Il Museo archeologico di Pulsano, in provincia di Taranto, è ubicato all’interno dell’ex convento dei frati riformati francescani, a poca distanza dalla costa ionica.
Il Museo offre un itinerario artistico riguardante le vicende umane e sociali di un arco temporale antichissimo e lunghissimo, dalla preistoria fino all’età romana.
Il territorio pulsanese, infatti, è stato interessato da vari insediamenti in epoche diverse sia sulla costa che nell’entroterra.
Tra i più importanti siti, vi è Luogovivo, una località situata al confine occidentale del territorio caratterizzata dalla presenza di una sorgente di acqua dolce e di una baia naturale con sabbia, ciottoli e scogli.
Il sito di Luogovivo a Pulsano
La zona è sempre stata fertile e ricca di vegetazione e risulta già frequentata nel Neolitico (8000-3500 a.C.), il periodo più recente dell’età della pietra in cui l’uomo inizia ad organizzare le proprie attività all’interno dei villaggi.
Qui, gli scavi archeologici hanno messo in luce l’esistenza di un abitato di età classica. Nello specifico, una villa con destinazione produttiva e residenziale di età romano imperiale sorta nel III-IV sec. d.C.
Nelle vicinanze, inoltre, fu costruito un sistema idrico per l’approvvigionamento dell’acqua composto da varie vasche di diversa grandezza e forma rivestite con marmi colorati, importati e provenienti dal vicino Oriente e dall’Africa settentrionale.
Le sculture di Luogovivo
Nel riempimento della prima vasca, sono stati ritrovati dei frammenti di statue in marmo bianco.
Nello specifico, una testa di Eros, dio greco dell’amore (in latino Cupido) figlio di Afrodite e di Zeus, che con le sue frecce infiammava gli uomini e gli dei di passione amorosa.

C’è anche una statuetta (II-III sec. d.C.) di marmo bianco raffigurante una ninfa. Nella mitologia classica, la ninfa è una divinità della natura protettrice delle fonti e delle sorgenti di acqua. Esse sono divinità benigne nei confronti dell’uomo e, spesso, provocano innamoramenti.


La statuetta pulsanese ha un panneggio piuttosto articolato e ha le natiche in vista come se rimandasse ad un significato apotropaico, come, ad esempio, quello legato alla famosa Venere Callipigia.
Silvano, il dio della natura
Per le sue dimensioni, la scoperta più sensazionale riguarda una statua del dio Silvano protettore della campagna e del bosco, dei cacciatori e dei pastori.
La divinità ha le fattezze di un uomo maturo nudo con una folta barba, una capigliatura fluente e una pelle di capretto annodato sulla spalla destra a mo’ di mantello e utilizzata per trasportare frutti (simboli di prosperità e abbondanza).

In testa, il dio ha una corona vegetale composta da pigne, è accompagnato da un cane e indossa i calzari tipici del cacciatore o del viandante. Rispetto all’iconografia tradizionale, però, il Silvano pulsanese presenta delle orecchie appuntite che caratterizzano altre divinità mitologiche legate alla sfera demoniaca dei culti di Dionisio.
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Un viaggio nel tempo
Il Museo conserva inoltre reperti provenienti da altri siti legati alla vita quotidiana della popolazione: ceramiche per la conservazione dei liquidi e degli alimenti, lucerne, piatti, monete in bronzo.
Tali oggetti sono stati perlopiù rinvenuti all’interno delle sepolture delle necropoli collocate, ad esempio, nelle contrade interne o nel sito di Torre Castelluccia.

Le tombe sono principalmente a fossa scavate nel banco roccioso e coperte da lastroni in pietra. Il defunto, deposto in posizione supina, è accompagnato da oggetti di corredo corrispondenti alle esigenze del rituale funerario e indicativi del sesso e dello stato sociale.
L’abitato protostorico di Torre Castelluccia sorge su un pianoro affacciato sul mare a Marina di Pulsano ed è uno dei più importanti insediamenti databile tra l’Età del Bronzo e la I’età del Ferro (XIII – X secolo a.C.) nel Golfo di Taranto. Gli interessanti reperti archeologici sono esposti nel Museo Nazionale Archeologico di Taranto.