Le scoperte scientifiche in campo astronomico si legano alla nascita di un genere pittorico chiamato quadraturismo che ha lo scopo di ampliare i limiti architettonici di uno spazio reale. La quadratura ottiene un grande successo nel periodo barocco, che matura a Roma intorno al terzo decennio del Seicento.
Le scoperte astronomiche
- Nel 1543, Copernico pubblica il libro Le rivoluzioni delle sfere celesti in cui si afferma che il Sole è al centro dell’universo e che tutti i pianeti (compresa la Terra) ruotano attorno ad esso. La teoria eliocentrica trova l’opposizione della chiesa cattolica, perché in contrasto con alcuni brani della Bibbia.
- Le teorie di Copernico sono sostenute da Giovanni Keplero che intuisce come le orbite dei pianeti non sono circolari ma ellittiche.
- Galileo Galilei (1564-1642) indaga i fenomeni naturali secondo un metodo fondato sull’esperimento e sul ragionamento matematico, procedure che nella tradizione venivano solitamente considerate come alternative. Trova prove inconfutabili a favore delle tesi copernicane osservando il cielo con il cannocchiale. Mette in discussione la centralità e immobilità della Terra (come sostengono le Sacre Scritture). Inevitabile la sua condanna da parte del tribunale del Sant’Uffizio nel 1633, l’abiura e la residenza sorvegliata.

Rubens, Galileo Galilei, 1630 
Veermer, L’astronomo, 1668
Le conseguenze
Quali sono le conseguenze delle nuove scoperte scientifiche? Innanzittutto l’universo non è più considerato come qualcosa di ordinato e determinato da un disegno divino. Lo spazio è infinito e mobile. La sua conoscenza è affidata alla scienza, non certo alla religione. Se nel Rinascimento l’uomo è il centro dell’universo e misura di tutte le cose, ora l’uomo è una piccola parte all’interno di complesse relazioni spaziali varie e illimitate.
Nuove prospettive
Non ha più senso, quindi, adottare una prospettiva rinascimentale centrale (introdotta da Brunelleschi) perché viene meno la necessità di riprodurre la realtà secondo un ordine razionale e di solenne equilibrio. Si afferma, perciò,
- una prospettiva accidentale, data cioè dalla visione d’angolo di un’architettura e dotata di due punti di fuga, spesso esterni all’immagine. Suggerisce maggiore profondità e dinamismo rispetto alla prospettiva centrale.

- una prospettiva da sott’in su dipinta sui soffitti che simula strutture architettoniche che si sviluppano verso l’alto. C’è la sensazione di altezze vertiginose e di un’apertura reale verso il cielo.
Quali precedenti?
Se, quindi, l’obiettivo è di suggerire spazi infiniti (come infinito è l’universo), gli artisti romani del Seicento prendono spunto da alcuni precedenti illustri.
Solo per citarne alcuni, il finto oculo del soffitto della Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Mantova, la sala dei Giganti di Palazzo Te di Giulio Romano a Mantova, la volta della Cappella Sistina di Michelangelo a Roma e la decorazione con Il trionfo di Bacco e Arianna ( 1598-1600) di Annibale Carracci nella volta della galleria di palazzo Farnese, a Roma.
Guercino, nel 1621
In una stanza della residenza suburbana romana del cardinal Ludovico Ludovisi, Guercino realizza L’Aurora, ovvero un soggetto mitologico. La dea si trova su un carro trainato da due cavalli e attorniato da putti, uccelli e altre figure mitologiche. Aurora attraverso il cielo annunciando il sopraggiungere della mattina.

Lanfranco, nel 1625-27
La decorazione interna della cupola della chiesa romana di Sant’Andrea della Valle è affidata a Giovanni Lanfranco. Il tema scelto è l’Assunzione della Vergine. La Madonna è diposta su una nuvola, ha una veste rossa e le mani levate al cielo. I personaggi si dispongono sulle nuvole, disposte come una serie di anelli concentrici luminosissimi. Nella lanterna, c’è Cristo che chiama a sé la Vergine.


Pietro da Cortona, 1632-39
A Roma, il palazzo Barberini è l’edificio barocco più importante, realizzato dagli architetti Maderno, Bernini e Borromini. Proprietario è Maffeo Barberini che, nel 1623, è eletto papa con il nome di Urbano VIII. È lui a commissionare a Pietro da Cortona la decorazione della volta del grande salone di rappresentanza. L’immensa composizione celebra il potere spirituale e politico della famiglia Barberini, attraverso una miriade di personaggi, più di cento, inseriti in uno spazio aperto, dilatato all’infinito, che supera i limiti imposti dall’architettura.

Il cornicione rettangolare divide la volta in 5 parti. Esso, come i medaglioni ottogonali dorati, i festoni e le statue nude monocrome sono a finto marmo. Non sono, perciò, strutture architettoniche e sculture reali ma affreschi.
Il tema centrale
Su un trono di nubi, siede la Divina Provvidenza all’interno di un bagliore di luce calda (1). Essa comanda alla Fama (2) di incoronare lo stemma della famiglia Barberini (8), composto da tre api.

Le api sono circondate da una corona di alloro verde retta in volo dalle tre virtù teologali (3, 4 e 5): Fede, Speranza e Carità. Altre personificazioni sono la dea Roma (6) che regge la corona papale, e la Gloria (7) che reca le chiavi di San Pietro incrociate.
Le rappresentazioni sono dominate da figure dinamiche, che fluttuano nello spazio, invadendo ed annullando i limiti imposti dalla quadratura architettonica. Pietro da Cortona utilizza una prospettiva polifocale, caratterizzata cioè da molteplici punti di fuga che guidano lo sguardo in più direzioni. La complessità compositiva è esaltata dai guizzi di luce e dal colore sfavillante.
Pozzo, nel 1691-94
Andrea Pozzo affresca la volta della chiesa di Sant’Ignazio. La gloria di Sant’Ignazio è la rappresentazione del trapasso del santo dalla Terra al Cielo, ovvero la sua ascesa nel Paradiso tra innumerevoli figure di angeli e personaggi sacri.

A differenza degli altri artisti, Pozzo regola l’impianto prospettico con un unico punto di vista (segnalato sul pavimento della chiesa da un piccolo disco di marmo) che coincide con il cuore di Sant’Ignazio da cui si dipartono quattro raggi dorati che vanno a illuminare le personaficazioni dei continenti fino ad allora conosciuti (Asia, America, Africa ed Europa).

Le caratteristiche stilistiche
Al di là dei temi, tutte le opere menzionate presentano delle caratteristiche stilistiche comuni:
- il grande affresco decorativo sfonda illusionisticamente lo spazio, raddoppia l’altezza dell’architettura reale, infrange i limiti prospettici;
- è presente una integrazione tra architettura, pittura e scultura (fusione delle arti);
- la moltiplicazione degli assi visivi causa una fruizione dinamica dell’opera d’arte poiché lo spettatore è costretto a variare la propria posizione per cogliere tutti gli aspetti dell’opera stessa;
- la presenza di forme dinamiche ed effetti illusionistici, oltre alla esaltazione degli effetti luminosi attraverso l’uso di tonalità di colori caldi, favorisce il coinvolgimento emotivo dello spettatore.
L’arte barocca, infatti, ha un potere di persuasione nella trasmissione del messaggio e del significato dell’opera. Coinvolge i sensi, stupisce, crea emozione, cattura l’attenzione, commuove.
Architetture barocche
Le scoperte di Galileo sulla materia dotata di energia, il moto, il peso, l’inerzia e la forza dinamica riecheggiano in tutta la grande architettura del tempo, nelle rotazioni delle pareti ondulate (linee concave e convesse) del Bernini e del Borromini, e nella complessa dinamica delle facciate e delle piante degli edifici religiosi che prevedono la forma geometrica dell’ellisse.


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