Leonardo e l’antico

L’interesse per l’arte antica e per i modelli della tradizione classica è un tratto distintivo della cultura degli artisti del Rinascimento.

Leonardo impara dapprima a conoscere la statuaria antica a Firenze, nel Giardino di San Marco, dove Lorenzo il Magnifico raccoglie e colleziona una serie di opere classiche. In seguito, approfondisce questi aspetti negli ambienti dell’umanesimo milanese e a Venezia, una città che vanta un legame diretto e di lungo corso con la Grecia.

Nei suoi studi di opere militari, egli progetta carri d’assalto dotati di temibili falci rotanti in grado di aprirsi la strada tra i nemici. Questa macchina da guerra è usata già nell’antichità, sia dai greci che dai persiani ed è nota attraverso un trattato militare dell’umanista Roberto Valturio.

Disegni Leonardo Rinascimento arte classica
Studi di carri falciati, 1485 ca, penna e inchiostro bruno acquerellato con tracce di punta metallica su carta, Biblioteca reale, Torino

A Roma, a contatto con il classico

Nel 1501 Leonardo compie il suo primo viaggio a Roma, dove si stabilisce dal 1513 al 1516 e visita gli scavi della villa di Adriano a Tivoli.

Villa Adriana, II sec., Tivoli

Dedica attenzione agli autori antichi, tra cui Archimede, Plinio e Vitruvio. Nell’opera di Leonardo, il rapporto con l’antichità è caratterizzato da un processo autonomo di revisione e di ricreazione basato sull’osservazione del dato naturale e sull’esperienza diretta, tanto che spesso le sue fonti appaiono dissimulate e non chiaramente riconoscibili.

La famosa testa virile è probabilmente uno studio per un eroe classico idealizzato. Il capo di profilo ricorda le raffigurazioni degli imperatori romani sulle monete e accentua il carattere celebrativo della figura che assume un’espressione fiera e un portamento severo.

Disegni Leonardo Rinascimento arte classica
Testa virile di profilo incoronata di alloro, 1506-10 circa, sanguigna e inchiostro su carta, Biblioteca reale, Torino

Il mito di Ercole

Leonardo guarda alle fonti mitologiche: il disegno di Ercole, visto di schiena, con una clava tra le mani e con il leone Nemeo accovacciato mansueto ai suoi piedi, è la rappresentazione della prima delle dodici fatiche dell’eroe ed è un progetto per una statua mai realizzata, da affiancare al David di Michelangelo in piazza della Signoria a Firenze. Il veloce e sfumato chiaroscuro delle masse muscolari emula il disegno tondeggiando degli antichi affrontando il problema della resa del rilievo sulla superficie piana.

Disegni Leonardo Rinascimento arte classica
Ercole con il leone Nemeo, 1505-08 circa, carboncino e punta metallica su carta, Biblioteca reale, Torino

Il mito di Ercole, d’altronde, è un tema molto richiesto dai committenti nell’età del Rinascimento come testimonia, ad esempio, l’impegno di Baccio Bandinelli (1488-1560) per la scultura di piazza della Signoria.

Il corpo umano

Nel Rinascimento, la grande attenzione riservata allo studio del corpo umano e alla sua rappresentazione fisica nello spazio, coinvolge i giovani apprendisti. Nella bottega, essi affinano le proprie capacità descrittive, partendo dalla copia dal vero di modelli statici. Leonardo, nella bottega del Verrocchio, ha sicuramente sperimentato questa pratica, ma nel corso della sua vita si è poi dedicato a una ricerca più approfondita degli organi interni e delle loro funzioni, della resa del movimento e dell’espressività del corpo.

L’uomo vitruviano: il significato

Il suo occhio indagatore nei confronti della natura, declinata nella forma umana, botanica, geologica o animale, esplora il visibile cercando di arrivare a comprendere l’invisibile. La storia e il significato dell’Uomo vitruviano è emblematica.

Disegni Leonardo Rinascimento arte classica uomo vitruviano
Uomo vitruviano, 1490 ca, punta metallica, penna e inchiostro, tocchi di acquerello su carta bianca, Gallerie dell’Accademia, Venezia

Nel terzo libro del De architectura, Marco Vitruvio Pollione (80 a.C. circa – 20 a.C. circa) scrive che un tempio è regolato da principi di armonia, ordine e proporzione tra le varie parti della costruzione. Lo stesso vale per il corpo umano: la proporzione tra le parti anatomiche corrisponde a dei canoni ben precisi. La testa rappresenta un ottavo del corpo umano, il piede un sesto, il cubito (ovvero l’avambraccio) e il petto un quarto e il centro del corpo umano è nell’ombelico.

Se un uomo fosse messo supino, con mani e piedi stesi, e gli venisse messo un compasso nell’ombelico, il cerchio tracciato toccherebbe le dita delle mani e dei piedi. E così come è possibile inscrivere un corpo in un cerchio, allo stesso modo è possibile inscriverlo in un quadrato: se si prenderà la misura dai piedi fino alla sommità del capo e la stessa misura verrà rapportata a quella delle braccia distese, l’altezza sarà uguale alla larghezza, così come avviene nel quadrato.

Leonardo, però, conosce il pensiero di Vitruvio attraverso l’opera di Plinio il Vecchio, la Naturalis Historiae, in cui si giunge alla stessa conclusione e la cui traduzione in volgare a stampa circola a Venezia negli anni ottanta e novanta del Quattrocento. L’incontro a Milano e Pavia tra Leonardo e l’architetto Francesco di Giorgio Martini (1439-1501) è l’occasione per approfondire il comune tentativo di offrire una rappresentazione grafica del canone vitruviano.

Francesco di Giorgio Martini, Interpretazione dell’uomo vitruviano, 1480 ca; inchiostro su carta, Biblioteca Medicea, Firenze

Leonardo, tuttavia, non intende seguire in modo preciso il canone vitruviano, ma intende fornire, attraverso la sperimentazione empirica, un modello che, pur guardando alla tradizione (la quale, comunque, arriva mediata a Leonardo, che non conosce il latino, o ne ha conoscenze molto vaghe), sia nuovo e aggiornato. Ad esempio, il cerchio e il quadrato non condividono lo stesso centro; l’uomo è in due posizioni (in piedi e supino) e il piede corrisponderebbe a un settimo dell’altezza dell’uomo.

Oltre a definire le corrette proporzioni per la rappresentazione dell’uomo in pittura e in scultura, l’opera ha un significato simbolico: l’uomo è un microcosmo cioè il riflesso di un ordine superiore, quasi un’entità che reca in sé gli elementi che compongono il mondo intero. Sulla base delle riletture cristiane della teoria del microcosmo, il cerchio allude alla sfera divina, mentre il quadrato rappresenterebbe il mondo terreno. L’uomo, a metà tra divino e terrestre, è un elemento di raccordo capace di unire i due mondi.

Questa è soltanto una delle spiegazioni proposte per interpretare l’Uomo vitruviano. Per le altre teorie, clicca qui.

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