Il principale problema delle prime comunità cristiane è l’elaborazione di un edificio specifico per la celebrazione eucaristica. Essi hanno bisogno di un luogo per incontrarsi, pregare, ascoltare la lettura delle Sacre Scritture e rievocare il sacrificio di Cristo.
Fin dalle origini, però, la nuova religione è incompatibile con il politeismo pagano romano e con l’accettazione della figura divina dell’imperatore.
I provvedimenti repressivi e le persecuzioni costringono i cristiani a svolgere i sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia in luoghi privati. Essi prendono il nome di domus ecclesiae (a Roma, invece, sono chiamati tituli), resi disponibili da alcuni ricchi fedeli convertiti.
Quella di Dura Europos, una località della Siria sul corso del fiume Eufrate, è un esempio di edificio privato riadattato alle esigenze comunitarie con un fonte battesimale, un’aula per la liturgia e una per la catechesi.

A partire dal IV secolo d.C., la religione esce dalla clandestinità e si impone su tutto l’impero grazie a due leggi:
- l’editto di Milano del 313 (sotto Costantino) in cui si garantisce la libertà di culto ai cristiani e
- l’editto di Tessalonica del 380 (sotto Teodosio) in cui il cristianesimo diviene unica ed ufficiale religione dell’impero.
La nascita della basilica cristiana
La basilica a pianta longitudinale, sviluppata cioè in lunghezza su una forma rettangolare, diventa la soluzione migliore.
Infatti, la definizione degli spazi aiuta la distinzione del clero (presbiteri e vescovi) rispetto ai fedeli, catecumeni (non battezzati), postulanti (che desiderano convertirsi) e penitenti.
Il modello architettonico è un edificio pubblico romano di età imperiale in cui si svolgono le attività giudiziarie. La basilica di Massenzio, infatti, è un’enorme struttura suddivisa in tre navate, con absidi ed entrata sul lato lungo.


A differenza di quella romana, la basilica paleocristiana ha l’ingresso sul lato corto. Resta la suddivisione in tre navate (quella centrale è più grande delle laterali). La navata centrale termina con il presbiterio riservato al clero, l’altare e un’abside (spazio semicilindrico coperto da una catino absidale).
Santa Sabina, la basilica delle origini
La basilica di Santa Sabina (422-432) a Roma, si presenta come un’ambiente unico intervallato da colonne, archi e architrave, con un soffitto piano e un’interno luminoso, chiaro e armonico.

Santa Sabina, interno 
Santa Sabina, esterno
Tutto concorre a produrre una traiettoria visiva privilegiata che porta lo sguardo verso l’altare, il centro spirituale e religioso in cui si svolge la liturgia.
PER APPROFONDIRE: La chiesa di San Pietro in Vaticano al tempo di Costantino
Rinnovamenti nell’impianto della basilica
Lo schema planimetrico della basilica paleocristiana si rinnova gradualmente a partire dal V sec. a causa di alcuni influssi orientali. Ciascuna navata laterale si conclude con uno spazio quadrangolare. A sinistra, sorge il diacònicon, riservato alla vestizione dei diaconi e alla custodia dei paramenti sacri, libri liturgici e offerte. A destra, c’è il pròthesis per la conservazione ed esposizione dell’ostia consacrata.

Interno della chiesa di San Giovanni Evangelista, 425, Ravenna 
Pianta della chiesa di San Giovanni Evangelista, 425, Ravenna
Inoltre, ai catecumeni (le persone non battezzate) è riservato il quadriportico con una funzione di attesa e di purificazione.
A due terzi della lunghezza della basilica, verso il presbiterio, inizia a comparire il transetto, uno spazio perpendicolare alle navate che configura la pianta a forma di croce.

L’anno Mille, la revisione degli spazi
A partire dall’anno Mille, giunge a maturazione il processo di revisione degli spazi della chiesa dettata
- da nuove esigenze liturgiche,
- da un nuovo modo di fruire l’edificio da parte dei fedeli e
- dall’importanza che, sul piano simbolico, esso viene ad assumere per la comunità.
Le novità si concentrano soprattutto nella zona presbiteriale che viene ampliata in profondità poichè deve ospitare un clero sempre più numeroso:
- davanti all’altare principale, si crea un coro, nel quale i religiosi recitano preghiere comunitarie;

- il presbiterio è separato nettamente dalle navate per evidenziare la sua importanza. Viene, spesso, innalzato ed isolato tramite recinti chiamati iconòstasi costituiti da un architrave sostenuto da colonne.

In area piemontese, nella chiesa abbaziale di Santa Maria di Vezzolano, esiste una separazione realizzata in pietra arenaria grigia dipinta, composta da una serie di cinque campate di archi a sesto acuto retti da colonnine in pietra con capitelli fogliati e un doppio registro di bassorilievi policromi raffiguranti le scene della Dormitio, Ascesa al cielo ed Incoronazione della Vergine. Si tratta di un pontile (o jubè, francesismo desunto dall’invito “jube Domine benedicere” rivolto dal predicatore ai fedeli).

L’intensificarsi della presenza di reliquie di santi all’interno delle basiliche decreta, sul piano spirituale, un rafforzamento del rapporto tra Dio e fedeli, e, sul piano architettonico, lo sviluppo di un’aula sotteranea, più o meno estesa, chamata cripta.

Il Romanico: la basilica si trasforma
La basilica paleocristiana esprime un’unità ambientale e una continuità direzionale. La basilica romanica (X-XII sec.) prevede, invece, una articolazione spaziale ricca e complessa che si manifesta internamente negli elementi di sostegno (pilastri a fascio) e nelle massicce pareti.
Il senso della massa si riscontra anche esternamente con portali e finestre strombati, lesene, nicchie e sequenze di archi che ritmano le pareti.
Le facciate (e le torri campanarie) si impongono nel tessuto urbano, enfatizzando il ruolo della Chiesa nella società e determinando il profilo delle piazze pubbliche italiane.

Cattedrale di Santa Maria Assunta, XI sec., Parma 
Cattedrale di San Geminiano, esterno, dal 1099, Modena 
Basilica di San Michele, X-XI sec., Pavia
L’animazione esterna ha
- un valore didattico decorativo e
- una funzione architettonica di scansione e accentuazione di parti strutturalmente e simbolicamente rilevanti dell’edificio.
Ad esempio, il protiro è il mezzo attraverso il quale il vescovo si mostra ai fedeli. Il rosone ha una funzione simbolica legata alla luce. La cupola evidenzia l’incrocio tra navata principale e transetto, proprio dove si trova l’altare maggiore.

Rosone, duomo di Modena 
Protiro, duomo di Modena 
Cupola, Basilica di Sant’Ambrogio
Le navate interne sono divise da campate che rappresentano l’unità di misura spaziale. Essa è l’area delimitata da quattro elementi di sostegno (pilastri o colonne) su cui si imposta una volta a crociera ( = intersezione di due volte a botte).
Nella Basilica di Sant’Ambrogio (XI-XII sec.), a Milano, alle quattro campate della navata centrale corrispondono otto campate nelle navatelle (rapporto 1:2). In più: la volta a crociera è costolonata e ogni campata maggiore è delimitata da pilastri a fascio che comprendono due arcate nel piano inferiore e superiore (matroneo).

PER APPROFONDIRE. Vocabolario dell’architettura medievale
Le varianti in Italia
La bellezza delll’architettura romanica italiana è nella sua varietà. Il Romanico in area padana recepisce maggiormente gli influssi d’Oltralpe mescolandoli con la tradizione costruttiva locale e l’uso di specifici materiali.
Esemplari sono i mattoni a vista e a pietra grigia utilizzati nella decorazione esterna della Basilica di Sant’Ambrogio

Il Romanico toscano, invece, è una mescolanza di elementi lombardi, bizantini e classici con un maggiore alleggerimento delle strutture murarie e un’attenzione alla linearità geometrica nei rivestimenti marmorei esterni.

Influssi bizantini e arabi, riscontrabili in cupole e grandi archi, caratterizzano la linea adriatica, a partire da Venezia

fino alla Puglia in cui il rapporto complicato con il pericolo turco derivante dalle coste rende le strutture basilicali più solide.

Basilica di San Nicola, XI-XII sec., Bari 
Duomo di Trani, metà XII sec.
In Sicilia, gli apporti arabi, bizantini e normanni condizionano soprattutto le decorazioni interne.

Le grandi chiese di pellegrinaggio
Per l’uomo medievale, il pellegrinaggio è un atto penitenziale ed espiatorio, sovente legato allo scioglimento di un voto, lo strumento più efficace per assicurarsi la benevolenza e la protezione della divinità e dei santi. Esso assume il valore di una fondamentale esperienza, una rigenerazione ancora più profonda se il viaggio è lungo e ha come destinazione il sepolcro di Cristo a Gerusalemme o le tombe dei Santi Pietro e Paolo a Roma. A partire dall’XI secolo, il pellegrinaggio europeo di più vasta portata è quello verso la tomba dell’apostolo Giacomo a Santiago de Compostella, in Galizia, nel nord-ovest della Spagna.

Il cammino verso Santiago è formato da diverse tappe di avvicinamento in cui si trovano chiese di grandi dimensioni: ospitare numerosi pellegrini significa moltiplicare gli accessi prevedendo la costruzione di portali non solo sulla facciata principale ma anche al termine del transetto, che, a sua volta, diventa più spazioso. Spesso, sopra i portali, l’interno dei timpani è riccamente decorato con immagini teofaniche ( = manifestazione del divino) per segnalare il ruolo simbolico di soglia, di transito dalla vita quotidiana allo spazio sacro della chiesa.

Appare, nella zona presbiteriale, il deambulatorio (nella pianta, in giallo), un corridoio posto intorno al coro (in rosso) e all’abside (in azzurro) per permettere ai pellegrini di circolare attorno all’altare maggiore, osservare le reliquie del santo ed accedere alle varie cappelle radiali (in verde) per partecipare alle liturgie che si possono svolgere anche in contemporanea.





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