La statua onoraria nell’Impero romano

Nei secoli dell’Impero romano, l’arte ufficiale ha la funzione di comunicare contenuti politici ed ideologici all’intera popolazione.

Dal 31 a.C., la vittoria navale ad Azio di Ottaviano su Antonio e Cleopatra inaugura una nuova era (che dura fino alla fine del II sec. d.C.) in cui il Senato riconosce al vincitore un potere assoluto nominandolo a vita a capo dell’esercito (imperator) e principe dei senatori (cioè il primo fra tutti, princeps senatus). Ottaviano riceve anche il titolo di Augusto che significa degno di essere venerato identificandolo come colui che accresce e garantisce il benessere della patria.

L’arte, insomma, è lo strumento per coltivare consenso, consolidare il potere, fare propaganda e affermare l’egemonia di Roma su tutte le province. Per tale motivo, il volto pubblico del sovrano trova diffusione in tutto l’impero attraverso statue e rilievi che decorano le piazze, le strade e i monumenti oppure su monete e gemme preziose.

Le monete e la circolazione delle immagini

Le monete, che circolano nelle mani di ogni suddito, hanno

  • un lato principale (detto recto) che ospita il ritratto dell’imperatore di profilo, e
  • un retro (detto verso) in cui si mette in scena un preciso evento storico o le virtù del princeps, scegliendo in maniera accurata attributi e personificazioni da rappresentare.
monete roma adriano imperatore ritratto

Questo sesterzio di bronzo (119-122 d.C.) rappresenta Adriano a mezzo busto con la corona di alloro in testa (simbolo di potere e vittoria), un lembo del mantello ricandente sulla spalla e la barba incolta alla maniera dei filosofi greci, segno della sua passione per la cultura greca (fonte: Gallerie Estensi).

La legenda, ovvero la scritta che si adatta alla circonferenza della moneta, serve ad esplicitare meglio il soggetto. Difatti, riporta il nome di Adriano con le titolature di Imperatore, Cesare, figlio adottivo di Traiano, Augusto, Pontefice Massimo e con la citazione della Tribunicia Potestas e del terzo anno di consolato. Sul rovescio compare la rappresentazione dell’imperatore in abbigliamento di Pontefice Massimo e la legenda providentia deorum.

La ritrattistica imperiale

Per i Romani, il volto esprime la qualità della persona mentre l’aspetto del corpo indica il ruolo pubblico. All’interno di questo codice iconografico, si distinguono 4 modi di rappresentare l’imperatore:

  • la statua nuda richiama il mondo e le gesta di eroi e divinità ed è spesso utilizzata nelle province orientali;
  • la statua togata fa riferimento all’equilibrio nell’amministrazione del potere e alla dignità del cittadino romano;
  • la statua loricata, cioè vestita da una corazza, allude al valore militare, all’intraprendenza, coraggio e autorevolezza;
  • la statua equestre si distingue per monumentalità e prestigio.

Augusto come Giove

Augusto Ottaviano statua Giove ritratto onorario

Da Ercolano, proviene questa statua bronzea, risalente al 48 d.C. che rappresenta Augusto come una figura divinizzata, con un fascio di fulmini nella mano sinistra, al pari del supremo Giove.

Spesso, dopo la morte di un imperatore, il suo successore provvede a consacrarne la memoria dichiarandolo Dio. Tale pratica è conosciuta con il nome di apoteosi (in greco, divinizzazione) che culmina con la dedicazione di templi e con un vero culto, con sacerdoti e sacrifici. L’apoteosi, però, può anche trasformarsi in damnatio memoriae, cioè la sistematica distruzione delle immagini e delle iscrizioni di un imperatore giudicato negativamente dal suo successore o dal Senato.

Un caso di damnatio memoriae contemporanea: l’abbattimento della statua del dittatore iracheno Saddam Hussein, 9 aprile 2003

PER APPROFONDIRE. Perchè vengono abbattute le statue in America?

Augusto pontefice (da via Labicana)

Augusto ritratto toga scultura impero

In questa scultura (inizio I sec. d.C.), Ottaviano si presenta come il difensore della tradizione e della religiosità dei padri. L’immagine, infatti, è dominata dal concetto della pietas, la devozione verso gli dèi e gli antenati. Non a caso, in quegli anni, egli è nominato pontifex maximus, ossia capo di tutti i collegi sacerdotali.

Augusto è a capo coperto, con una toga fitta di pieghe, in procinto di celebrare un sacrificio, con la mano destra (perduta) a reggere un piatto rituale. L’abito togale, d’altronde, indica che si sta compiendo un atto pubblico.

Augusto di Prima Porta

Il ritratto più celebre di Ottaviano è una statua a figura intera con il braccio destro alzato nell’atto di chiedere silenzio prima dell’adlocutio (l’incitamento ai soldati prima del combattimento). Ai suoi piedi, c’è il piccolo Eros a cavalcioni su un delfino che rimanda a Venere, la madre di Augusto, progenitrice della dinastia Giulia e, quindi, secondo la tradizione, allude alle origini divine dell’imperatore.

Sulla corazza, c’è un preciso messaggio politico. Infatti, è riportato un fatto reale, avvenuto nel 20 a.C., quando Ottaviano ottiene la restituzione delle insegne romane da parte dei Parti, a seguito di una disastrosa sconfitta risalente al 53 a.C. Per l’impero, si tratta di una importante vittoria diplomatica che mette in sicurezza i confini orientali e disinnesca future tensioni.

A destra della corazza, si nota il re dei Parti restituire il vessillo. Ai lati, siedono due personificazioni delle province pacificate. La scena è ambientata in un paesaggio cosmico con le figure della Luna, del Sole, del Cielo e della Terra, per evidenziare come il princeps sia il garante dell’ordine universale.

Stilisticamente, la scultura richiama i caratteri della statuaria greca di età classica: bellezza ideale nella perfezione anatomica, ponderazione e solennità nella postura, come il Doriforo di Policleto. Allo stesso Doriforo, rimanda il volto che, pur riproducendo le fattezze del personaggio, appare sereno e idealizzato.

Statua equestre di Marco Aurelio (161-180 d.C)

Marco Aurelio fa il suo ingresso solenne in città salutando il suo popolo con serena benevolenza nel gesto caratteristico della scena di adventus. Il braccio destro sollevato è un atto di pacificazione e clemenza, è il simbolo della fine della battaglia. L’espressione serena e concentrata del volto risponde ai principi morali del princeps e dell’esercizio del suo potere inteso come un servizio fondato sulle virtù. Il cavallo segue con sicurezza l’imperatore, con la zampa anteriore sollevata per compiere un nuovo passo.

Il monumento in bronzo dorato è una calibrata combinazione di dinamismo e immobilità e una sua copia si trova al centro della piazza del Campidoglio a Roma, all’interno dell’allestimento spaziale di Michelangelo risalente al 1534-38.

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Piazza del Campidoglio, Roma

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