La mia Settimana santa in Puglia

La Settimana santa in Puglia è un lungo rito religioso collettivo, scandito da regole e tradizioni consolidate nel tempo, da cui si possono ricavare alcuni dati artistici che aprono ampie riflessioni sulla storia e sulla struttura sociale, economica e culturale di una regione considerata, al tempo stesso, crocevia di popoli e periferia di vari regni.

Con questo spirito, quest’anno, mi approccio agli antichi riti precedenti il giorno di Pasqua.

Intendo proporre degli spunti per costruire un’unità didattica, intesa come un approfondimento della tradizione artistica di uno specifico contesto territoriale (in questo caso, il Salento). Senza tralasciare una relazione con le grandi correnti artistiche nazionali.

La confraternita

La confratenita è un’associazione di fedeli laici, uomini e donne, che ha come scopo l’incremento del culto cattolico e l’esercizio di opere di pietà e carità, un tempo fondamentali per sopperire alla mancanza di una struttura di welfare sociale per la cura dei malati, l’assistenza ai bisognosi, il diritto ad una degna sepoltura.

Spesso, accanto al tentativo di mantenere viva la carità fraterna delle comunità, essa rappresenta un centro di potere (parallelo o in contrasto alla chiesa locale) e di gestione di ingenti risorse da destinare alla realizzazione di opere artistiche in grado di contribuire ai nuovi gusti del momento.

La confraternita, quindi, si delinea come un committente sganciato dai vertici ecclesiastici (papato o vescovi), con proprie risorse economiche che vengono destinati a manufatti artistici utili per lo svolgimento delle proprie funzioni di culto come, ad esempio, la costruzione di cappelle ed oratori, sculture, dipinti e paramenti sacri.

Ad Oria, centro federiciano in provincia di Brindisi, un oratorio del XVI secolo, annesso alla Cattedrale, ospita la Confraternita della Morte, famosa per la presenza di un gruppo di mummie dislocate in un ambiente ipogeo. L’unica aula superiore ospita, invece, un altare marmoreo con una tela seicentesca dedicata alla Madonna del Carmine attorno al quale ci sono degli stalli lignei dipinti per accogliere gli iscritti durante le riunioni.

Le processioni

Alle confraternite, spetta l’organizzazione delle processioni del Giovedì e del Venerdì Santo, giorni in cui, per la chiesa cattolica, si commemorano l’istituzione del sacramento dell’Eucarestia durante l’Ultima Cena, la passione e la morte di Gesù Cristo. Questi lunghi cortei penitenziali e di preghiera prevedono la presenza di una o più statue da portare a spalla.

A Pulsano, nel tarantino

A Pulsano, nell’area ionica, la processione del Venerdì santo è composta da otto simulacri.

I primi quattro (Cristo all’orto, Cristo alla colonna, Ecce Homo e La Cascata), sono opera dello scultore ostunese Giuseppe Greco (1795-1876) che, nel seguire gli insegnamenti del padre Orazio (1767-1841) e del nonno Giuseppe (1740-1807), divenne abile nella modellazione simultanea di legno e cartapesta

Ben proporzionati, i quattro simulacri, databili negli anni 1834-36, hanno gli occhi di cristallo e sono composti da più pezzi assemblati insieme: legno per le parti anatomiche e cartapesta per le vesti rese realisticamente nella fitta serie di pieghe che seguono l’andamento della figura. Il sangue sul corpo, le pose e l’espressione del volto enfatizzano la sofferenza di Gesù nelle ore precedenti la sua morte.

A Francavilla Fontana, nel brindisino

Di ben altro tenore ed impatto, invece, sono alcune sculture facenti parte della processione dei Misteri di Francavilla Fontana, antica città messapica del brindisino in cui, a partire dal XVIII secolo, esisteva una locale scuola di cartapestai. Il Cristo alla colonna di Pietro Paolo Pinca (1758-1832) è di una impressionante tragicità: nudo, magro, piegato in avanti fino a spezzarsi.

Questi simulacri sacri risentono ovviamente della tradizione della grande scultura napoletana riprendendo e reinterpretando pose, gesti ed espressioni.

Soltanto a partire dal Settecento, per merito dell’architetto Mauro Manieri (1687-1744), trova spazio la lavorazione della cartapesta, un materiale leggero (e quindi adatto per essere trasportato nelle strade piene di fedeli) che ha la possibilità di imitare i materiali più nobili (argento, bronzo e marmo). Da un punto di vista iconografico, la cartapesta non introduce sostanziali novità: imitando morfologie e coloriture della scultura lignea, Manieri si pone in posizione di confronto con i grandi scultori napoletani.

Per approfondire il tema della scultura sacra processionale nel Meridione, dai un’occhiata al mio libro

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