La Puglia è disseminata di torri costiere: tra il mare Adriatico e lo Ionio, si contano, infatti, oltre cento torri accomunate da una struttura militare pressoché identica.
Nei secoli, si è sedimentata tra la popolazione la paura verso un nemico esterno proveniente dalle sponde orientali del mar Mediterraneo. Mamma li turchi è un’espressione ricorrente nelle comunità pugliesi che si affacciano sul mare.
Nel XVI secolo, gli spagnoli dotano il territorio di questi edifici, memori dell’assedio turco del 1480 alla cittadina di Otranto.
Le torri costiere: nascita e funzione
Per la loro particolare posizione geografica, le torri rispondono a una duplice funzione. Servono, infatti, per avvistare vascelli corsari o nemici e, contemporaneamente, sono punto di riferimento per le navi amiche.
A partire dal 1560, il governo del Viceregno spagnolo decide una nuova configurazione architettonica per le torri. Tutte devono avere un volume tronco piramidale a base quadrata con caditoia in controscarpa.
Le variazioni delle dimensioni dipendono da esigenze militari e dalla posizione. Le torri più imponenti per la difesa sono armate con artiglieria pesante oltre che con archibugiere e caditoie. Quelle minori hanno solo archibugi e caditoie perché servono per l’avvistamento.

Il sistema delle torri costiere comunica con un sistema difensivo privato composto da masserie fortificate di campagna e con i più grandi castelli delle città, come quello Alfonsino di Brindisi e Aragonese di Taranto.
La costruzione di una torre
Come le grandi cattedrali europee, anche per le torri, si mette su un cantiere sottoscrivendo un contratto tra il committente e il capomastro a cui si concede la possibilità di cavare gratuitamente le pietre e la calce dove è più comodo.
Per l’impasto di malta, si richiede espressamente di usare acqua dolce. L’acqua di mare, infatti, causa un precoce deterioramento della costruzione che deve disporre di conci di tufo regolari per le pareti e la volta. Su quest’ultima, si può usare un intonaco rustico.
E’ prevista la presenza di una cisterna e di un vano abitabile sopraelevato.

Gli elementi di difesa delle torri
La porta d’ingresso di una torre ha sempre una caditoia (buttafuoco) posta perpendicolarmente ad essa e due laterali. Attraverso esse, il difensore lascia cadere pesanti proiettili (pietre) su qualunque malintenzionato. Sono definiti in maniera precisa, inoltre, la larghezza d’imposta delle caditoie e le dimensioni dei conci di tufo dei beccatelli. Tra una caditoia e l’altra, bisogna avere lo spazio per inserire una archibugiera.
Armi e soldati
Il presidio della torre è composto da tre o quattro militi e un uomo a cavallo che staziona all’esterno, pronto a dare l’allarme al circondario in caso di necessità.

Le torri sono armate con bocche da fuoco leggere: falconetti, colubrine e mortaletti che hanno una corta gittata permettendo soltanto una difesa ravvicinata di scarso effetto.
Per l’ultima difesa, inoltre, si usano archibugi e moschetti. L’obiettivo generale del difensore, tuttavia, è quello di ritardare l’incursione nemica nell’entroterra per evitare saccheggi e uccisioni di civili.
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Le torri del litorale tarantino
Nelle torri del litorale tarantino (in tutto 21; oggi 14 esistenti), si hanno prevalentemente tre caditoie per lato in controscarpa. Nella parte a ponente della città di Taranto, ci sono soltanto tre torri di avvistamento poiché la costa è bassa e si incurva spontaneamente a falce. L’ottima visibilità, quindi, permette un ampio margine di tempo ai difensori dal momento dell’avvistamento del nemico a quello dello sbarco.

A levante, invece, la costa ha insenature e promontori offrendo così ottimi nascondigli per gli attaccanti. Qui, infatti, le torri sono dieci. La segnalazione del nemico avviene sia agli abitanti del contado tramite un uomo a cavallo sia alle altre torri e alle navi amiche per mezzo di segnali di fumo o col fuoco.


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