I viaggi di Donatello a Roma

I viaggi formativi di Donatello a Roma sono degli importanti elementi per stabilire la qualità del rapporto tra l’arte del Rinascimento e l’arte classica romana.

Tra il 1402 e il 1404, Donatello si reca a Roma con l’architetto Brunelleschi, reduce dalla sconfitta del concorso bandito per la costruzione della seconda porta del battistero di Firenze. L’obiettivo del soggiorno romano è quello di comprendere le regole dell’arte antica, soprattutto in relazione alle proporzioni del corpo umano adottate nella statuaria e all’uso dei materiali e di tecniche come la terracotta e la fusione in bronzo a cera persa.

Classico e Rinascimento

L’atteggiamento degli artisti rinascimentali verso l’antico non è omogeneo. Tuttavia, per Donatello, lo studio dei pezzi antichi stimola la composizione di opere originali. Tale processo, quindi, non avviene per via d’imitazione ma di assimilazione e rielaborazione dei modelli classici.

Nel Medioevo, la tendenza a guardare l’arte classica si limita alla copia della forma dell’oggetto artistico perché il contenuto rimane ancorato ai significati religiosi. Nel Rinascimento, invece, forma e contenuto classico si ricongiungono: l’artista, dunque, crea opere che siano simili in tutto i sensi a quelle degli antichi.

Donatello antico Roma Rinascimento busto-ritratto bronzo
Donatello, Busto di giovane con cammeo, 1440 ca

Donatello rilancia generi classici plastici scomparsi per un lungo periodo:

  • il busto ritratto,
  • il monumento funebre e
  • il monumento equestre.

Il busto – ritratto

Nel primo caso, in riferimento alla ritrattistica privata dei patrizi, egli elabora un busto ritratto profano che serve a glorificare il committente e a tramandare la propria immagine ai posteri.

Nel Busto di un giovane (1440 ca), conservato al Bargello e scolpito in bronzo, l’opera non è più considerata come un reliquiario, la cui funzione è predominante nell’età medievale. Si tratta, bensì, di un monumento profano che raffigura un ragazzo retto e moderato. Sulla medaglia, infatti, la mente (l’auriga) guida l’anima (il carro) reggendo le redini dei due cavalli, simboli della passione e della ragione.

Il monumento funebre ed equestre

E’ sempre Donatello ad aprire la strada al rinnovamento del monumento funebre nella Toscana rinascimentale. Distaccandosi, infatti, dalla tomba di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia, egli concepisce una tomba monumento come unione di architettura e scultura, funzionale alle nuove esigenze espressive.

Il monumento a Baldassarre Cossa (l’antipapa Giovanni XXIII) si sviluppa in senso verticale su una parete del battistero di Firenze, nello stretto spazio dell’intercolumnio. La salma è distesa sotto una conchiglia che racchiude una Madonna con il bambino. La parte superiore è inquadrata da un baldacchino aperto. Al centro, una lastra decorata da rilievi di geni alati reca incisi il nome e le cariche del defunto. Sotto, tre rilievi raffigurano le Virtù.

Donatello Gattamelata Padova monumento equestre bronzo
Donatello, Monumento al Gattamelata, 1446-50, Padova

Nella lunga permanenza padovana di Donatello, che va dal 1443 al 1453, il Monumento equestre a Erasmo da Narni detto il Gattamelata è tratto dallo studio della statua del Marco Aurelio (161-180 d.C.) del Campidoglio.

Per la realizzazione dell’opera, è necessario l’ok del Senato veneto per le varie novità introdotte nel concepire un monumento moderno, inteso a celebrare la fama dell’uomo al servizio della Repubblica veneta.

Pur avendo la forma di un sarcofago, la base non contiene le spoglie del morto. Si tratta, perciò, dell’esaltazione di un individuo e della celebrazione della sua attività terrena in campo militare proprio nel cuore di uno spazio pubblico, la piazza cittadina padovana.

Il volto del Gattamelata è una ricostruzione ideale basata sull’osservazione dei ritratti privati romani, del personaggio colto negli anni del massimo rigore fisico

La candelabra

Donatello sperimenta il motivo ornamentale della candelabra, una decorazione sviluppata in verticale con elementi fitomorfi (vegetali) e fantastici che ornano solitamente gli elementi architettonici. Essa si ritrova nell’altare del Santo della basilica di Sant’Antonio a Padova: sia in alcune architetture scolpite a stiacciato delle lastre dei Miracoli del santo che nella struttura originaria dell’altare, non più esistente perché smantellato nel 1579.

VEDI un esempio di motivo a candelabra: clicca qui

Il secondo viaggio a Roma

Negli anni 1430-32, Donatello ritorna a Roma in compagnia di Michelozzo di Bartolomeo (Michelozzo Michelozzi, 1396-1472) suo socio già dal 1425, formatosi nel cantiere della Porta nord del battistero di Firenze guidato da Lorenzo Ghiberti.

Questa volta, Donatello si concentra sullo studio dell’arte paleocristiana e tardo antica e ammira le splendide opere dei Cosmati, una famiglia di marmorari romani famosi per le decorazioni a mosaico dei pavimenti e di strutture architettoniche negli spazi sacri.

In questa lastra di pietra, appartenente ai rilievi dell’Altare del Santo nella basilica di Padova, Donatello riprende le decorazioni cosmatesche per la tomba del Cristo nella scena straziante della Deposizione. Rielabora, inoltre, il prototipo antico della morte di Meleagro, un personaggio mitologico, qui raffigurato (a dx) su un sarcofago del II sec. d.C. (Parigi, Louvre).

Da parte sua, Michelozzo affina la sua conoscenza della tecnica della fusione del bronzo e di coniatore di monete. Al ritorno da Roma, diviene il progettista principale di Cosimo I de’ Medici, dalle sue residenze al palazzo Medici-Riccardi.

PER APPROFONDIRE. Vita e opere di Michelozzo di Bartolomeo

2 commenti su “I viaggi di Donatello a Roma”

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