La ceramica delle antiche civiltà

Per ceramica, si intendono quei manufatti realizzati con un impasto di argilla, successivamente sottoposto a cottura. Si distinguono i prodotti

  • a corpo poroso, nei quali rientra la terracotta e la maiolica e
  • a corpo compatto, cioè la porcellana e il grès.

Le fasi di lavorazione

L’argilla deve essere depurata da scorie e ripulita all’interno di grandi vasche d’acqua in cui viene miscelata con elementi sgrassanti come la sabbia. La creazione del manufatto, quindi, avviene al tornio: alla modellazione, fatta dal ceramista, segue l’essicazione e l’impermeabilizzazione.

Lavorazione al tornio di un vaso, scuola di Ceramica di Montelupo Fiorentino

La cottura, invece, avviene in una fornace, suddivisa da una camera di combustione inferiore, dove brucia la legna, e una parte superiore in cui sono disposti i manufatti. Segue l’attività del ceramografo che si occupa della decorazione che può essere a rilievo o dipigendo le superfici.

Perché studiare la ceramica antica?

Perchè i nostri musei espongono tanti vasi e cocci antichi? Quali informazioni trasmettono sul nostro passato? L’argilla è un materiale poco costoso, disponibile pressoché ovunque, adatto per creare contenitori di uso comune. L’importanza della ceramica delle antiche civiltà è legata

  • alle sperimentazioni pittoriche e alla conoscenza del modo di rappresentare la realtà da parte dei ceramografi;
  • alla datazione di reperti nella fase dello scavo archeologico stratigrafico;
  • i più diffusi contenitori per distribuire e consumare cibi e bevande sono utilizzati nel simposio, una pratica sociale in cui gli uomini cementano rapporti di amicizia virile e alleanze politiche e familiari necessarie per il governo della polis greca. Spesso, proprio la decorazione pittorica dei vasi offre uno spunto di conversazione tra i commensali, stimolando recitazioni poetiche, canti e balli.

Forme e funzioni della ceramica

Le ceramiche sono suddivise in quattro grandi gruppi in base al loro utilizzo:

  • forme da trasporto e conservazione. La più comune è l’anfora, un grande vaso dal collo stretto, due anse e, talora, il piede a punta per facilitare lo stoccaggio nella stiva di una nave o per conficcarla nel terreno di un magazzino;
  • forme per il banchetto (simposio), dai grandi crateri con bocca larga per mescolare l’acqua con il vino fino al kylix, una coppa larga e bassa su un alto piede, usata come un bicchiere personale;
  • forme da toeletta, una variegata serie di vasi di piccoli dimensioni per profumi, unguenti ed oggetti preziosi, perlopiù utilizzate dalle donne;
Ceramica cratere anfora toeletta simposio Grecia
Principali forme ceramiche e loro funzioni (da Arte. Una storia naturale e civile. Vol 1, Einaudi scuola)
  • forme per il corredo funerario, soprattutto il cratere e l’anfora, usati rispettivamente come segnacolo delle sepolture maschili e femminili. In effetti, a partire dall’VIII sec. a.C., si afferma la pratica dell’incinerazione della salma. Le ceneri, dunque, vengono sotterrate in piccole urne fittili, a circa un metro di profondità, e, sopra, si colloca il grande vaso avente la funzione di segnalare la tomba ma anche di accogliere le libagioni (vino, miele, latte) in onore del defunto.
Ceramica sepoltura cratere anfora Grecia
Ricostruzione schematica di sepoltura (da Arte. Una storia naturale e civile. Vol 1, Einaudi scuola)
Ceramica funerale libagione
Scena di libagione

Un vaso funerario: l’anfora di Dipylon (ca 750 a.C.)

Il capolavoro della ceramica geometrica è un’anfora alta oltre un metro e mezzo, proveniente dal cimitero di Dipylon (Atene, Grecia) in cui, all’altezza delle anse, è raffigurata la scena di una pròthesis, ovvero l’esposizione di un defunto sul letto di morte, attorniato da figure che portano le mani alla testa in un gesto di dolore.

La struttura del vaso segue un calibrato sistema di proporzioni: il collo è alto la metà del corpo, il diametro massimo si trova a metà dell’altezza complessiva, i 65 registri decorativi geometrici e a meandro sono tutti, in altezza, multipli di una medesima unità di misura. Il pittore, quindi, segue un rigore e una ripetitività rispettando i principi di kosmos e taxis (armonia e ordine) come un criterio razionale e logico derivante dalla contemporanea filosofia di Pitagora.

La figura umana, invece, è stilizzata di profilo, con la testa ovale, il busto a triangolo e le braccia con le linee spezzate. Il mancato sviluppo di una visione prospettica impedisce di rappresentare i rapporti spaziali e di profondità come è evidente dal telo quadrettato e dalle figure inginocchiate e sedute sotto il catafalco (che dovrebbero stare accanto o dietro il letto).

Ceramica periodo geometrico anfora di Dipylon
Anfora di Dipylon, part. della prothesis e delle decorazioni a meandro

La ceramica a Creta e Micene

La ceramica minoica, che si sviluppa nella grande isola del mar Egeo, Creta, conosce una prima fioritura nel periodo protopalaziale (2000-1700 a.C.) con la cosiddetta produzione di Kamares: un vasellame raffinato, in una gamma di colori limitati con decorazioni naturalistiche sia dipinte che riprodotte plasticamente. Segue un periodo neopalaziale (1700-1400 a.C.) in cui si prediligono colori scuri su fondi chiari con soggetti vegetali (fiori, foglie, ramoscelli rigogliosi) o marini, quest’ultimi tratti dalla ricca fauna acquatica del mar Mediterraneo (polipi, pesci, delfini, alghe, spugne e ricci di mare).

Lo stile marino accomuna i vasi cretesi a quelli prodotti a Micene, sulla terraferma, nella penisola del Peloponneso. Le decorazioni, tuttavia, si fanno più rigorose e simmetriche.

La ceramica in Grecia. Gli esordi

I primi periodi vengono indicati come protogeometrico (XII-X sec. a.C.) e geometrico (IX-prima metà VIII sec. a.C., di cui fa parte l’anfora di Dipylon). La decorazione sottolinea la struttura del vaso e le sue partizioni funzionali, ospitando forme e linee ondulate o rette. I centri di produzione maggiore sono Atene (in cui vi è un quartiere pieno di officine chiamato, appunto, Ceramico) e la regione dell’Attica.

A partire dall’VIII sec. e per tutto il successivo VII sec., a dominare il commercio fittile è la città di Corinto, capace di organizzare vendite d’esportazione sia con la parte nord-occidentale della Grecia che con l’Asia minore. Nella decorazione, non a caso, vengono introdotti motivi tipicamente orientali per andare incontro ad una nuova committenza estera: animali esotici, sfingi e mostri, elementi fitomorfici (cioè vegetali) e piccoli unguentari a forma di animale.

Lo stile orientalizzante è rappresentato in una brocca nota con il nome di Olpe Chigi (640 a.C.) con un corpo attraversato da tre fregi. Nella parte superiore, il ceramografo ha saputo rendere la profondità spaziale attraverso la disposizione della figura umana ravvicinata e sovrapposta. Questi uomini armati di corazza, elmo, lancia e scudo testimoniano la nascita della falange oplitica, una nuova tecnica di combattimento militare che consiste nell’avanzamento compatto di una schiera di fanti per fronteggiare il nemico. Ad un’attenta osservazione, il vaso mette in scena l’educazione del buon cittadino maschio nella società greca: saper guerreggiare, la corsa sui carri e la caccia (raffigurati nella parte bassa) e le nozze il cui riferimento principale è l’episodio mitologico del Giudizio di Paride, posto al centro della pancia.

La ceramica greca. Il periodo arcaico

A partire dal VI sec. a.C. (periodo arcaico, in cui, nella statuaria, abbondano kouroi e korai), la grande epica omerica fa irruzione nel repertorio figurativo della ceramica con immagini di contenuto storico (parate militari e combattimenti) e i grandi temi dell’esistenza umana, come la lotta contro l’ignoto e il male, il valore e l’amore. Da un punto di vista tecnico, il ceramografo sceglie di posizionare i motivi puramente decorativi (vegetali, animali o geometrici) in zone marginali, che sottolineano gli elementi strutturali del vaso, come il piede, il collo e le anse. Il corpo del vaso, infatti, ospita scene figurate diposte a fasce.

Il vaso Francois

Tra i manufatti eseguiti con la tecnica a figure nere, mi piace ricordare il vaso Francois, un grande cratere (570-560 a.C.) composto da 270 figure in cui sono ricapitolati i momenti salienti della vita di un aristocratico: le prove iniziatiche giovanili e le gare atletiche che mettono in mostra il corpo curato e l’esercizio fisico, il matrimonio, la morte eroica in combattimento (la “bella morte“) e il funerale.

Questi temi sono trattati attraverso la vicenda mitica dell’eroe greco, Achille, e del leggendario re di Atene, Teseo. La relazione tra figurazione e forma del vaso è risolta in maniera armoniosa poiché le fasce seguono la rotondità del manufatto.

Ceramica figure nere Grecia
Vaso Francois, part. della caccia al cinghiale di Calidone

L’anfora con Achille e Aiace

La descrizione degli stati d’animo dei personaggi e la presenza di iscrizioni per identificare i soggetti sono due elementi che accomunano il vaso Francois e un’anfora campaniforme a figure nere, proveniente da Vulci e datata 540-530 a.C. Qui, infatti, Achille e Aiace giocano a dadi e pronunciano rispettivamente le parole quattro e tre, come se fossimo davanti ad un fumetto.

La scena di riposo dalla battaglia mostra come i corpi e le armi sono sapientemente distribuiti sulla superficie: le schiene curve degli eroi compongono, assieme, un lungo arco di circoferenza che sembra proseguire la sagome delle anse così come gli scudi sono disposti in corrispondenza di esse. La simmetria compositiva è accompagnata da una profondità, suggerita dalla diversa posizione dei piedi e delle lance rispetto ai sedili e alla panca.

Le tecniche a “figure nere” e “figure rosse”

La tecnica a “figure nere” si basa su un raffinato sistema di cottura: grazie alla sottrazione e successiva introduzione di ossigeno nel forno, la decorazione dipinta acquista una patina scura e si staglia su un fondo rosso. I dettagli sono eseguiti dopo la cottura, incidendo a freddo la vernice nera con un punteruolo in osso. Viceversa, con la seconda tecnica, le figure hanno il colore naturale dell’argilla.

Imparare progettando

Propongo un compito da assegnare agli studenti al termine della seguente unità didattica.

Ciascun studente riproduce un vaso con la tecnica pittorica che più preferisce, ispirandosi alle forme antiche. L’elaborato grafico accompagna una relazione scritta in cui si indica la destinazione d’uso del manufatto (antica o contemporanea), il committente, il periodo di realizzazione e i motivi della scelta della decorazione. La descrizione, naturalmente, avviene usando la terminologia specifica per le denominazioni delle parti del vaso, degli stili e delle decorazioni utilizzate.

Ecco alcuni esempi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *