Masaccio è il rappresentante della pittura del primo Rinascimento fiorentino ad inizio del Quattrocento. Assieme all’architetto Filippo Brunelleschi e allo scultore Donatello, domina la scena artistica della città.
Tuttavia, avrà una vita breve: muore, infatti, a soli 27 anni ma le sue opere influenzano le generazioni future.
Per comprendere la portata innovativa della sua pittura, bisogna necessariamente mettere a confronto le sue opere con quelle dei suoi predecessori o contemporanei.
Gentile da Fabriano e Pisanello. Prima del Rinascimento

Nel 1425, Gentile da Fabriano (1385-1427) realizza un polittico per la famiglia Quaratesi destinato ad ornare l’altare maggiore della chiesa di San Niccolò d’Oltrarno a Firenze.
Il pannello centrale, oggi conservato alla National Gallery di Londra, è indicativo dell’attenzione riservata alle decorazioni.
C’è, infatti, l’oro lavorato dell’aureola della Vergine con la scritta Ave Maria Gratia Plena, il tessuto d’argento smaltato di rosso collocato dietro il trono e la ricercatezza lussuosa del tappetto e delle vesti delle due principali figure.
La forma della cornice, inoltre, rimanda alle architetture gotiche.
Uno stile cortese
D’altronde, lo stile cortese di quegli anni predilige i colori preziosi, l’attenzione alla moda del tempo (e le Madonne sono vestite come le donne di corte!), l’eleganza e lo sfarzo.
Il gusto per la decorazione si evince anche nei panneggi delle vesti, solcate da lunghe e acuminate pieghe falcate (a forma di falce). Un esempio è la Madonna della Quaglia (1420) di Pisanello in cui si nota anche la dolcezza delle carni dei due protagonisti e la minuziosità con cui viene descritto il prato invaso da uccelli e fiori.
Insomma, l’attenzione per la natura e i dettagli supera di gran lunga l’attenzione per il corpo umano e per la modalità di rappresentare lo spazio.

La Madonna di Masaccio

Nella stessa sala del museo londinese in cui si trova l’opera di Gentile, c’è una tavola centrale di una pala d’altare di una Madonna con il Bambino di Masaccio per la chiesa di Santa Maria del Carmine a Pisa all’interno della cappella funeraria della famiglia di Giuliano degli Scarsi.
Al di là del fondo dorato e dell’arco a sesto acuto in alto, evidenti retaggi di un linguaggio medievale, colpisce la tridimensionalità delle figure.
La solidità corporea dei due protagonisti è testimoniata dalla loro ombra proiettata,
La profondità prospettica, con un unico punto di fuga (un’assoluta novità), si rileva dalla struttura del trono, dall’aureola del Cristo (che, rispetto alle altre, non è più piatta) e dalla disposizione sul bordo di una mensola dei due angeli musicanti con i loro strumenti musicali.
La veste della Vergine smette di essere sfarzosa. C’è, infatti, un panneggio blu elettrico pesante e fortemente chiaroscurato.
PER APPROFONDIRE. Guarda la ricostruzione del Polittico di Pisa
Il corpo del Bambinello ricorda la fisicità delle figure di Giotto. Egli, peraltro, compie un gesto spontaneo, cioè quello di avvicinare l’acino d’uva alla bocca. Con questa scelta, Masaccio appare lontanissimo dalle immagini immobili e ieratiche delle icone bizantine.
Oltre la pittura. I riferimenti di Masaccio
Oltre a Giotto, Masaccio conosce la prospettiva geometrica inventata da Brunelleschi e l’opera degli scultori pisani del XIII e XIV secolo, Nicola, Giovanni e Andrea Pisano.
La Vergine ha un sapore statuario che si comprende facendo riferimento alla contemporanea ricerca artistica di Donatello a Firenze, come dimostra un bassorilievo in marmo databile intorno alla metà del XV secolo.

In Masaccio, i riferimenti simbolici cristiani alla passione e morte di Cristo (l’uva e lo sguardo triste di Maria) si affiancano alle citazioni classiche: le colonne di ordine corinzio e le rosette del trono di pietra serena (lo stesso materiale usato da Brunelleschi nelle sue architetture) e il motivo ondulato strigilato del gradino che richiama i sarcofagi romani.

Anche Brunelleschi utilizza il motivo nel fregio dell’attico della facciata nella Cappella de’ Pazzi a Firenze
Masaccio a confronto con Masolino
Per comprendere ulteriormente la differenza tra lo stile tardo-gotico e quello rinascimentale, si confronti la scena del Peccato originale di Masolino e la Cacciata dal Paradiso terrestre di Masaccio all’interno della decorazione della cappella Brancacci (1424-28) nella chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine.
Nel primo caso, infatti, Masolino propone ancora delle figure esili e allungate, che sembrano sospese in uno spazio dominato dal colore verde.
Adamo ed Eva di Massaccio, invece, sono delle figure solide e terrene.
La loro consistenza corporea è data dalle ombre proiettate verso sinistra, nei pressi della porta del Paradiso, proposta in una abile prospettiva scorciata. La nudità e la disperazione dei due protagonisti sono sinonimo di realtà e di una umanizzazione della vicenda biblica.
Eva rimanda alle pose delle Veneri della scultura classica. Il corpo di Adamo, tonico e muscoloso, con il costato definito e dettagliato, è simile al Crocifisso ligneo di Donatello della basilica di Santa Croce a Firenze.


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