Le donne della Resistenza

Senza le donne, la Resistenza non sarebbe stata possibile. Secondo alcune stime le donne che hanno partecipato alla Resistenza sono state settantamila, ma probabilmente sono molte di più.

La maggior parte delle partigiane hanno fatto le staffette: portano cibo, armi, riviste, materiali di propaganda rischiando la vita, torture e violenze sessuali. Molte non sono armate e non si possono difendere. Altre hanno protetto i partigiani: li nascondono e li curano preoccupandosi della loro sopravvivenza. Alcune partecipano direttamente alla lotta armata ma non hanno chiesto un riconoscimento ufficiale perché sentivano di aver fatto solotanto il loro dovere.

APPROFONDIMENTO. Il ruolo rimosso delle donne nella Resistenza e Le donne nella Resistenza

Il 25 Aprile, festa nazionale

Per Resistenza, si intendono tutti quei movimenti che si oppongono al nazifascismo. Fino all’8 settembre del 1943, l’Italia è il principale alleato della Germania nazista e partecipa alla guerra di aggressione e occupazione dei territori europei ed extraeuropei iniziata con la dichiarazione di guerra a Francia e Gran Bretagna del 10 giugno 1940.

Il 1943 è un anno cruciale. Il 25 luglio, Mussolini è costretto a dimittersi, Badoglio forma un nuovo governo militare e firma un armistizio con gli Alleati che viene reso pubblico l’8 settembre. L’Italia è spaccata in due parti: il sud è in mano agli alleati anglo-americani e governato dalla monarchia sabauda; il centro-nord è in mano ai tedeschi con uno stato fantoccio (la Repubblica di Salò) che collabora nella deportazione degli ebrei e nella brutale repressione degli oppositori.

APPROFONDIMENTO. La nascita della Resistenza italiana

Perchè festeggiamo il 25 aprile? In questo drammatico contesto, nascono le formazioni partigiane decise a favorire l’avanzata degli alleati verso nord con azioni militari di sabotaggio e uccisioni. A tutti gli effetti, la guerra partigiana è una guerra patriottica e civile. A partire dal 25 aprile 1945, l’Italia è liberata dall’invasore nelle principali città del nord, come Genova, Milano e Torino.

“Bella ciao” è un canto popolare italiano associato alla lotta di liberazione partigiana

Nell’aprile del 1945, dunque, finisce l’occupazione nazista, cade definitivamente la dittatura fascista e l’Italia torna ad essere libera ed unita. Il 21 giugno si forma il primo governo dell’Italia nuova, presieduto da Ferruccio Parri e sostenuto dalle principali forze antifasciste: il partito d’Azione, il partito Socialista, il partito Comunista, il partito Liberale, il partito Democratico del lavoro e la Democrazia cristiana.

Sei donne esemplari: il profumo della libertà

Per il 25 aprile 2019, la sezione torinese dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) commissiona al Liceo Artistico Cottini la realizzazione di alcuni manifesti commemorativi di donne partigiane. La collega di discipline pittoriche, Luisa Leccisotti, coordina la ricerca, la progettazione e la realizzazione dei lavori della 3 C, indirizzo Arti Figurative. Alla fine, vengono scelti i lavori dello studente Marco Silvestro.

Come è visibile nei manifesti, ogni partigiana è associata ad una immagine tratta da un’opera d’arte che rimanda al proprio ruolo all’interno della Resistenza, alle vicende della propria vita e alla coraggiosa scelta di stare dalla parte dei valori di libertà, uguaglianza, democrazia e giustizia.

Lidia Beccaria Rolfi (1924-1996)

Insegnante, staffetta partigiana della 15ma Brigata dell’XI Divisione Garibaldi col nome di battaglia “maestrina Rossana”. Deportata nel lager di RavensbrŒck, sopravvive e rientra in Italia il 1° settembre 1945. Biografia completa.

donne partigiane Torino Piemonte 25 aprile resistenza
Sul fondo, l’entrata del campo di concentramento di Auschwitz

Teresa Noce (1900-1980)

Il 2 giugno del 1946 è tra le 21 donne elette nell’Assemblea costituente che ha il ruolo di scrivere la Costituzione dell’Italia liberata. Biografia completa.

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Sul fondo, Vermeer, Donna che scrive una lettera, 1665

Vera Arduino (1926-1945)

Morta a 19 anni, tra il 12 e il 13 marzo, trucidata dai fascisti. E’ staffetta nel quartiere periferico torinese di Barriera Milano. Operaia nell’azienda dolciaria Wamar, per il suo funerale, alcune fabbriche cittadine si fermano per omaggiarla. Biografia completa.

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Sul fondo, Goya, I disastri della guerra, 1810-12

Onorina Brambilla Pesce (1923-2011)

Sopravvive ai campi di sterminio, è una delle dirigenti milanesi dei “Gruppi di difesa della donna”, la struttura del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che affianca le formazioni partigiane in città e in montagna. Biografia completa.

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Sul fondo, Bansky, murales in sostegno di Zerha Dogam, New York, 2018

Bianca Guidetti Serra (1919-2014)

Per reazione al varo delle leggi razziali volute da Mussolini, con la sorella e altri amici si mette a strappare i manifesti antisemiti per le vie della città di Torino. Amica di Primo Levi, femminista, si dedica alla politica e alle lotte operaie e contadine. Biografia completa.

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Sul fondo, Pelizza da Volpedo, Il quarto stato, 1901

Brigida Zuccolotto (Mamma Piol, 1910-2000)

Originaria di Belluno, i nazifascisti stanziati nel torinese uccidono il marito e i quattro figli di Brigida. Staffetta partigiana, diventa il simbolo della Resistenza di Rivoli, un comune alle porte di Torino. Biografia completa.

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Sul fondo, Michelangelo, Pietà, 1498-99

Dopo la guerra: Repubblica e Costituzione

Il 2 giugno del 1946, gli italiani e le italiane (per la prima volta al voto) scelgono la Repubblica come forma di ordinamento statale. Nella stessa consultazione, si scelgono i rappresentanti dell’Assemblea costituente che, in un clima di collaborazione, elaborano la nuova carta costituzionale. La costituzione della Repubblica italiana entra in vigore il 1 gennaio 1948.

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