Gli spiritelli di Donatello

Gli spiritelli sono piccoli fanciulli alati, di sesso maschile, rappresentati nudi, con sembianze tenere e paffute, riccioli spettinati, occhi irriverenti e talvolta sorrisi ammiccanti.

Nel Rinascimento, soprattutto ad opera di artisti come Donatello (1386 circa – 1466) e Luca della Robbia (1400-1482), essi si trovano in contesti sacri e profani.

Lo spiritello sacro

Nei contesti sacri, gli spiritelli sono considerati i messaggeri tra il Cielo e la Terra o sono identificabili come gli angeli della tradizione cristiana. Ad esempio, il simpatico spiritello con tamburello, un tempo facente parte dell’apparato scultoreo del fonte battesimale del Battistero di San Giovanni a Siena, è disposto su una conchiglia sovrapposta a una ghirlanda in una posa instabile che evoca il contrapposto di molte statue classiche.

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Donatello, Spiritello con tamburello, 1429, Berlino, Staatliche Museen (proveniente dal fonte battesimale del Battistero di San Giovanni, Siena)

Gli spiritelli nelle grandi architetture sacre in Toscana

I putti di Donatello sono colti in atteggiamenti vivaci mentre danzano, suonano, giocano o amoreggiano. Essi sono i maggiori protagonisti di alcuni complessi scultorei sacri quali il pergamo di Prato (1428-1438) e la cantoria del Duomo di Firenze (1433-1439). Nei due complessi marmorei, Donatello richiama il tema della musica e, perciò, allestisce una sfrenata e instancabile danza di spiritelli esuberanti che si collocano dentro lo spazio continuo del parapetto suddiviso da colonnette e impreziosito da inserti musivi.

Donatello, quindi, si mostra alternativo alle composizioni misurate ed equilibrate del contemporaneo Brunelleschi.

Egli rende la scena vitale, rifiuta una rigida composizione e sceglie di lasciare le figure più abbozzate. In effetti, secondo Vasari, “tutte le cose che vanno lontane hanno più fierezza e maggiore forza se sono una bella bozza che se sono finite; et oltre che la lontananza fa questo effetto, pare anco che nelle bozze molte volte, nascendo in un sùbito [cioè in un instante] dal furore dell’arte, si [e]sprima il concetto in pochi colpi“.

Lo spiritello profano

Nei contesti profani, invece, essi sono considerati il simbolo di una forza invisibile e incontrollabile che anima il corpo umano e assumono perlopiù una funzione decorativa.

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Donatello, Attis-Amorino, 1435-40, Museo del Bargello, Firenze

L’Attis-Amorino è una scultura paffuta a tutto tondo di bronzo che danza e sorride. Il suo significato è abbastanza misterioso da decifrare poiché Donatello ha inserito contemporaneamente vari attributi iconografici, non collegabili tra loro.

In effetti, i curiosi pantaloni aperti davanti, da cui fuoriesce il pisellino, fanno propendere per Attis, divinità frigia della fecondità. Le ali sulla schiena lo avvicinano al dio Amore (Cupido), mentre le alucce alle caviglie a Mercurio. La coda retrostante ricorda un satiro e il serpentello rimanda a Ercole bambino. Infine, la cintura decorata sul retro da capsule di papaveri allude all’emblema dei possibili committenti, la famiglia Bartolini Salimbeni.

APPROFONDIMENTO. Capire Donatello

Il richiamo all’antichità

La presenza di cupidini e genietti si riscontra già nell’antichità classica, soprattutto come ornamento dei sarcofagi di alcuni uomini virtuosi che Donatello sicuramente vede e studia nei suoi due viaggi a Roma.

Secondo gli antichi culti dionisiaci di matrice pagana, infatti, i putti abitano il paradiso di Dioniso e, spesso, nelle raffigurazioni, sono intenti a vendemmiare. Il vino, che si ricava dall’uva, diventa simbolo di rinascita, quella a cui aspira l’eroe nell’aldilà.

Con la diffusione del cristianesimo, alcuni aspetti iconologici pagani sono utilizzati nell’immaginario cristiano: la figura del putto viene dunque associata al concetto cristiano di salvezza, in diretta connessione con il motivo del vino versato da Gesù nell’Ultima Cena e simbolo del suo sangue, dunque del suo sacrificio per redimere l’umanità.

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