Capire il Dadaismo

Il 5 febbraio 1916 nasce a Zurigo il Dadaismo. Il regista teatrale, filosofo e scrittore tedesco Hugo Ball, infatti, apre il Cabaret Voltaire, all’interno di un’ex birreria, in un quartiere malfamato della città elvetica.

Il locale ospita strani incontri culturali, in cui si intrecciano musica, arte, teatro, ballo e performance letterarie. I protagonisti indossano curiosi abiti di cartapesta. Nasce la poesia simultanea: si recitano componimenti in lingue diverse, sconosciute o inventate, oppure poesie onomatopeiche, composte da puri suoni vocali, per mezzo delle quali si rinuncia al linguaggio tradizionale per cercare nei suoni un senso lirico ed espressivo più profondo (come nella pittura astratta). La stessa parola dada non vuol dire nulla, è un vocabolo trovato a caso, è un non-sense.

Questo video riproduce una delle serate del cabaret. La scenografia riporta i nomi dei promotori del movimento: oltre Ball, il francese Hans Arp, i rumeni Tristan Tzara e Marcel Janco.

Il manifesto del Dadaismo

Qual è l’obiettivo delle serate dei dadaisti? Non a caso, il movimento nasce in Svizzera, nazione neutrale che non partecipa alla prima guerra mondiale e che ospita pacifisti ed intelletuali in esilio. Tuttavia, il clima di violenza e morte e le notizie dal fronte non lasciano indifferenti gli artisti che riflettono sull’assurdità del conflitto e sulla disgregazione dei valori della società borghese. Scrive Arp:

Cercavamo un’arte elementare che sanasse l’uomo dalla follia dell’epoca e un nuovo ordine che ristabilisse l’equilibrio tra il cielo e l’inferno.

Oltre a predicare il pacifismo e lo stop della guerra, il dadaismo si pone come un movimento irrazionale, dissacrante, eversivo e di rottura verso ogni forma culturale esistente. Gli esponenti rifiutano l’attuale ordine della società, la sua struttura e il senso comune. Negano ogni valore, forma e significato del sistema sociale, politico e culturale europeo. Intendono distruggere tutte le regole su cui si è basata l’arte fino a quel momento.

Le parole d’ordine sono stupire, sconcertare, suscitare scandalo e provocazioni a favore di una illimitata libertà espressiva. Arp, ad esempio, esalta la casualità dell’atto creativo: realizza, infatti, dei collage strappando e lasciando cadere sul foglio liberamente dei frammenti di carta colorata.

Nuove tecniche e sperimentazioni

I dadaisti utilizzano tecniche e materiali inediti, a partire dal collage. Esso consiste nell’incollare su di un supporto dei pezzi di carta, ritagli di giornale, fotografie, piccoli oggetti che vengono sagomati, modificati o dipinti in modo da assumere forme e significati diversi da quelli originari. Per i cubisti, il collage è un modo per creare legami più profondi con la realtà mentre per i dadaisti si tratta soltanto di un gioco fine a se stesso. Conta, infatti, il gesto, l’invenzione, gli accostamenti di forme e colori, simili o difformi.

Alcuni collage si servono di rifiuti e rottami: l’intento è minare la sacralità dell’arte, provocare e sorprendere il pubblico. In questo filone, rientra anche l’uso del fotomontaggio, cioè di immagini fotografiche deformate tramite l’uso di lenti ed obiettivi speciali, sovraesposizioni o sottoesposizioni di luce. Esperto di questi lavori che spostano l’attenzione dall’oggetto rappresentato ai segni linguistici è l’americano Man Ray (1890-1976).

Il dadaismo in Germania

Alla fine del conflitto mondiale, il dadaismo si diffonde in Germania, una nazione sconfitta ed umiliata dalla guerra, con pesanti debiti da pagare e gravi tensioni sociali ed economiche. I centri maggiori del movimento sono Berlino, Colonia e Hannover. Rispetto ai colleghi operanti in Svizzera, i dadaisti tedeschi sono quasi tutti iscritti al partito comunista e la loro azione ha una forte connotazione politica.

Tra le tecniche utilizzate, si diffonde il fotomontaggio per innescare un effetto spaesante nello spettatore e il collage, portato alle estreme sperimentazioni da Kurt Schwitters (1887-1948). Egli, infatti, usa sistematicamente i rifiuti come materiale perché interpreta l’inutile come un punto di partenza per la creazione artistica. Si fa conoscere per i suoi Merzbau, dei grandi collage tridimensionali, vere sculture polimateriche che si estendono in altezza nella sua casa-studio. Di tali opere, sono rimaste soltanto delle foto a causa della furia distruttrice nazista.

Il dada sbarca negli Stati Uniti

In contemporanea con l’esperienza di Zurigo, nel 1916 a New York viene fondata la Society for Indipendent Artist. L’esponente di spicco è il francese Marcel Duchamp (1887-1968) e il suo nome è legato ai ready made.

Cosa sono i ready made? Si tratta di oggetti di uso comune, già fatti e in commercio, prodotti su scala industriale ai quali viene assegnato un nuovo significato perché sono proposti al pubblico al di fuori del loro abituale contesto e slegati dalla propria funzione. La Ruota di bicicletta risale al 1913 ed è appunto una ruota di bicicletta metallica montata su uno sgabello di legno verniciato di bianco. Un’operazione del genere comporta varie conseguenze:

  • l’artista non crea più manualmente l’opera. Non dipinge, né scolpisce. Ciò che conta è l’idea, il pensiero progettuale non l’opera in sé;
  • l’attenzione dello spettatore, quindi, non deve cadere sull’oggetto ma sui propositi di chi lo ha scelto e sul momento creativo mentale dell’artista;
  • l’opera non è più qualcosa di unico ed autentico. D’altronde, una ruota di bicicletta si trova nel negozio vicino casa;

Il “caso” dell’orinatoio

La celebre Fountain di Duchamp non è ciò che di norma si vede in una mostra d’arte. L’oggetto è montata su una base, è ruotata di novanta gradi e reca un’etichetta come un tradizionale manufatto d’arte. Tuttavia la firma, posta accanto la data, non reca il nome dell’artista ma la sigla R. Mutt. Il nome echeggia la Jordan Mott Iron Works, nota ditta di sanitari con filiale sulla Quinta Strada di New York, e cita un personaggio popolare di una serie di fumetti, Mutt&Jeff. Nello slang americano, poi, mutt significa babbeo o cane bastardo.

Il gesto di Duchamp è irriverente, ironico e dissacrante tanto che lo stesso si chiede:

Oggetti del genere erano quotidianamente visibili nelle vetrine degli idraulici, e se stavano lì perché mai non potevano figurare anche in una mostra?

L’omaggio musicale del rapper Caparezza al Dadaismo. Comunque Dada, album Museica, 2014

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