Spazi pubblici nel Medioevo italiano

La più originale creazione della città italiana è la piazza. Essa è l’erede più nobile e più consapevole dell’agorà greca e del foro romano. È un luogo di discussione e d’incontro, di commercio e di scontro politico, di festa e di lutto. Teatro di rituali collettivi (come il Palio di Siena), si presta alle manifestazioni civiche, accoglie cerimonie religiose, si trasforma talora in mercato, si circonda di caffé e altri luoghi di conversazione.

Sono le parole dello storico dell’arte Salvatore Settis, in un articolo in cui denuncia l’uso distorto della piazza ai nostri tempi. La piazza, dunque, è un’invenzione tutta italiana con la sua trama urbana, le stratificazioni storiche e la memoria culturale dei cittadini che vi abitano.

La nascita dei Comuni

Una data importante è il 1176 quando, a Legnano, la Lega lombarda sconfigge l’imperatore Federico Barbarossa decretando la fine delle pretese imperiali sulla parte settentrionale della penisola e il riconoscimento delle autonomie cittadine. Nascono, così, i Comuni e si pone fine alla lunga lotta delle investiture che vede contrapposti l’imperatore (i ghibellini) e il papa (i guelfi).

Un nuovo edificio: il broletto

Dal nuovo assetto politico, nasce l’esigenza di disporre di uno specifico edificio come sede del potere civile esercitato dai rappresentanti delle forze emergenti della municipalità. Nell’area padana, dunque, si costruiscono i primi broletti ovvero delle sedi stabili per accogliere gli organismi del nuovo governo, generalmente eretti su due piani. C’è, infatti, un piano terra porticato, in diretta comunicazione con la piazza, dal quale, attraverso una scala esterna, si giunge ad un primo piano con un grande salone, spesso affrescato e coperto da travi lignee.

Gli esempi nel nord e centro Italia

L’assetto urbanistico della città cambia. Si parla di trasformazione policentrica. Infatti, alla piazza religiosa in cui si trova il duomo e la sede vescovile (con l’aggiunta, spesso, di un battistero autonomo, nel caso in cui la città è una sede arcivescovile), si affianca una piazza alternativa con il broletto, espressione del potere civile.

A Pavia, ad esempio, il duomo e il broletto, pur essendo attigui, determinano due piazze, due distinti spazi, uno civile e l’altro religioso a cui si aggiunge un terzo spazio commerciale a sud (piazza Cavagneria).

Talvolta, infatti, accanto al polo laico e al polo religioso, esiste un’altra piazza in cui si svolgono mercati e fiere. A Verona, ad esempio, la piazza politica denominata dei Signori è collegata con lo spazio commerciale che prende il nome di piazza delle Erbe (che sorge, tra l’altro, nell’antico luogo in cui era il foro romano).

Proprio sulle fondazione dell’anfiteatro romano, invece, sorge la piazza di Lucca con la sua originale forma ellittica e i suoi palazzi coloratissimi.

A Todi, il potere religioso e civile spartiscono la stessa piazza: da una parte c’è il monumentale complesso degli edifici laici, tra cui i Palazzi del Podestà e del Capitano del Popolo, dall’altra il duomo.

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Piazza del Popolo, Todi

Una formula più grandiosa assume il broletto di Piacenza: sopra un profondo portico, si innesta un piano superiore in laterizi scandito dall’elegante ritmo di ampie polifore, chiuso in alto da merlature a coda di rondine e torrette. D’altronde, in questi nuovi edifici, si recepiscono appieno gli elementi architettonici dello stile gotico: archi acuti e volte a crociera costolonate.

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Broletto (detto il gotico), 1281, Piacenza

PER APPROFONDIRE. Vocabolario dell’architettura medievale

Gli assetti urbani nella pittura di Giotto

Anche Giotto, acuto osservatore della realtà cittadina, si accorge di questa trasformazione. Egli rappresenta gli edifici civili e religiosi in contrapposizione sullo sfondo dello scontro tra San Francesco e il padre, il mercante Pietro di Bernardone, nell’affresco della Rinuncia dei beni terreni del ciclo della basilica di Assisi.

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Giotto, San Francesco rinuncia ai beni terreni, 1290-95, basilica superiore, Assisi

Il caso toscano: Firenze

In Toscana, è diffuso un tipo di palazzo pubblico a blocco unico e compatto articolato su diversi piani, chiuso da una merlatura e arricchito da un’alta torre interna al corpo di fabbrica. Questa tippologia viene fissata nel Palazzo dei Priori, o Palazzo Vecchio, di Firenze, progettato da Arnolfo di Cambio nel 1299 e concluso quindici anni più tardi con l’inserimento della torre campanaria, alta 95 metri.

L’edificio ha un aspetto militaresco, rivestito in macigno bugnato con un altissimo zoccolo interrotto solo da strette monofore e una cornice sporgente munita di caditoie e merlatura. Nell’insieme, il palazzo appare in armonico rapporto con

  • la piazza antistante, secondo i criteri di bellezza e razionalità dell’urbanistica fiorentina, e con
  • la Loggia dei Lanzi, costruita fra il 1376 e il 1382 per accogliere le assemblee del popolo e le cerimonie pubbliche, ad esempio quelle per l’insediamento dei Gonfalonieri e dei Priori.
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Piazza della Signoria, Firenze

Di committenza comunale, è anche il complesso architettonico di Orsanmichele (1336) che sorge per ospitare attività civiche, religiose ed economiche, posizionato a metà strada tra la piazza della Cattedrale e la piazza della Signoria. La struttura ricalca i broletti di area padana e serve per conservare il grano e come sede di funzioni religiose della confraternita laica della compagnia della Madonna di Orsanmichele.

Orsanmichele, 1336, Firenze

Il caso toscano: Siena

A Siena, il Palazzo Pubblico comunale, iniziato nel 1298, è diviso in una parte centrale, più alta, e in due ali laterali. L’interno serve come sede

  • del podestà che presiede i consigli cittadini, guida l’esercito in guerra e amministra la giustizia civile ed in parte quella criminale
  • e del governo dei Nove, un organismo costituito dalle famiglie mercantili più ricche che governa dal 1287 al 1355.

L’esterno include molti caratteri dell’architettura residenziale senese: un basamento in pietra grigia, un corpo centrale in mattoni rossi con le candide finestre a trifora e il coronamento a merli su arcatelle. Con la costruzione del campanile, noto come Torre del Mangia, inoltre, la collettività si appropria di un “tempo civile” che misura la vita materiale, gli interessi di chi lavora, produce e fa affari, diverso dai ritmi temporali liturgici scanditi dalla torre campanaria del duomo.

La Piazza del Campo è concava, a nove spicchi, a forma di conchiglia, ma la sua forma rimanda anche al mantello della Vergine, protettrice della città. Lo scenario unificato esalta il palazzo e, simbolicamente, il modello politico senese.

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Piazza del Campo, Siena

Il sentimento di orgoglio civico e la coscienza di una comune identità culturale si esprime attraverso il ciclo pittorico nella Sala della Pace del Palazzo comunale. Nell’ Allegoria ed effetti del Buono e Cattivo Governo in città e campagna è visibile una veduta della città medievale toscana, fuori e dentro le mura.

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Ambrogio Lorenzetti e aiuti, Allegoria ed Effetti del Buono e Cattivo Governo in città e in campagna, 1337-1339, affresco, Palazzo comunale, Siena

Tra mura, torri e portici

Il paesaggio urbano medievale italiano si compone di mura e porte di ingresso alla città che hanno una funzione difensiva. Le porte, soprattutto, mettono in comunicazione il centro con il circostante contado e sono gli elementi su cui vengono inserite delle scritte monumentali su supporto marmoreo o di pietra (epigrafi) per trasmettere vari infomazioni (i nomi dei governatori cittadini, le caratteristiche del comune …).

Vero l’alto, invece, oltre il campanile che si trova accanto alla chiesa maggiore e che regola il tempo sacro, svettano anche torri civiche con funzioni militare. A San Gimignano, nei pressi di Lucca, in Toscana, i diversi clan familiari, in occasione di scontri e prese di potere, si rifugiano nella torre di famiglia. L’altezza, poi, denota la loro richezza, potere e il prestigio.

San Gimignano, veduta aerea

Gli statuti comunali di Bologna del 1288 stabiliscono che ogni privato è tenuto ad edificare, sulla facciata della propria casa, un portico e a provvedere alla sua manutenzione perpetua. La città emiliana, oggi, è percorsa da 40 chilometri di portici. Esso, dunque, nasce su un terreno privato ma assume una funzione pubblica poiché permette il passaggio e l’insediamento di attività commerciali ed artigianali. Le case private, perciò, limitano i propri metri quadri per offrire benefici alla cittadinanza.

L’acqua come bene pubblico. La fontana di Perugia

Per celebrare l’arrivo dell’acqua nella città di Perugia per mezzo del nuovo acquedotto, Nicola e Giovanni Pisano realizzano una fontana pubblica intorno al 1278. È un’opera di grande impatto visivo, al contempo ingegneristica ed idraulica, la cui costruzione è finanziata con nuovi tributi, versati persino dalla componente ecclesiastica. D’altronde, avere l’acqua in città è utile per tutti per evitare lunghi e costosi tragitti.

La fontana, perciò, è un monumento politico collegato al potere comunale, rappresentato proprio dal broletto situato nell stessa piazza, a pochi metri di distanza

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Piazza IV Novembre, già Piazza Grande, Perugia

Essa è formata da due vasche poligonali:

  • quella più bassa, di diametro maggiore, ha 25 lati, separati da colonnine. Ogni lato ospita un bassorilievo raffiguranti i Mesi (diretto rimando al nuovo tempo produttivo comunale) e le Arti (cioè i mestieri), scene bibliche e storiche, e coppie di animali da intendere come allegorie morali che indicano i comportamenti esemplari del buon cittadino;
  • quella superiore ha dodici lati suddivisi da 24 piccole statue situate agli spigoli e alla metà di ciascun lato. Tra le statue, vi sono personaggi sacri e profani, come Euliste, mitico fondatore della città.

Al vertice della fontana, c’è una conca di bronzo, con al centro tre figure femminili (le virtù) dalle quali sgorgano gli zampilli d’acqua.

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