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Capire Lorenzo Lotto

Ripercorrendo la vita di Lorenzo Lotto (1480 ca–1556), uno dei maggiori pittori del Rinascimento in Italia, sembra che egli si trovi sempre nel posto giusto al momento sbagliato.

La sua città natale, Venezia, infatti, gli chiude ben presto le porte poiché diventa il privilegiato terreno d’azione di Tiziano (1490 ca-1576) che riesce ad intercettare la totalità delle grandi committenze pubbliche e del patriziato locale.

Successivamente, Lotto tenta la definitiva consacrazione a Roma. Riesce, in un primo momento, ad ottenere un ruolo all’interno del cantiere delle decorazioni del nuovo appartamento di papa Giulio II (le Stanze Vaticane). Tuttavia, il pontefice, ben presto, affida la responsabilità degli affreschi soltanto a Raffaello (1483-1520) costringendo Lotto a ripiegare nuovamente in provincia.

Proprio in provincia, tra Treviso, Bergamo e le Marche (allora appartenente allo Stato pontificio), Lotto si afferma come un formidabile ritrattista. Ma si specializza anche in soggetti sacri, innovando le rappresentazioni delle pale d’altare.

Le pale d’altare nelle chiese

La pala è un quadro posto dietro l’altare di una chiesa commissionata da laici o religiosi che, per vari motivi, si aggiudicano il patronato delle cappelle private.

Già nel Trecento, il quadro d’altare è il polittico, vale a dire un insieme di pannelli dipinti gerarchicamente assemblati, solitamente in tre livelli sovrapposti (dal basso verso l’alto: predella, parte centrale e cimasa), sviluppato verticalmente e con una preziosa cornice.

Nel corso del Quattrocento, si passa gradualmente dal polittico alla tipologia della pala unitaria.

La pala Martinengo di Bergamo

La Pala Martinengo (1513-16, chiesa di S. Bartolomeo, Bergamo) è una pala unitaria raffigurante una Sacra Conversazione, ovvero una sorta di muto colloquio tra la Madonna con il Bambino collocati su un trono e i numerosi santi disposti ai lati.

Lorenzo Lotto Rinascimento Italia
Lotto, Pala Martinengo, 1513-16

Nella tradizione veneta e centroitaliana, la scena è ambientata in un’abside. Qui, invece, si vede un’intera chiesa con una profonda fuga di colonne, al limite tra la luce e il buio.

Essa richiama le architetture milanesi di Donato Bramante (1444-1514).

L’apertura circolare al posto della cupola riecheggia il lavoro di Mantegna a Mantova nella Camera degli Sposi (1465-74).

La caratterizzazione dei personaggi, tuttavia, stupisce maggiormente. Ogni figura è portatrice di diversi moti dell’animo, di una gestualità spontanea e semplice, di un universo fatto di intimi affetti comunicanti tra loro, tutti elementi debitrici delle ricerche leonardesche.

Moti dell’animo e gesti: Lotto leonardesco

Già nella Deposizione (1512), Lotto è riuscito ad accentuare in maniera passionale le espressioni dei protagonisti.

Lorenzo Lotto Rinascimento Italia

Sono evidenti i gesti disperati delle donne e lo sforzo del portatore di sinistra a reggere il sudario aiutandosi addirittura con i denti.

Nella Pala di Santo Spirito (1521) nell’omonima chiesa bergamasca, Lotto, al contrario, dipinge un dolce San Giovannino che gioca con l’agnellino che, a sua volta, cerca di liberarsi da un abbraccio troppo forte.

La pala di San Bernardino a Bergamo

Lorenzo Lotto Rinascimento Italia
Lotto, Pala di S. Bernardino, 1521

La pala di Santo Spirito e la Pala di San Bernardino (1521), hanno in comune una nuova ambientazione, aperta sul paesaggio.

In quest’ultima, Lotto invita il fedele a partecipare all’evento che resta attratto sia dall’angelo in primo piano che si volge a intercettare il suo sguardo e sembra trascriverne le suppliche su un librone, sia dall’affettuosa intimità dei santi.

Sulla destra, infatti, Sant’Antonio Abate e san Giovanni Battista dialogano tra loro.

San Bernardino parla con la Vergine che risponde con un gesto della mano.

Per dirla con le parole dello storico dell’arte Giulio Carlo Argan: “Sotto lo schermo leggero […] la sacra conversazione perde ogni ritualità, diventa amabile e confidenziale: con un gesto dimostrativo, quasi da popolana, la Madonna sembra dichiarare (e l’angelo in basso scrive) che tutta la verità è lì, nel Cristo bambino e benedicente“.

L’Annunciazione di Recanati

La volontà di trasmettere messaggi e significati in modo diretto e popolare continua nell’Annunciazione del 1534. La scena avviene all’interno di una stanza ove tutti i dettagli sono indagati con lenticolare accuratezza, quasi con un sapore fiammingo (confronta I coniugi Arnolfini di Jan van Eyck): il letto con il baldacchino e la mensola con gli oggetti di uso quotidiano, dalla cuffia, al calamaio, all’asciugamano ricamato.

Lorenzo Lotto Rinascimento Italia

Nuovissima è la rappresentazione dell’episodio evangelico.

All’apparire dell’angelo (una presenza viva che proietta la sua ombra sul pavimento) la Madonna si gira di scatto in preda al terrore e si rivolge direttamente al fedele costringendolo a partecipare emotivamente al proprio turbamento.

Persino il gatto fugge spaventato inarcando la schiena, un simbolo della sconfitta del male contrapposto alla figura di Dio che appare in alto, nel loggiato.

In questa maniera, Lotto si allontana dal linguaggio artistico ufficiale proposto da Tiziano nell’Annunciazione Malchiostro degli stessi anni. Sottolinea, infatti, sempre Argan: “la Vergine di Tiziano è una regina in preghiera che si volge nobilmente a ricevere nel suo palazzo il messaggero divino. La Vergine del Lotto è una brava ragazza; il messaggio la coglie di sorpresa mentre prega nella sua stanza; non osa neppure volgere il capo; il suo gesto, quasi di difesa, è quello di chi si sente colpito alle spalle da un richiamo improvviso“.

Lorenzo Lotto, il diverso

La produzione di Lotto rispecchia la crisi religiosa che attraversa il mondo cattolico europeo di quegli anni. Al 1517-20 risale, infatti, la Riforma protestante, e al 1527 il Sacco di Roma.

L’esigenza di una vita più aderente al messaggio evangelico e più autenticamente spirituale inducono a una diversa interpretazione in pittura delle scene evangeliche ed agiografiche.

Ancor prima delle disposizioni del Concilio di Trento (1542-63), Lotto, animato da una personale tensione religiosa, si pone il problema della rappresentazione facendo in modo che il popolo comprenda visivamente le scene raffigurate, attualizzandole in modo da venire recepite e vissute in realtà.

Da qui, la forte componente popolare della sua arte, il ricorso a una narrazione lineare e scorrevole che rifugge l’astrazione e l’idealizzazione, che parla al cuore più che all’intelletto.

Nel 1542, grazie a Lotto, fa irruzione per la prima volta in una pala d’altare il popolo, una folla tumultuosa composta dalla povera gente che, nella parte destra, dona le proprie suppliche a un diacono che le passerà al vaglio di Sant’Antonino che, a sua volta, su diretta ispirazione degli angeli consiglieri, ordina ad un altro prelato di distribuire l’elemosina.

È il riflesso di ciò che avviene quotidianamente nella città di Venezia in cui l’elemosina viene ufficialmente organizzata per porre termine al dilagare del dramma della povertà.

De L’elemosina di Sant’Antonino e, in generale, della lezione di Lorenzo Lotto, si ricorderà uno dei più grandi artisti del Seicento, Caravaggio.

Lorenzo Lotto Rinascimento Italia
Elemosina di S. Antonino, 1542

2 commenti su “Capire Lorenzo Lotto”

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