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Le storie della Croce di Piero della Francesca

Le Storie della vera Croce di Piero della Francesca è un grande ciclo pittorico che si trova ad Arezzo, sulle pareti dell’abside della chiesa di San Francesco commissionato dalla famiglia Bacci, ricchi speziali aretini.

Tecnica e modalità di esecuzione

Si tratta di un affresco con rifiniture a olio a secco. La realizzazione risale negli anni compresi tra il 1452 e il 1466. L’artista inizia a lavorare dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra impiegando 250 giornate di lavoro divise in 7 pontate.

Storie della Croce Piero della Francesca Arezzo
Le pareti del ciclo delle Storie della vera Croce

Secondo questo procedimento, infatti, Piero stabilisce l’area di lavoro, fa montare il ponteggio solo su quel specifico pezzo di parete e procede ad affrescare. In tal modo, gli studiosi hanno potuto accertare le giornate di lavoro poiché, tra un pezzo e l’altro dell’opera, sono visibili le giunture.

La fonte delle Storie della vera Croce

Piero della Francesca organizza gli episodi del ciclo ispirandosi ad un testo diffusissimo, ovvero la Legenda Aurea del domenicano Iacopo da Varazze (o da Varagine), scritta nella seconda metà del Duecento. Il libro è una raccolta in latino di molte biografie di santi e contiene anche le vicende legate all’origine, al ritrovamento e alla venerazione della Croce su cui fu posto Gesù al momento della sua morte.

Secondo il racconto, il legno della Croce è ricavato da un albero germogliato sopra la tomba di Adamo, (l’albero della Conoscenza) il cui seme è piantato in quel preciso punto dal figlio Seth. Dopo la Crocifissione, la sacra reliquia va dispersa finché Elena, madre dell’imperatore Costantino, la ritrova a Gerusalemme nel 326.

La disposizione degli episodi

Piero della Francesca dispone gli episodi su tre registri sovrapposti, il più alto dei quali si trova nelle lunette.

L’artista dispone le scene secondo una simmetria formale e concettuale tralasciando l’ordine cronologico e narrativo.

Sulle due lunette superiori, infatti, ci sono la prima e l’ultima scena della leggenda: da una parte, la morte di Adamo; dall’altra, il Ritorno a Gerusalemme della Croce e la sua Esaltazione. Al centro, sulla parete con la grande finestra a sesto acuto, ci sono i profeti Geremia e Ezechiele su fondi monocromi.

Nella fascia di mezzo, ci sono le scene di corte con protagonisti la regina di Saba, il re Salomone e l’imperatrice Elena (madre di Costantino) che ritrovano e adorano la sacra reliquia. Sulla parete corta, due scene di sollevamento: La tortura dell’ebreo e La rimozione del sacro ponte che servono a dare un senso di movimento e verticalità alle composizioni.

Nel registro inferiore, una di fronte all’altra, due scene di battaglie, tra cui quella di Costantino e Massenzio a Ponte Milvio combattuta a Roma nel 312. Tale scontro riconosce Costantino come unico imperatore romano d’Occidente e il cristianesimo come unica religione di stato all’interno dell’impero romano.

La morte di Adamo: Piero imita Masaccio

Le due scene delle lunette sono ambientate all’aperto con un cielo solcato da nuvole, motivo che Piero già presenta nel Battesimo di Cristo (1440-45, tempera su tavola).

Storie della Croce Piero della Francesca Arezzo
Piero della Francesca, La morte di Adamo

In particolare, La morte di Adamo rappresenta tre diversi momenti temporali in un unico spazio naturale, dominato dal grande albero della Conoscenza. A destra, Adamo è seduto a terra circondato da tre figli e da Eva. L’uomo nudo di spalle, nella posa, rimanda alla statuaria classica.

Sul fondo, in piccolo, Seth incontra l’arcangelo Michele per cercare di mantenere in vita suo padre. A sinistra, Adamo è seppellito tra la tristezza luttuosa e la disperazione di altre figure, realizzate con una solidità e plasticità simile ai personaggi dipinti da Masaccio, dal polittico di Pisa (corrispondenza tra le braccia levate al cielo della Maddalena nella cimasa e la figura femminile accanto all’albero di Piero della Francesca) fino alle Storie di San Pietro della cappella Brancacci.

La lezione di Masaccio è evidente anche nel panneggio chiaroscurato e nell’anatomia dei nudi. La luce, invece, sembra illuminare le figure dall’interno rendendo i corpi quasi fosforescenti.

L’adorazione del sacro legno: geometria e matematica

Storie della Croce Piero della Francesca Arezzo
Adorazione del Sacro Legno (nella parte sx) e Incontro tra Salomone e la regina di Saba (a dx)

Questa scena svela la precisione matematica e geometrica della pittura di Piero della Francesca. I personaggi, infatti, sono costruiti da forme geometriche perfette: i volti sono ovali, esaltati dalle acconciature della moda rinascimentale, le curve purissime dei colli e delle spalle richiamano quelle delle colline e dei dorsi dei cavalli, le pieghe rettilinee delle vesti sono analoghe alla scanalature delle colonne.

Le costruzione volumetrica delle figure umane si accompagna ad una architettura disegnata con grande precisione matematica: la colonna in primo piano, nello specifico, ha la funzione di raccordare lo spazio esterno ed interno. Quest’ultimo è scandito da colonne di ordine corinzio, soffitto a riquadri e pareti rivestite da lastro di marmo colorato.

L’uso della prospettiva scientifica è evidente nella resa della Croce verso la quale è inginocchiata la regina di Saba attorniata da damigelle graziosamente belle ed eleganti ed emotivamente calme.

Piero della Francesca ha la capacità di trasformare l’elemento naturale ed umano in forme geometriche pure ed essenziali. In tal modo, la sua pittura appare solenne.

Dal punto di vista compositivo, questa scena presenta un ritmo cadenzato e armonico data dalla successione di diverse linee orizzontali (immaginarie) passanti per i tronchi degli alberi, le colonne e le pareti.

Inoltre, l’armonia compositiva è esaltata dall’uso dei colori che si ripetono e si contrappongono in una successione organizzata (alternarsi di rosso, verde e blu).

Le scene con Costantino: la luce di Piero

La scena della battaglia tra gli sfidanti Costantino e Massenzio si svolge all’aperto. Il cielo è azzurro e solcato da nuvole bianche e grigie e il paesaggio ha uno specchio d’acqua calmo e trasparente.

Storie della Croce Piero della Francesca Arezzo Costantino Massenzio
Battaglia di Costantino e Massenzio

E’ una battaglia immobile: non c’è movimento né concitazione nei personaggi.

I contorni netti delimitano le forme colorate esaltate da una luce intensa e diffusa che si riflette anche nelle armature. Pur prendendo parte ad un evento drammatico, infatti, gli uomini mostrano una posa raggelata e bloccata. Nel complesso, la scena è giocata sulle linee rette delle lance multicolori e quelle curve degli animali, dei vessilli e degli elmi.

Seppur danneggiato da cadute di pezzi di intonaco, a destra del fiume, l’esercito di Massenzio è in ritirata sotto le insegne di un basilisco. A sinistra, invece, sotto un grande stemma giallo-rosso raffigurante un’aquila, Costantino avanza su un cavallo bianco porgendo un crocifisso di cristallo, quasi invisibile sul fondo del cielo.

Croce Piero Francesca Arezzo
Part. di Costantino con la croce. La diversa sistemazione delle zampe dei cavalli determina la profondità spaziale

Il significato teologico e politico

Croce Piero Francesca Arezzo
Pisanello, moneta con la testa di Giovanni VIII

Il profilo dell’imperatore Costantino rimanda alle fattezze dell’imperatore bizantino d’Oriente Giovanni VIII Paleologo (1392-1448) raffigurante su una moneta di bronzo circolante dalla fine degli anni Trenta del Quattrocento in Italia.

Piero della Francesca, dunque, rivolge un chiaro sostegno al progetto di una crociata per la riconquista di Costantinopoli, in Turchia, caduta in mano ai musulmani nel 1453.

L’artista, insomma, attualizza l’antica vicenda della vittoria di Costantino sostenendo la necessità di riunificare le chiese d’Oriente e di Occidente, ormai separate da secoli di incomprensioni e conflittualità.

Non a caso, proprio a Ferrara e a Firenze, nel biennio 1438-39, si svolge un concilio ecumenico con l’incontro tra le delegazioni delle due chiese, quella greca e quella romana, quest’ultima rappresentata dal pontefice di Roma.

Il sogno notturno

La notte precedente la battaglia di Ponte Milvio, Costantino è raggiunto da un angelo che, mostrandogli il crocifisso, lo invita ad affidarsi al Signore per ottenere la vittoria.

La luce che si irradia dal piccolo crocifisso è una luce divina che si espande verso il basso, illuminando il letto in cui dorme Costantino e parte dei tre soldati che lo circondano.

Alla luce miracolosa divina, si aggiunge il chiarore naturale dell’alba in un cielo in cui sono ancora visibili le stelle. La costruzione geometrica degli elementi e la purezza delle forme si riscontra nella tenda militare (un cilindro con un cono come copertura), nel palo interno, nelle vesti e nei copricapi dei soldati, nei blocchi squadrati dei gradoni.

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