A Ranverso, l’uomo con i chiodi di Jaquerio

In uno degli affreschi più belli del Piemonte tardo medievale, una presenza misteriosa spicca tra la folla della Salita al Calvario del pittore Jaquerio: l’uomo con i tre chiodi della Santa Croce.

A pochi chilometri da Torino, il complesso di Sant’Antonio di Ranverso, infatti, è una delle più importanti testimonianze architettoniche medievali del Piemonte. Esso comprende la chiesa, un ospedale, il convento, alcuni mulini e le cascine funzionali all’economia agricola.

Una potenza economica e religiosa

La precettoria, dunque, si configura come

  • una potenza economica, basata sui proventi delle terre coltivate e dei pascoli;
  • un luogo religioso di sosta e visita per i viaggiatori e i pellegrini che percorrono la via Francigena, e
  • un centro sanitario in cui i frati dell’ordine ospedaliero degli Antoniani curano l’ergotismo, (il cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio” Abate) un’infiammazione che colpisce i gangli delle radici nervose spinali. Questa malattia, che può portare all’amputazione delle gambe, è causata da una scorretta alimentazione basata essenzialmente sulla segale contaminata da un fungo, e provoca piaghe cutanee curabili con l’apposizione di grasso di maiale, allevati in cospicuo numero nelle cascine. 
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Precettoria di S.Antonio Ranverso, facciata dell’ospedaletto, XII sec.
Jaquerio Cristo chiodi Ranverso Piemonte Medioevo Sant'Antonio Tau
Particolare di una parete affrescata con i tradizionali simboli di Sant’Antonio Abate. Il tau (lettera greca T) allude alla croce e alla stampella usata dagli ammalati; la fiamma rimanda al “fuoco di S. Antonio”. La campanella è lo strumento usato dai frati per annunciare il loro arrivo.

Gli affreschi di Giacomo Jaquerio

Le decorazioni sulle pareti della chiesa sono opera di Giacomo Jaquerio, il pittore maggiormente rappresentativo dell’arte tardo-gotica piemontese, attivo tra il 1401 e il 1453 tra Torino, Ginevra e la Savoia.

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Precettoria di S.Antonio Ranverso, interno

All’interno di una lunetta della sacrestia, spicca la Salita al Calvario, una variopinta sequenza di persone disposte attorno alla figura di Gesù, già condannato a morte, con una lunga veste bianca e una pesante croce lignea sulla spalla destra.

Jaquerio Cristo chiodi Ranverso Piemonte Medioevo
Salita al Calvario, 1430 ca (dal saggio di Piccat, in “Sant’Antonio di Ranverso, Theatrum Mauritianum”,, Torino, F.M. Ricci)

Nella folla, è evidente la contrapposizione tra il Bene e il Male. La brutalità umana è segnalata dai ceffi dalle espressioni demoniache desiderosi di vedere scorrere il sangue di un innocente, raffigurata, ad esempio, dai due uomini che trascinano con la corda Gesù e i due ladroni o dal cavaliere che vuole percuotere il Messia.

Al contrario, nella parte sinistra, si affollano le pie donne respinte da due soldati che agitano, minacciandole, la spada e il pugnale.

La composizione, impreziosita da alcuni particolari a rilievo negli elmi e negli scudi, si dispone su linee diagonali determinate dall’asse maggiore della croce, dall’orizzonte digradante della folla che si dispone nella spazio semicircolare e dai numerosi vessilli, lance e trombe che spiccano nel cielo nero.

APPROFONDIMENTI. Le opere di Jaquerio

L’uomo con i chiodi

Tra la folla, un uomo tiene tre chiodi e un martello e porta come copricapo una cuffia impreziosita da un fregio. Ha un atteggiamento difficilmente comprensibile: il volto è inclinato, la bocca semiaperta in un lamento, gli occhi velati. Di certo, si distingue rispetto alla plebaglia malvagia o dai pochi che si disperano per l’evento.

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Salita al Calvario, part. dell’uomo con i chiodi

E’ il fabbro a cui i giudei si rivolgono per fabbricare i chiodi della croce di Cristo. La sua partecipazione agli eventi della Passione è nota in alcune rappresentazioni teatrali popolari, diffuse a partire dal XII secolo, in Francia e Inghilterra.

Secondo una tradizione scritta, infatti, il fabbro si oppone all’ordine di forgiare i chiodi a causa di una malattia alle mani. Sotto l’intimidazione del soldato, il fabbro è costretto a mostrare le mani, scoprendole prodigiosamente lebbrose. Tuttavia, in disprezzo del proprio marito, la moglie dell’artigiano si adopera per soddisfare il desiderio degli aguzzini, rifiutando addirittura il dovuto compenso.

L’episodio è intriso di misoginia e antisemitismo. La donna ricorda altre figure femminili che hanno ostacolato alcuni protagonisti biblici, come Salomè per San Giovanni Battista, la moglie del faraone per Giuseppe e l’ancella per l’apostolo Pietro. Il fabbro, invece, porta il nome di Israel, con evidente riferimento all’accusa di deicidio rivolto agli ebrei fin dall’antichità.

Jaquerio, quindi, colloca il fabbro all’interno della scena della salita al Calvario, distanziandolo concettualmente dai due gruppi principali perché è un uomo semplice, che è oggetto di un involontario prodigio ed è attirato da un mistero che lo spaventa. Tuttavia, la sua bottega ha costruito degli strumenti di morte. Per questo, impugnandoli, implora pietà.

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