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L’astrattismo biomorfo di Kandinskij

Il periodo dell’astrattismo biomorfo di Vasilij Kandinskij coincide con il suo trasferimento a Parigi nel 1933 ed è segnato da un ripensamento della sua esperienza pittorica e dal cambiamento di forme, colori e tecniche.

Nel 1933, infatti, una perquisizione della Gestapo porta alla chiusura della sede berlinese della scuola del Bauhaus. Per dieci anni, a partire dal 1922, Kandinskij ha insegnato in quella scuola e ha trovato modo di pubblicare il suo saggio Punto, linea e superficie.

Nella capitale francese, Kandinskij entra in contatto con le forme biomorfe e con un universo di microrganismi popolato da embrioni, protozoi, cellule, amebe ispirate soprattutto ai lavori di due artisti, Hans Arp e Joan Mirò vicini agli ambienti dadaisti e surrealisti.

astrattismo biomorfo Kandinskij Movimento 1
Kandinskij, Movimento 1, 1935

Movimento 1: un campo nero con figure

Nell’opera Movimento 1, Kandinskij dispone le figure in maniera caotica, incapaci di comunicare tra loro. Il fondo è nero ed è una novità poiché tale colore è stato sempre sentito come negativo.

Talvolta, il nero è realizzato con la tempera per distinguerlo dagli altri colori ad olio, marcando così le caratteristiche chimico-fisiologiche delle due tecniche pittoriche.

L’artista esprime un sentimento di ribellione e di rabbia verso il regime nazista che ha etichettato la sua arte astratta come degenerata.

In effetti, di fronte al mondo oscuro del male, rappresentato dallo sfondo, Kandinskij trova ancora la forza di proporre figure a macchie trasparenti e a tinte spente.

In Trenta (1927), l’artista ripropone il nero alternato al bianco in una scacchiera in cui trovano posto le linee libere, le forme geometriche, i motivi biomorfi, virgole e zig-zag.

Talvolta, la scacchiera si fa pentagramma o si trasforma in un ordito diagonale ma non divide, al contrario organizza un materiale formale ricco di energia.

astrattismo biomorfo Kandinskij
Kandinsk, Division-Unite, 1934
astrattismo biomorfo Kandinskij blu cielo

Blu cielo

Tra le opere più rappresentative, c’è Blu cielo in cui un mondo fantastico si dispone su un fondo azzurro monocromo, simbolo di quiete, che può alludere a una dimensione totalmente mentale e astratta ma anche a un cielo o una distesa d’acqua.

I piccoli corpi in stato di metamorfosi, infatti, sembrano volare o fluttuare nel mare.

Le forme gravitano, sono sospese, esprimono vitalità ricollegando l’uomo verso l’infinito.

L’opera è del 1940 e sembra l’ultima dichiarazione di gioia e di speranza dell’artista contro un mondo avviato alla catastrofe della seconda guerra mondiale.

La natura biologizzata è presente in questi numerosi esserini curiosi e divertenti che sostituiscono le rigide forme geometriche degli anni tedeschi della Bauhaus.

Oltre Kandinskij: collegamenti attuali

[questo paragrafo è curato da Giulia Lamberti]

A ben guardare, alcune creature ricordano, in forme più piccole, degli animali reali, come, ad esempio, una medusa, un tapiro, un uccello e un serpente.

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Nell’ordine, una medusa, un tapiro, un uccello (un’upupa?) e un serpente

Altre, invece, sembrano siano state fonti di ispirazione di alcuni cartoon, come l’Elefante tandem psichico da guerra, un animale immaginario presente in Adventure time, una serie animata statunitense (2010).

Due figure fanno pensare ad altrettanti film giapponesi, firmati da Hayao Miyazaki e prodotti dallo studio Ghibli.

Il mio vicino Totoro (1988)
Il castello errante di Howl (2004)

Kandinskij è un musicista, impara a suonare il pianoforte e il violoncello. Nei suoi scritti, associa la musica alla pittura, pensando ai colori come un coro e utilizzando il colore per arrivare direttamente all’anima dell’osservatore.
Blu cielo evoca alcune note musicali e alcuni strumenti (come ad esempio un’arpa).

Inoltre una figura ricorda la canzone Yellow submarine (1966) dei Beatles, come se il sottomarino stesse facendo un viaggio come si vede nel videoclip della canzone.

L’ultimo acquarello astratto

Rispetto al suo Primo acquarello astratto del 1910, quest’ultimo acquarello, un inchiostro di china e matita su carta, è una fantastica invenzione dall’equilibrio compositivo spaziale con forme oniriche di navi, mongolfiere, insetti e linee sospese nel nulla.

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Ultimo acquarello astratto, 1944

Il processo di progressiva riduzione della complessità e del geometrismo va di pari passo con le sperimentazioni di Paul Klee e lo allontanano dalle esperienze dei surrealisti che considera “volgari” per le loro opere a sfondo erotico che ammiccano al pubblico per vendere.

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