A destra, su un’altra parete, c’è San Giovanni Evangelista, fratello di Giacomo, seduto all’interno di un ambiente domestico con una tenda rossa, un leggio e una bella decorazione vegetale di colore verde.

Per V. Farella (1981), si tratta, tuttavia, di San Giuseppe e dell’apostolo Luca nel cui vangelo si parla più dettagliatamente dell’episodio dell’Annunciazione
La Puglia e l’apostolo Giacomo
In Puglia, il culto di San Giacomo si innesta sugli antichi itinerari della via Francigena verso la Spagna settentrionale e la Terra Santa. Alcune sue raffigurazioni sono rintracciabili negli habitat rupestri della provincia ionica, come a Massafra, Laterza, Gravina e Mottola.
La presenza di San Giacomo testimonia il nesso tra il culto iacobeo e quello alla Vergine e conferma la componente legata all’intercessione, alla pietà, alla morte e all’ambito funerario. Inoltre, l’intero apparato figurativo è riconducibile ad un affresco di tipo agiografico. Il Santo, cioè, sta in piedi ed è riprodotto in grandi dimensioni. Attorno, in dei riquadri più piccoli, c’è una selezione dei miracoli tratti dalle fonti letterarie più importanti (come, ad es., a Bisceglie, nella chiesa di Santa Maria di Giano).
PER APPROFONDIRE. La Puglia nel camino de Santiago. Culto e iconografia di San Giacomo di Compostella in Puglia a cura della prof.ssa Rosanna Bianco.








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Gentile Sig. Durante,
scrivo per richiedere l’uso di queste immagini.
Saranno utilizzate in un progetto innovativo: un tour gratuito di valorizzazione di 11 comuni del Primitivo, tra cui Lizzano, in collaborazione con GAL Terre del Primitivo. Sarà un tour tra i beni culturali del territorio, gli utenti potranno godere di approfondimenti in realtà aumentata liberamente e direttamente dal proprio smartphone, senza scaricare app esterne.
Non troviamo immagini dell’interno del sito rupestre da inserire per questo punto di interesse. Chiediamo l’autorizzazione all’uso di queste, sarebbero molto utili.
Grazie della disponibilità.
Cordialmente,
Aiace
Certamente. Attendo notizie sugli sviluppi del progetto.