Capire Jan Van Eyck

Per comprendere l’altro Rinascimento, quello che si sviluppa fuori dall’Italia, bisogna recarsi nelle Fiandre, nel cuore dell’Europa, e soffermarsi sulla vicenda artistica di Jan Van Eyck, documentato dal 1390 fino al 1440.

La sua vita, le opere e le novità pittoriche si prestano facilmente ad una schematizzazione che propongo di seguito.

Un insolito pittore di corte

A partire dal 1425, Jan è al servizio del duca di Borgogna, Filippo il Buono, che lo tiene in grande considerazione, accordandogli privilegi e ricompense, una rendita fissa e la libertà di lavorare anche per una committenza non cortigiana legata al mondo della ricca borghesia.

Jan, inoltre, è presente in una missione diplomatica in Portogallo per contrattare il nuovo matrimonio del duca con la figlia del re, Isabella, con il compito di ritrarre la promessa sposa. Alcuni studiosi ritengono che il pittore abbia preso parte ad un lontano viaggio per la Terrasanta. Consapevole del proprio ruolo, inizia a firmare i suoi quadri riconoscendosi come ideatore ed esecutore materiale dell’opera facendo della cornice lo spazio privilegiato della comunicazione con l’osservatore.

Gli esordi nella miniatura

Van Eyck è capace di rendere minuziosi dettagli estremamente realistici e sa muoversi con maestria nelle opere di dimesioni più piccole utilizzando pennelli molto sottili. Egli, infatti, nasce come miniatore per soddisfare le numerose richieste di un prodotto artistico prediletto dalla nobiltà, ovvero il libro decorato.

Il Libro d’ore è un volume destinato alla devozione privata. Contiene le preghiere corrispondenti alle varie ore della giornata, accompagnate da ricche illustrazioni di soggetto religioso. Nel Libro d’Ore Milano-Torino è stata riconosciuta, in alcune carte membranacee conservate presso il Museo di Arte Antica di Torino, la sua mano.

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Nascita di San Giovanni Battista, part. del Libro d’Ore Milano-Torino, 1450

Nella pagina con la Nascita di San Giovanni Battista, in pochi centimetri, l’artista riempe lo spazio di microscopici oggetti aprendo la prima stanza alla vista di due altri ambienti.

L’innovatore della pala d’altare

Diversamente dall’Italia, le pale d’altare fiamminghe, olandesi e tedesche sono prevalentemente intagliate. Alla pittura, quindi, spetta un ruolo marginale, quella di decorare gli sportelli laterali.

Con il polittico dell’Agnello mistico (1424-32), Van Eyck realizza per la prima volta un’opera puramente pittorica. Inserisce, anzi, delle finte sculture, dipinte a monocromo, nella zona inferiore esterna al polittico, aprendo, così, la stessa tematica affrontata dall’Umanesimo fiorentino, ovvero il paragone tra l’arte della scultura e della pittura.

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Polittico dell’Agnello mistico, sportelli chiusi, 1424-32

Il registro inferiore è infatti organizzato da nicchie illusionistiche in cui sono disposti, ai lati, i committenti, Joos Vyd, un funzionario del tribunale cittadino di Gand, e sua moglie. Al centro, i santi patroni, San Giovanni Evangelista e Battista, rappresentati come delle sculture in pietra e sopraelevati su basamenti dove è inciso il loro nome.

Il ritrattista

Jan è l’inventore del ritratto moderno, attento ad ogni imperfezione e peculiarità del volto. I suoi ritratti si oppongono al ritratto rinascimentale italiano. Per approfondire l’argomento, clicca sul mio post

Il quadro di devozione

Il quadro di devozione è un dipinto di contenuto religioso, dominato da un’atmosfera silenziosa e contemplativa, che invita alla meditazione. Le figure dei committenti subiscono una radicale trasformazione di ruolo diventando parte integrante della rappresentazione, come se fossero realmente presenti all’apparizione divina. In precedenza, infatti, la figura del committente/donatore era rimpicciolita o marginale; ora diventa coprotagonista a tutti gli effetti all’interno di uno spazio realistico quotidiano accanto ai personaggi divini, veri attori in carne ed ossa.

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La Madonna del cancelliere Rolin, 1434-35 (?)

Ne La Madonna del cancelliere Rolin (o ne La Madonna del canonico Van der Paele, 1436), il pittore gioca con le potenzialità dell’illusione pittorica, rendendo labili i confini tra la realtà e la finzione. Infatti, i personaggi sacri sono sono solo una visione interiore, una proiezione visibile di ciò che viene raffigurato nella mente dei protagonisti terreni.

Il simbolismo

La presenza di numerosi oggetti che si impongono allo sguardo dello spettatore alludono a un significato diverso da quello reale. Nel famoso dipinto raffigurante i coniugi Arnolfini ogni elemento ha un preciso significato, dal letto a baldacchino, al cane, al lampadario, alla frutta sulla finestra.

Per districarsi nella miriade di significati, consiglio questo approfondimento.

Inoltre, Van Eyck introduce in più opere l’elemento dello specchio (o del riflesso) che dilata lo spazio dipinto.

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Il fidanzamento degli Arnolfini, part. dello specchio sulla parete di fondo, 1434

La pittura ad olio

La novità fondamentale della pittura fiamminga è l’utilizzo di colori ad olio, una tecnica ancora sconosciuta nel resto dell’Europa. I colori usati dai fiamminghi vengono invece lavorati incorporando i pigmenti minerali o terrosi con oli estratti dal lino, dalla noce e dal papavero. Questo materiale, seppure più lento ad asciugare permette di procedere per sovrapposizione di velature successive, ottenendo graduali passaggi tonali. Inoltre l’olio è una sostanza fluida, trasparente e traslucida, che rifrange la luce in modo diverso rispetto alla tempera e crea superfici lucide e vivide.

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Polittico dell’Agnello mistico, part. Adamo, 1424-32

Curiosità

1 commento su “Capire Jan Van Eyck”

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