La Magna Grecia, le città e le arti

La mappa – i centri maggiori

Cuma: prima colonia greca italica. Nel 474 a.C., al largo della città, la flotta siracusana sconfigge gli etruschi escludendoli per decenni dai contatti diretti con la Grecia.

Paestum: fondata dai Greci di Sibari con il nome di Poseidonia intorno al VI sec. a.C.

Taranto: colonia spartana fondata nel 706 a.C. Sulla modalità della fondazione della città di Taranto, clicca qui

Siracusa: colonia fondata dai corinzi nel 734 a.C.

Selinunte e Agrigento: subcolonie nate rispettivamente nel 580 circa come colonia di Gela, e nel terzo quarto del VII secolo come colonia di Megara Iblea

L’arte della Magna Grecia e della Sicilia è spiritualmente e stilisticamente greca ma non si può identificare totalmente con quella della madrepatria. Le differenze sono segnate dall’influenza delle culture italiche, dai condizionamenti legati al luogo (il marmo è sostituito negli edifici da calcare e arenaria) e dalla persistenza di convenzioni arcaiche.

L’architettura

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Paestum, Tempio di Nettuno, metà V sec. a.C.

A Paestum, con il tempio di Nettuno/Poseidone, la tradizione dorica assume forme inedite puntando verso una monumentalità più solenne. Si ignora l’affinamento proporzionale e la ricerca di equilibrio dei templi della madrepatria. La struttura risente di una maggiore scansione ritmica dello spazio. La pietra porosa e fragile, facilmente aggredibile dal vento e dalla salsedine, è protetta da uno strato di intonaco e stucco, con rivestimenti policromi di terracotta.

Approfondimento: il tempio greco

La struttura urbanistica delle colonie non differisce da quella della madrepatria. Anche in Italia, infatti, si trovano gli spazi e gli edifici pubblici essenziali di ogni città greca, comeil teatro.

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Siracusa, teatro greco, V sec. a.C.

La scultura

Tra le sculture magnogreche, esiste una statua bronzea realizzata, con la tecnica della fusione a cera persa, da un artigiano tarantino tra il 530-10 a.C. Si tratta del dio Zeus che rimanda al culto di Zis Batàs, ovvero allo Zeus che scaglia una saetta e un’aquila (attributi oggi mancanti). Rinvenuta per caso negli anni Sessanta ad Ugento (oggi esposta al Museo MARTA di Taranto), la statua è collocata sopra un capitello dorico e, probabilmente, si doveva trovare all’interno di un recinto sacro, sulla sommità di una colonna per essere venerata dalla popolazione locale. 

L’ Università del Salento ha curato una elaborazione tridimensionale dell’opera, visibile qui. Fatte le debite proporzioni, la scultura può essere messa in relazione con lo Zeus saettante di capo Artemision del 460 a.C. circa del Museo nazionale archeologico di Atene.

La pittura

La pittura vascolare delle colonie presenta, in generale, una sovrabbondanza decorativa e una qualità mediocre della ceramica rispetto alla madrepatria. Il migliore manufatto pittorico magnogreco è l’insieme delle lastre dipinte che ornano la Tomba del tuffatore di Paestum (480 a.C.).

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Tomba del tuffatore, schema della decorazione

La decorazione della parte interna del coperchio di chiusura raffigura un giovane che si lancia da una piattaforma come un moderno tuffatore tra un’ambiente marino abbozzato. Non si tratta di una performance atletica ma di una metafora funebre: il tuffo come passaggio dalla vita alla morte, a testimonianza della diffusione di una nuova idea basata sulla speranza di una forma di sopravvivenza dopo la morte che Platone chiamerà “liberazione dell’anima”.

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Tomba del tuffatore, lastra di copertura

L’immagine si pone in relazione con le scene di banchetto e simposio sulle restanti lastre interne in cui è visibile anche il gioco del cottabo 

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Il simposio, decorazione nord della lastra di chiusura della Tomba del tuffatore

La cultura funeraria

Le necropoli spesso costituiscono una fonte indiretta per la ricostruzione dei comportamenti e della struttura sociale delle città. Il corredo funerario intorno alla metà del IV secolo a.C. prevede un nucleo di base costituito dall’associazione di una tazza per bere e un’oinochoe (brocca), accompagnato da altre oggetti legati ai riti di seppellimento e alla cura del corpo.

Nel corredo funeriario, sempre più occasione di rappresentatività sociale, diventano frequenti ornamenti personali in metallo prezioso insieme a raffinati prodotti della toreutica.

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Schiaccianoci in forma di mani congiunte, bronzo e oro, IV sec. a.C.

Tra il IV-II secolo a.C., a Taranto sono attive botteghe di orafi che realizzano gioielli di particolare pregio qualitativo con una predilezione per la decorazione naturalistica e per gli effetti di colore realizzati attraverso l’uso degli smalti, nell’ambito di un repertorio di forme caratteristico della produzione locale. Si creano nuovi monili, reinterpretando in maniera originale tipologie già in uso. Si sperimentano tecniche innovative soprattutto nella creazione delle maglie delle collane o nelle varietà di anelli ed orecchini.

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Gli Ori del Museo di Taranto

Mentre si registra una sostanziale persistenza dell’inumazione e delle tipologie funerarie (tombe a fossa, a cassa litica e a sarcofago) già attestate nei secoli precedenti, nella seconda metà del IV secolo a.C. si assiste anche ad una graduale trasformazione dei riti di seppellimento, con l’introduzione dell’incinerazione, da collegare con molta probabilità all’arrivo delle truppe mercenarie al seguito di condottieri (Archidamo, Alessandro il Molosso, Agatocle, Cleonimo) e ai contatti con l’Epiro e con la Macedonia.

Contemporaneamente ricompare l’uso delle tombe a camera e, su influenza attica, le sepolture vengono contrassegnate all’esterno da monumenti funerari complessi, segno della crescita di una cultura aristocratica, dalle steli al naiskos (edicola su podio).

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Metopa di naiskos con scena di battaglia, fine del III secolo – metà II secolo a.C., Museo Taranto

Come nasce questo post ….

Questo approfondimento nasce dall’esigenza di rispondere a uno dei quesiti formulati nella prova scritta nazionale per la selezione dei docenti dell’anno 2006. Ai candidati, si richiedeva, infatti, di sviluppare il seguente tema:

La colonizzazione greca in Italia – periodo cronologicamente compreso tra l’VIII secolo e gli inizi del V secolo a.C. – presenta risultati che da un punto di vista architettonico e artistico non possono essere considerati come un insieme compatto e unitario, per gli influssi dei modelli importati dalla madrepatria e al tempo stesso dalla produzione artistica propriamente locale. Tenendo conto di questi fattori, ricostruisca il candidato una mappa geografico-territoriale dei maggiori centri della Magna Grecia, in cui siano chiaramente leggibili i modelli architettonici e artistici della madrepatria.

1 commento su “La Magna Grecia, le città e le arti”

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