Il ritratto privato nell’antica Roma

Dove vivevano gli antichi romani? Per nostra fortuna, è possibile rispondere a questa domanda poiché l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. ci ha lasciato intatti nel tempo, sotto metri di cenere, le abitazioni delle città di Pompei ed Ercolano.

Se le dimore del ceto medio romano (le insulae) si strutturano come una casa plurifamiliare divisa in appartamenti disposta su più livelli, l’abitazione urbana della famiglia patrizia è la domus.

La domus patrizia

Essa ha pochissime o nessuna apertura verso la strada, ad eccezione, naturalmente, della porta d’ingresso! L’aria e la luce provengono da due spazi rettangolari scoperti al centro: l’atrio e il peristilium. L‘atrio è più vicino all’ingresso, ha una vasca rettangolare per la raccolta dell’acqua piovana (impluvium) e numerose camere utilizzate per dormire (cubicula). Importanti sono il tablinum, la sala di ricevimento, rappresentanza e di lavoro del padrone di casa, e il triclinium, ovvero la sala da pranzo.

Il secondo spazio aperto, invece, chiamato peristilium è un porticato, dotato di giardino con piante e giochi d’acqua. Qui, il padrone e la sua famiglia praticano l’otium (ozio), il riposo consistente in attività di svago letterarie, musicali ed artistiche.

Nell’atrio, i ritratti degli antenati

Tra le norme giuridiche dell’antica Roma, si stabilisce che i patrizi beneficiano dello jus imaginum ossia del diritto a conservare ed esporre nella propria casa i ritratti dei propri antenati. Tali ritratti sono delle immagini in cera chiuse all’interno di piccole teche in legno con il nome e i titoli del defunto. Le teche sono sistemate nell’atrio e sono collegate tra loro da nastri o da strisce dipinte in modo da formare una sorta di albero genealogico.

I ritratti in cera, perciò, tramandano il colorito e la fisionomia della persona, limitatamente al volto e al collo e, non a caso, sono realizzati immediatamente dopo la sua morte. Siccome ogni discendente della famiglia, comprese le donne, hanno la facoltà di portare i ritratti nella nuova casa, si diffonde l’uso di replicare tali immagini anche in bronzo e in marmo.

Ritratto romano jus imaginum scultura
Ritratto di un defunto, prima metà I sec. a.C., marmo, museo Torlonia, Roma

La collocazione dei ritratti nell’atrio non è casuale: l’atrio è lo spazio in cui viene accolto l’ospite e le immagini hanno lo scopo di chiarire subito le condizioni sociali della famiglia, la discendenza, le grandi imprese, il valoroso esempio. Insomma, l’intento è dichiaratamente celebrativo e di esaltazione della propria gens.

Il togato Barberini

Togato Barberini scultura ritratto romano

Il senso di queste pratiche sociali ed artistiche è riassunto dal Togato Barberini (ultimo decennio I sec. a.C., foto a sx), una statua in cui un cittadino romano in toga tiene con orgoglio in mano le teste di due suoi antenati. In effetti, quest’ultime presentano notevoli somiglianze: il volto pieno e tondo, la fronte ampia e alta, le labbra serrate. Probabimente, il togato sta mostrando pubblicamente il ritratto del nonno e del padre.

Il gruppo marmoreo, inoltre, riflette un’usanza riservata ai patrizi: la possibilità di portare in processione i ritratti di famiglia durante i funerali o in occasione di pubblici sacrifici. Lo scrittore Polibio, a tal proposito, scrive: “non è facile per un giovane che aspiri alla fama e alla virtù vedere spettacolo più bello di questo. A chi mai non sarebbero di incitamento la vista delle immagini vive e spiranti di uomini famosi per i loro meriti? […] Rinnovandosi continuamente la fama di virtù degli uomini valorosi, si immortala la gloria di coloro che hanno compiuto qualche nobile impresa e il nome di coloro che hanno servito bene la patria è conosciuto da tutti e si trasmette ai posteri“.

Una questione di stile

Il ritratto di un patrizio romano, come quello conservato nel museo Torlonia di Roma (nella foto sopra), presenta effetti di realismo: le profonde rughe, il naso curvo, gli occhi infossati, le pieghe sul collo, le labbra sottili. Tutto concorre, insomma, a rappresentare la vecchiaia come valore positivo, simbolo di autorevolezza, integrità morale, consapevolezza di appartenere a una ristretto gruppo sociale che ha tuttavia conquistato il potere partendo dalla dura vita del contadino.

La tendenza oggettiva e realistica è tipica della tradizione italica e corrisponde bene al gusto romano.

Esiste, tuttavia, un’altra tipologia di ritratti che privilegia forme più idealizzate e armoniose e che mette in risalto soprattutto l’aspetto intellettuale del personaggio. Questa seconda tendenza si aggancia ad una tradizione greca di matrice ellenistica e ricorda i caratteri della ritrattistica ufficiale di Lisippo.

Per capire la differenza tra la tendenza italica e quella ellenistica, è bene confrontare i due ritratti in marmo dell’imperatore Vespasiano, risalente al 69-79 d.C. Il primo, a sinistra, è un ritratto privato che ha tutti i segni del realismo (rughe, sguardo, occhi). Il secondo, a destra, è un ritratto spiritualizzato ed idealizzato che mostra il sovrano con la fronte larga e lo sguardo sicuro.

Vespasiano ritratto romano scultura

Ritratti contemporanei

La pulsione di farsi ritrarre è rimasta immutata nel tempo. Per gli uomini e le donne che ricoprono importanti responsabilità a livello pubblico, l’immagine è uno degli aspetti fondamentali della comunicazione per esaltare il proprio ruolo, trasmettere fiducia ai cittadini, convincere della bontà delle proprie scelte e dell’azione di governo.

Nel gennaio del 2014, Silvio Berlusconi accetta di farsi fotografare “senza ritocchi” dalla rivista inglese The Sunday Times magazine. L’intento è chiaro: proporsi come un saggio statista, esperto e di successo, avanti con l’età, vittima di un sistema giudiziario – a suo dire – persecutorio. Nell’agosto 2013, infatti, la Cassazione lo condanna in via definitiva per frode fiscale nell’ambito del cosiddetto processo Mediaset. Nell’aprile 2014 (tre mesi dopo la copertina) il Tribunale di sorveglianza di Milano, in esecuzione della condanna, dispone per l’ex premieri l’affidamento in prova al servizio sociale per scontare la pena.

Per Berlusconi, che ha basato tutta la sua carriera politica su un’immagine pubblica tesa ad esaltare il suo aspetto e il successo imprenditoriale, è una scelta inedita rivelarsi come un uomo (all’epoca) di 78 anni con le rughe, stempiato, con la pelle invecchiata nonostante i numerosi interventi di chirurgia plastica.

Al contrario, la cover del dicembre 2008 del settimanale statunitense Times celebra Barack Obama come personaggio dell’anno con un primo piano rassicurante che trasmette carisma e una visione fiduciosa del futuro. Obama, infatti, ha appena vinto la campagna elettorale per diventare il 44° presidente degli Stati Uniti d’America al grido dello slogan Yes, we can.

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