La Resurrezione di Piero della Francesca

La Pasqua cristiana celebra la Resurrezione di Gesù, avvenuta, secondo i testi evangelici, nel terzo giorno dalla sua morte in croce, a Gerusalemme, nei pressi del monte Calvario.

L’episodio è stato diffusamente rappresentato in pittura, in tutti i secoli. Esiste, però, una sua rappresentazione che è stata definita come la pittura più bella del mondo da parte di uno scrittore britannico, Aldous Huxley, padre della narrativa distopica novecentesca. Nel 1924, infatti, egli visita Sansepolcro, un piccolo borgo dell’Appenino, tra Urbino ed Arezzo, e rimane incantato dalla Resurrezione del pittore Piero della Francesca (1415-1492), un’opera a tecnica mista (affresco e pittura a secco) ubicata nel palazzo della Residenza, ossia la sede del comune.

Un destino inglese

Vent’anni dopo, nel 1944, in un’Italia tragicamente divisa in due parti a causa del conflitto mondiale, gli alleati e i partigiani cercano faticosamente di liberare la Valtiberina, il territorio in cui si trova Sansepolcro. Il generale inglese, Anthony Clarke, tuttavia, decide di non bombardare la cittadina, disobbedendo ai superiori, per salvare proprio l’opera di Piero, memore della lettura del diario di viaggio del suo connazionale Huxley. Il militare è consapevole del rischio perché la presenza dei nazifascisti è tutt’altro che flebile. La conservazione del patrimonio storico italiano passa anche per la decisione di Clarke che, dopo la guerra, apre una libreria a Cape Town, in Sudafrica.

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L’ex militare inglese Anthony Clarke. Sul fondo, la Resurrezione di Piero della Francesca

Chi è Piero della Francesca?

Piero della Francesca nasce a Sansepolcro e si forma nella bottega fiorentina di Domenico Veneziano. Proprio a Firenze, apprende l’importanza dei valori luminosi, della prospettiva e della geometria. Si afferma come uno dei più ricercati artisti del Rinascimento del Quattrocento lavorando tra Roma, l’Emilia e le Marche alla corte di Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, e Federico da Montefeltro, duca di Urbino. Per quest’ultimo, realizza la memorabile Pala Brera e il doppio ritratto con la consorte, Battista Sforza.

Una Resurrezione senza sepolcro

L’episodio è noto perché narrato nei quattro Vangeli in cui si descrive un sepolcro scavato nella roccia, davanti al quale si rotola una grande pietra. Nel dipinto, però, cè un sarcofago marmoreo scanalato ai bordi, simile a una tomba romana di un personaggio d’alto rango.

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Piero della Francesca, Resurrezione di Cristo, 1467 ca., dipinto murale, Sansepolcro

La presenza dei soldati, invece, è coerente con il racconto di Matteo:

Il giorno seguente [la Crocifissione] si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quell’impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò. Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: E’ risuscitato dai morti. Così quest’ultima impostura sarebbe peggiore della prima!». Pilato disse loro: «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete». Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

Sedute davanti al sarcofago, le quattro guardie dormono, non si accorgono del miracoloso evento. I solidi corpi sono vestiti da indumenti con colori vivaci. I copricapi denotano la ricerca del pittore per la perfezione della forma geometrica del cerchio. Il soldato con l’armatura marrone, posto di fronte all’osservatore, pare essere l’autoritratto di Piero.

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La figura di Gesù

Anzichè ascendere in cielo, Gesù sembra scavalcare il sarcofago con quel piede sinistro poggiato sul bordo. Egli ha un corpo atletico, come una scultura di età classica a cui gli artisti rinascimentali guardano con rinnovato interesse. I segni dei chiodi e la ferita sul costato, infatti, sembrano dei graffi irrilevanti rispetto alla posa e allo sguardo deciso e pensieroso di Gesù, rappresentato come un re vittorioso, coperto non più dal bianco sudario della morte ma da un manto purpureo, il colore della regalità, appunto.

D’altronde, nel capitolo 63 del libro di Isaia, all’interno del vecchio Testamento, si parla del Signore che viene con le vesti tinte di rosso e che avanza nella pienezza della sua forza.

La lezione fiorentina: Masaccio e Donatello

Piero della Francesca ha imparato molto dai suoi soggiorni nella città di Firenze. L’aureola di Cristo nella sua Resurrezione non è un fascio luminoso impalpabile ma risulta solida, reale e geometrica come quelle che ornano le teste di Gesù e degli Apostoli negli affreschi della cappella Brancacci di Masaccio (1427).

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Masaccio, Il tributo, part., 1427, cappella Brancacci, S. Maria del Carmine, Firenze

Similmente, Piero si ispira al Risorto di Donatello, in uno dei pulpiti bronzei della chiesa di San Lorenzo. Ma cita anche il Cristo all’interno di un polittico conservato nel duomo di Sansepolcro realizzato da Niccolò di Segna intorno al 1348.

Donatello, La Resurrezione, pannello del pulpito della Resurrezione, 1460 ca, chiesa di San Lorenzo, Firenze
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Niccolò di Segna, Polittico della Resurrezione, part. del Cristo, 1348 ca, duomo di Sansepolcro

Il simbolismo del paesaggio

L’evento della Resurrezione avviene all’alba della domenica. Piero raffigura un cielo albeggiante davanti al quale si apre un paesaggio con diversi edifici. Con la sua resurrezione, Cristo spacca in due la storia del creato: alla sua destra, è ancora inverno e gli alberi sono spogli; alla sua sinistra, la natura è rigogliosa poiché è giunta la primavera. Insomma, l’annuale rinascita della natura è messa in rapporto con il ritorno in vita del Salvatore.

L’opera come simbolo civico

Lo stemma della città di Sansepolcro riporta proprio il Salvatore di Piero. Come mai una raffigurazione religiosa si trova all’interno del simbolo di un potere civile? La fondazione della città allude all’importazione di alcune preziose reliquie dalla Terrasanta, avvenuta nel periodo medievale delle Crociate ad opera dei pellegrini Arcano ed Egidio.

Inoltre, l’opera è il simbolo politico comunale poiché è stato definitivamente dimostrato che la sua collocazione originaria era sulla parete di fondo dell’arengario della città, una sorta di balcone, coperto da una tettoia, all’interno del quale i governanti si rivolgevano alla cittadinanza radunata nella piazza antistante per comunicare alcune decisioni ed effettuare le cerimonie. Questa sorta di tempietto è costruito quando la dominante Firenze medicea riconosce a Borgo Sansepolcro il diritto di avere un gonfaloniere scelto tra i suoi cittadini. E Piero della Francesca, eccellente artista rinascimentale di quella terra, viene chiamato a decorare questa struttura mettendo in relazione il Re vittorioso dalla morte con la ritrovata libertà dei suoi concittadini.

Le fonti archivistiche, inoltre, hanno confermato che l’arengario è distrutto nel 1518 e l’opera è spostata (con la tecnica dello strappo) all’interno del palazzo su una parete costruita per l’occasione.

Il restauro

Il dipinto è stato restaurato dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze tra il 2015 e il 2018 ma l’intera operazione di ricerca, osservazioni e studi è durata 9 anni. Le fasi più importanti di intervento si sono concentrate sul consolidamento del supporto, pulitura e ritocco pittorico. E’ emerso che Piero ha effettuato 19 giornate di lavoro per completare l’opera, dedicando una giornata intera a creare il volto del soldato che, presumibilmente, è il suo autoritratto.

VEDI I VIDEO per approfondire le sequenze del restauro.

L’enigma della scritta

Il dipinto è inserito tra due colonne scanalate di ordine corinzio. Sotto, su una base a finto marmo, si intravedono alcune lettere dell’alfabeto, le uniche rimaste a seguito di un danneggiamento. Secondo gli studiosi, è una citazione di un passo della raccolta di lettere indirizzate da Seneca a Lucillo, le Epistulae morales ad Lucilium. La frase completa, diventata un popolare motto nel Quattrocento, è omne humanum genus morte damnatum est. Il significato? Tutto il genere umano è condannato a morire. Per i cristiani, però, dopo la morte, c’è la Resurrezione!

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