Intrecciare gli articoli della Costituzione italiana con le opere d’arte delle Avanguardie artistiche europee della prima metà del Novecento è un esercizio critico richiesto durante la prova orale dell’Esame di Stato nelle scuole superiori di secondo grado. Di seguito, condivido volentieri un esempio.
L’articolo 11 della Costituzione
L’articolo 11 della Costituzione italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, afferma:
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali;
consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
L’art. 11 riflette la presa di coscienza della classe dirigente italiana nei confronti della guerra. Dopo la dittatura fascista, che si è distinta anche per politiche aggressive e colonialiste, i rappresentanti dei partiti coinvolti nella Resistenza stabiliscono in maniera netta il rifiuto, da parte dell’Italia, di adottare forme di politica estera basate su atteggiamenti aggressivi e nazionalistici.
Per la nostra Repubblica, i Costituenti dispongono che la sovranità venga limitata in favore di tutte le organizzazioni internazionali che mirino alla realizzazione di una comunità mondiale pacifica.
La guerra cubista: Guernica di Picasso
All’interno delle Avanguardie artistiche del Novecento, la rappresentazione più famosa di un conflitto è certamente Guernica (1937) di Pablo Picasso nel quale si denuncia il bombardamento dell’omonima città basca da parte dei nazi-fascisti all’interno della guerra civile spagnola (1936-39) che vede vincitore il fronte nazionalista del generale Francisco Franco.

Per Picasso, quest’opera è lo strumento di condanna di tutte le guerre del mondo perché prefigura gli effetti di tutti i bombardamenti, stragi e genocidi umani, avvenuti a qualsiasi latitudine. Non vi è, in effetti, nessun riferimento storico-temporale e simbolico alla specifica devastazione di Guernica, né ai suoi responsabili.
Al contrario, Picasso dichiara la fine dell’ideale di bellezza classica che coincide con una dimensione etica smontando ogni regola di un dipinto tradizionale attraverso il linguaggio cubista. In effetti, l’opera non ha una prospettiva, un protagonista principale e un’ambientazione definita.


Ogni elemento possiede una sua importanza e una sua autonomia: da sinistra, il toro, la madre urlante, la figura di un combattente a pezzi, la lampada elettrica, il cavallo trafitto, la testa di donna alla finestra, l’incendio in una casa.
In questo apparente disordine, pur sempre strutturato in uno schema triangolare, la scelta del bianco e nero rimanda alla morte.
La guerra surrealista di Dalì
Restando nello scenario della guerra civile spagnola, Salvador Dalì propone lo squartamento e la mutilazione dei cadaveri nella Costruzione morbida con fagioli bolliti (Premonizione della guerra civile).
Sul fondo di un paesaggio spagnolo assolato, si erge una figura mostruosa senza tronco, con gli arti scambiati e con una forma fallica stretta in una mano.

I fagioli bolliti sparsi sul terreno richiamano le bizzarre incongruenze e gli accostamenti arditi della pittura surrealista. Nel caso di Dalì, poi, ci sono anche le immagine doppie, vale a dire la possibilità da parte dell’osservatore di intravedere in ogni immagine un’altra diversa e nascosta, generata dall’inconscio.
Gli effetti della guerra di Otto Dix
Dopo la dura esperienza del fronte nella prima guerra mondiale, alcuni artisti tedeschi manifestano la volontà di comunicare i drammi e le conseguenze del conflitto attraverso un ritorno alla pittura figurativa (Nuova Oggettività).
In un ciclo di acqueforti intitolato La guerra (1924), Otto Dix rivaluta negativamente le sue tesi interventiste motivandole con profonde ragioni politiche di stampo antimilitarista e anticapitalista.


Il gas asfissiante è utilizzato per la prima volta in Belgio, a Ypres, nel 1915. Nelle prime applicazioni si aprono le bombole in modo che il vento trasporti i gas verso le linee nemiche, poi si usano più sofisticate granate ricolme di gas asfissiante.
Sperimentando in prima persona gli orrori della guerra, Dix si concentra sui suoi reduci: mutilati nello spirito e nel corpo, emarginati dalla società, senza sostegno economico e sociale in una Germania che subisce pesantissime condizioni di pace a Versailles.


Il segno spezzato e le vedute dall’alto esasperano la condizione dei protagonisti. In altre opere, al contrario, Dix usa forti contrasti cromatici alla maniera dei primi espressionisti tedeschi (Die Brucke) per stravolgere volti pieni di sangue e corpi in lotta tra loro nello scenario della trincea.


Le opere interventiste di Balla
Con Giacomo Balla (1871-1958), invece, una serie di opere entrano nel merito dell’acceso dibattito italiano circa la partecipazione al primo conflitto mondiale. In un primo momento, infatti, l’Italia opta per la neutralità (1914) sostenuta dalla maggioranza dei deputati del Parlamento e dal mondo liberale, socialista e cattolico.
In un clima di forte tensione politica in cui prevale la cultura nazional-patriottica di riconquista delle terre irredente, Balla partecipa ad una serie di manifestazioni interventiste in cui il principale bersaglio delle proteste è Giovanni Giolitti, il leader politico che più si è esposto per restare fuori dalle logiche belliche.

In Dimostrazione XX settembre, Insidie di guerra e Manifestazione patriottica (tutte del 1915), sembrano riecheggiare alcuni punti del Manifesto del Futurismo: le grandi folle eccitate dalla rivolta, le maree multicolori e polifoniche della rivoluzione nelle capitali moderne e la glorificazione della guerra, come unico purificatore del mondo.
In effetti, queste lingue multicolori di pennellate piatte entro spirali e forme ondulate evocano il movimento e il dinamismo come categoria dell’esistenza umana.
APPROFONDIMENTO. 1914, le Avanguardie e la Grande Guerra. Mostra al Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid