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La scrittura automatica del Surrealismo

Il procedimento inconscio della scrittura automatica del Surrealismo è un metodo rivoluzionario per approcciarsi alla scrittura e alla pittura.

Scrittura automatica vuol dire ricercare una coordinazione illogica, una consapevolezza allucinata e a volte volutamente contradditoria che si esprime con ardite similitudini e allegorie paradossali, che collegano realtà inconciliabili.

Il metodo della scrittura automatica

I surrealisti sperimentano una scrittura a grande velocità, quasi in stato di trance. La rapidità è lo strumento per aggirare i meccanismi di controllo che la ragione esercita, in situazioni normali, sull’inconscio.

La scrittura automatica consiste nel far comporre una frase da più persone, senza che nessuno di esse possa tener conto di quello che fanno gli altri. Il primo componente del gruppo, infatti, scrive una frase su un foglio, poi lo piega coprendo quello che ha scritto. Il secondo continua il periodo senza poter sapere quello che c’è scritto prima.

L’inventore del procedimento è André Breton (1896-1966), direttore della rivista francese Littérature e promotore del Manifesto del Surrealismo pubblicato nel 1924. La prima frase concepita automaticamente è: Le cadavre / exquis / boira / le vin nouveau (Il cadavere squisito berrà il vino novello).

Surrealismo scrittura automatica inconscio cadavere squisito
Dominguez, Varo, Francés, Cadavere squisito, 1935. In quest’opera, i tre artisti spagnoli usano la tecnica del collage per accostare immagini eterogenee, volutamente ambigue e misteriose sfidando lo spettatore nella ricerca di un nesso logico

L’automatismo dei surrealisti

Surrealismo scrittura automatica inconscio Masson
Masson, Disegno automatico, 1924, Moma

Questo divertente gioco collettivo sconvolge le più elementari forme logiche. Genera, infatti, potenti cortocircuiti che svelano lo stato profondo dell’essere. Registrare su carta, attraverso parole o disegni, idee fluttuanti, libere di manifestarsi senza obbedire a criteri lessicali e formali da voce all’inconscio.

D’altronde, i surrealisti sono influenzati dal saggio di Sigmund Freud L’interpretazione dei sogni (1900).

Il medico austriaco è interessato allo studio del sogno con lo scopo di capire e curare la nevrosi dei suoi pazienti. Subito dopo ogni risveglio, infatti, Freud consiglia di annotare il contenuto di un sogno; quindi di dividerlo nei suoi elementi e di cercare separatamente le associazioni che si collegano a ognuno di questi frammenti.

Il risultato è la creazione di associazioni involontarie che la facoltà critica sarebbe portata a respingere come sciocchezze. Ma proprio tali associazioni rivelano il pensiero inconscio del paziente, i desideri e le pulsioni rimosse dalla coscienza di cui il malato deve diventare consapevole per poter guarire, aiutato dal terapeuta.

I surrealisti, invece, vedono nel sogno una fonte di ispirazione artistica a cui attingere per esprimere immagini fantastiche, concetti irrazionali e situazioni insolite e misteriose.

Il sogno: da Freud a Breton

Per Freud, di notte, nel sogno, cadono le inibizioni e vengono rimossi i freni imposti dalla morale corrente. In quel preciso momento, l’uomo si svela a se stesso. L’inconscio (cioè l’attività psichica lontana dal livello della coscienza) sale in superficie ma non si palesa in modo limpido. Richiede, perciò, di essere interpretato.

Per André Breton, il sogno non è un’evasione dalla realtà ma una via per il miglioramento del singolo e dell’umanità intera. I surrealisti credono nel primato dell’immaginazione e dell’espressione dell’io in piena libertà.

Al contrario del movimento Dada, i surrealisti non si limitano a criticare il sistema ma cercano di sovvertirlo e migliorarlo. Non a caso, nel secondo Manifesto del surrealismo del 1930, Breton indica l’adesione al comunismo. La scelta politica è diretta conseguenza di una conquista universale e collettiva: l’arte, cioè, deve rendere liberi!

Surrealismo e tecniche artistiche

La pittura automatica è favorita da alcuni procedimenti tecnici utilizzati dai surrealisti. Dal 1925, ad esempio, Max Ernst (1891-1976) utilizza il frottage per produrre disegni con matite colorate e dipinti a olio su tela.

Il frottage consiste nello sfregare una matita su un foglio sotto il quale è posto un oggetto. Il risultato dello sfregamento è un’immagine spontanea, con contorni e chiaroscuri che ricalcano la forma e le sporgenze dell’oggetto situato sotto la carta.

Per produrre le impronte del frottage, Ernst utilizza pezzi di legno erosi, tessuti ruvidi, foglie e tutto ciò che possiede venature e sporgenze.

Il procedimento inverso del frottage è il grattage con cui si crea un’immagine come un graffito. L’artista sovrappone diversi strati di colore denso e coprente più o meno scuro, che viene poi grattato con la spatola o con reti metalliche dalle texture differenti.

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