Vai al contenuto

Andrea Pozzo nella chiesa di sant’Ignazio a Roma

Un’interessante lettura dell’opera di Andrea Pozzo a Roma sulla volta della navata centrale della chiesa di Sant’Ignazio da Loyola fatta da Andrea dell’Asta.

Ignazio di Loyola (1491-1556), fondatore della Compagnia di Gesù, fu canonizzato Santo il 12 marzo del 1622, dal papa bolognese Gregorio XV (1616-1623). La chiesa a lui dedicata, progettata in Campo Marzio dal matematico gesuita Orazio Grassi (1583–1654) contiene nella volta della navata centrale il grande affresco della Gloria di sant’Ignazio realizzata da Andrea Pozzo tra il 1691 e il 1694.

Andrea Pozzo chiesa di sant'Ignazio Roma barocco interno
Interno della chiesa di sant’Ignazio a Roma

Il tema iconografico: la missione dei Gesuiti

Larga 36 metri per 16, la volta celebra l’attività missionaria e apostolica della Compagnia di Gesù nel mondo, attraverso un complesso programma iconografico che vede al centro, tra un cielo attraversato da nubi, la Trinità dalla quale si diffonde una luce la cui presenza trae ispirazione da una frase del vangelo di Luca: “sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e che cosa voglio se non che arda?

Andrea Pozzo chiesa di sant'Ignazio Roma barocco

Sant’Ignazio, in pratica, esorta i suoi discepoli a portare il fuoco in tutte le parti del mondo partecipando, in tal modo, alla gloria redentrice di Cristo. In effetti, dalla Trinità, parte un raggio di luce che trafigge il petto di Ignazio da cui, a sua volta, partono 4 raggi verso la raffigurazione dei 4 continenti viste come figure femminili.

Esse, rigettando i mostri dell’eresia e dell’idolatria rappresentati da animali in catene, trasmettono al cielo una straordinaria mietitura di anime santificate che si diffondono in tutte le parti del mondo disponendosi in più zone della volta.

In questo continuo movimento centrifugo di personaggi, ogni parte è tripudio di colori e suoni, tensione verso l’alto, vortice irresistibile in un universo festoso che annuncia il tempo della mietitura e della fioritura (e non dell’incertezza e delle tenebre). Un altro raggio illumina uno scudo retto da un angelo in cui è impresso il monogramma di Gesù (IHS). Difatti, la gloria di Cristo e la gloria della Compagnia convergono nel medesimo punto.

Lo spazio della gloria

Lo spazio dipinto rappresenta un’architettura che va vista dal basso verso l’alto. L’architettura di pietra è prolungata da quella dipinta, irreale e finta.

Andrea Pozzo segna sul pavimento un punto in cui si deve collocare il fedele per osservare l’intera opera. Disporsi fisicamente in un punto preciso vuol dire predisporre l’animo all’incontro con Dio, come suggeriscono gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio.

Andrea Pozzo chiesa di sant'Ignazio Roma barocco

C’è un solo punto di osservazione: se ci collocassimo in altri punti della navata, l’apparato pittorico si deformerebbe inesorabilmente e precipiterebbe nel non senso. Da quel preciso punto, infatti, l’immagine si presenta in tutta la sua forza ed efficacia. E il fedele trasforma l’immagine in presenza viva, dialogante.

Come se, grazie all’immaginazione, i personaggi dipinti prendessero vita davanti a noi per ascoltarci, per parlarci, come nei “colloqui” che Ignazio pone alla fine delle varie meditazioni dei suoi Esercizi Spirituali.

Lo spazio della luce

La volta di S. Ignazio non è uno spazio collocato al di là della storia e disceso dall’eternità nel tempo come i fondali dorati dell’arte bizantina. In questo caso, infatti, la luce si fa storia, entra nello spazio reale dell’edificio.

Le linee prospettiche convergono in un punto di fuga coincidente con la Trinità che attira tutto a sé, è un magnete, evita la dispersione, è principio fisico che agisce da verità.

La Trinità è il fine inscritto in ogni cosa, principio di unità del reale. La sua potenza si manifesta secondo un movimento opposto rispetto alla forza di gravità, che tende inesorabilmente verso il basso verso il centro della Terra, verso il quale precipitano gli idoli e le eresie sotto il peso della materia. Il cammino spirituale si sviluppa sotto la spinta di una forza di elevazione Ad maiorem Dei Gloriam verso i cieli infiniti.

Andrea Pozzo chiesa di sant'Ignazio Roma barocco

Come nella chiesa del Gesù, i corpi diventano flessibili ed elastici in una specie di gioioso labirinto del continuo, in cui tutto si organizza secondo un principio ritmico. Le forme sembrano dilatarsi e contrarsi, come in una sorta di respiro cosmico, di alternanza di pieni e di vuoti.

Tra cielo e terra: riconsiderare lo spazio sacro

E una visione strutturalmente diversa da quella del Rinascimento. Nelle raffigurazioni cinquecentesche il rapporto
tra umano e divino è concepito come in termini di sovrapposizione, quasi si trattasse di due sfere separate, sia pure in comunicazione tra loro. Raffaello, nella Disputa del Sacramento, o Tiziano, nell’Assunta di Venezia, separano le due sfere, inserendo uno strato di nuvole come se si trattasse di un diaframma.

Nella volta di Pozzo, esiste un dialogo, un continuum tra il finito e l’infinito, il terrestre e il celeste, l’umano e il divino: il finito si squarcia nell’infinito, Dio incontra l’uomo. La visione sovrannaturale avviene nella provvisorietà della vita terrena. Dio è nella vita di ogni giorno e non ha senso relegare la sua epifania soltanto nell’area presbiteriale.

Si tratta anche di una riconsiderazione degli spazi sacri in senso teologico: la navata centrale è già il luogo dell’incontro e non della ricerca del divino come in epoca medievale in cui in questo spazio, spesso, si trovava il labirinto.

Andrea Pozzo chiesa di sant'Ignazio Roma barocco
Visione di Maddalena de’ Pazzi, part. della volta del transetto

Scienza e fede: le scoperte scientifiche

Le scoperte scientifiche del Seicento in campo astronomico si legano profondamente alla nascita del genere pittorico del quadraturismo che ha lo scopo di ampliare i limiti architettonici di uno spazio reale.

Con questi nuovi studi, l’universo non è più considerato come qualcosa di ordinato e determinato da un disegno divino ma è uno spazio infinito e mobile. La sua conoscenza è affidata alla scienza, non certo alla religione. Tuttavia, per i Gesuiti, la scienza è al servizio della fede, della gloria di Dio.

Quello spazio (considerato ormai così diverso rispetto al passato) è esperienza di fede.

Andrea Pozzo a Roma: sulla scia di Gaulli

Il merito di aver portato a Roma il talentuoso gesuita Andrea Pozzo nel 1681 è del Generale dell’Ordine della Compagnia di Gesù Gian Paolo Oliva.

Egli, apprezzando lo sperimentalismo in campo artistico e le aperture scientifiche in campo astronomico, già si servì del talentuoso genovose Giovanni Battista Gaulli (detto il Baciccio) per la volta, la tribuna e la cupоla della chiesa del Gesù . Un’impresa colossale, protratta nell’arco dell’ottavo decennio del Seicento (1672-79), in nome del meraviglioso composto tra le arti di ascendenza berniniana perché sulle pareti vastissime della chiesa l’affresco e lo stucco si fondono in un’unica grandiosa composizione di impressionante impatto visivo.

Giovan Battista Gaulli, Trionfo del Nome di Gesù, Chiesa del Gesù, Roma
G. B. Gaulli, Trionfo del Nome di Gesù, Chiesa del Gesù, Roma

A differenza di Gaulli che fu un’artista pienamente influenzato dall’ambiente romano, Pozzo arrivò nella città già in una fase matura del suo percorso artistico, frutto della ricezione della pittura lombarda promossa dal cardinal Borromeo (soprattutto del frescante Morazzone), del francese Simon Vouet e delle decorazioni della ville venete di Paolo Veronese.

Pozzo, chiesa di san Francesco Saverio, 1677, Mondovì
A. Pozzo, affresco della volta, chiesa di san Francesco Saverio, 1677, Mondovì

Andrea Pozzo e i Gesuiti di Roma

corridoio Gesuiti Roma Pozzo
Il corridoio prospettico progettato e affrescato da Pozzo nella casa professa dei Gesuiti a Roma con l’icona del santo sollevata su un finto altare, dinanzi alla quale due angeli improvvisano un concerto di archi.
Chiesa di sant'Ignazio, Roma Pozzo
Chiesa di sant’Ignazio, Roma: la finta cupola architettonica giocata su mirabili effetti di luce filtrata – ma solo per finta – dalla lanterna e dai finestroni chiusi da colonne binate su mensole, anch’esse illusionistiche. Sui pennacchi, gli episodi biblici del vecchio testamento di Giaele, Giuditta, Sansone e Davide.
chiesa del Gesù S. Ignazio altare Pozzo
Chiesa del Gesù, Roma: altare maggiore dedicato a sant’Ignazio con il Trionfo della Religione sul paganesimo firmato dal francese Le Gros, 1695-99. La collaborazione tra Pozzo e Le Gros continua per l’altare del transetto della chiesa di Sant’Ignazio dedicato a san Luigi Gonzaga con delle colonne più dinamiche di gusto berniniano e un cornicione a fastigio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *