
La pittura gotica in Piemonte è magnificamente rappresentata nella piccola chiesa di San Sebastiano a Pecetto, in provincia di Torino.
Situata a ridosso del camposanto comunale, la struttura esterna è semplice: facciata a capanna, un piccolo rosone centrale, mattoni a vista, possenti contrafforti ai lati. L’edificio è a pianta longitudinale e ha tre navate, scandite da campate con volte a crociera evidenziate da costoloni bicromi.
Insomma, una tipica architettura sacra medievale diffusa in numerosi centri piemontesi, come Ranverso e Armeno, luoghi che ho avuto modo di visitare.
Stupisce l’apparato decorativo interno che ricopre gran parte delle superfici murarie ed è datato tra il XV e XVI sec. A Firenze e in altri centri della penisola, è scoppiata già la “rivoluzione rinascimentale” ma, in Piemonte, la pittura è ancora decisamente gotica con quel gusto cortese proveniente d’Oltralpe.
Gli affreschi del presbiterio
Sulle quattro vele dell’unica volta del presbiterio, sono raffigurati:
- la Vergine incoronata, avvolta in un manto stellato, in ginocchio tra le figure della Trinità;
- i quattro Evangelisti, disposti intorno ad uno scrittoio, intenti a redigere i sacri testi. Sono descritte tutte le movenze dello studioso: la consultazione dei libri conservati in una cassapanca, l’atto della scrittura, la penna da intingere nel calamaio e il gesto di asciugarla con il soffio. Sotto una sedia, c’è un gatto che da la caccia ad un topo, simbolo della contesa dell’anima del defunto da parte di Satana;

- le Tentazioni di Sant’Antonio Abate, raffigurate tramite quattro diavolacci che accerchiano e bastonano il monaco, peraltro tentato anche sessualmente da Satana travestito da donna con un abito borgognone orlato di pelliccia e scarpe à la poulaine;
- il Processo e supplizio di San Sebastiano, trafitto dai suoi crudeli aguzzini che, nel loro ghigno, ricordano quelli del calvario di Ranverso.
In effetti, questi affreschi, databili 1440-1450, sono del chierese Guglielmetto Fantini, formatosi sugli esempi di Giacomo Jaquerio, il maggior rappresentante del tardogotico piemontese.
La crocifissione del misterioso Antonius

Ad un pittore sconosciuto, di cui si conosce soltanto la firma Antonius de Manzaniis, sono attribuite le scene della Passione e la Crocifissione delle pareti del presbiterio.
Quest’ultima è una grande scena affollata di figure tradizionalmente divise in due parti dalla croce su cui Gesù spira.
A sinistra, infatti, sotto la croce del buon ladrone raggiunto da un angelo, c’è il gruppo delle pie donne che sorreggono Maria con la testa china dal dolore.
A destra, sotto la croce del malladrone raggiunto da un mostruoso volatile, ci sono i soldati che si dividono a dadi le vesti di Gesù.
Tutt’intorno, una folla variegata, vestita alla moda, con copricapi alla Federico da Montefeltro e alcuni cavalli visti da dietro e di profilo.
Le scene della Cacciata dai mercanti dal tempio, Lavanda dei piedi, Ultima cena e Cristo nell’orto degli ulivi sono in parte deteriorate. Tuttavia, si riesce a vedere ancora l’espressività del volto dei protagonisti come lo sguardo compiaciuto di Giuda con il sacchetto di monete in mano e il dolce abbandono di San Giovanni sul petto di Gesù.
Le Madonne, simbolo di maternità
All’interno di una nicchia, la Madonna allatta Gesù sedendo su un trono rialzato e decorato. E’ un’immagine legata ancora alla tradizione medievale: lo sguardo fisso, la figura imbrigliata in una lunga veste da cui spunta la mano sinistra con lunghe dita, l’assenza di prospettiva. Si tratta di una sacra conversazione per la presenza di due santi francescani ai lati della Vergine: San Francesco d’Assisi, con la croce e il libro, e San Bernardino che regge il monogramma di Cristo.
Ben più visibile e di tutt’altra fattura, invece, è un’altra Madonna posizionata su un’arcata della chiesa. Tiene in braccio il Bambino benedicente, che indossa una collana di corallo e riceve un garofano, entrambi simboli della passione.
Le storie dei Santi Lorenzo e Stefano

Ai primi due martiri del cristianesimo, Lorenzo e Stefano, sono riservate le decorazioni della quarta cappella della navata sinistra.
I loro culti ricevono, infatti, particolare impulso dalla metà del Quattrocento come si nota negli affreschi commissionati da Niccolò V a Beato Angelico per una cappella privata dei Palazzi Vaticani (cappella Niccolina).
Le scene risalgono al settimo decennio del XV secolo e si caratterizzano per un gusto ancora medievale, in bilico tra un accentuato realismo e un linguaggio aulico e raffinato.
In effetti, dal 1416, l’area occidentale del Piemonte è un ducato retto da Amedeo VIII, conte di Savoia, che risente dell’influenza artistica delle regioni francesi, dei Paesi Bassi e di Ginevra.
Il fedele è catturato dalle crude scene del supplizio dei due santi. Stefano è lapidato da cinque uomini (i cui volti, in epoche successive, sono stati sfregiati) ma il suo sguardo è già rivolto verso il fascio di luce dello Spirito santo. Lorenzo, invece, brucia su una grande graticola attorno alla quale i torturatori si adoperano con alcuni strumenti per fomentare maggiormente il fuoco.
Per S. Lorenzo, sono raccontate anche le vicende della sua vita: sulla volta, infatti, egli riceve una borsa con i tesori della chiesa da parte del papa Sisto e li ridistribuisce ai poveri. Sulla parete di fondo, egli guarisce un cieco (raffigurato con dimensioni più piccole): forse è il committente degli affreschi poiché il suo viso è un vero ritratto di grande finezza psicologica.

Una miriade di Santi
Le superfici murarie presentano una gran quantità di Santi, la maggior parte dei quali riconoscibili attraverso il loro consueto attributo iconografico, cioè un particolare segno od oggetto che aiuta a decifrare il personaggio, al di là delle fattezze fisiognomiche. Tale espediente risulta utile soprattutto per i fedeli analfabeti.

Tra i santi, segnalo la presenza di San Giacomo e del noto miracolo dell’impiccato (ne ho parlato qui). La presenza dell’immagine dell’apostolo in una chiesa accanto al cimitero non è casuale poiché è invocato come traghettatore di anime e garante di una buona morte. Inoltre, la chiesa di Pecetto ha numerosi riferimenti a protettori di viandanti e viaggiatori poiché si trova sui principali itinerari delle vie di pellegrinaggio medievali (via Francigena e Santiago de Compostella)












