La Resistenza delle donne

La resistenza delle donne di Benedetta Tobagi (Einaudi, 2022) è il libro vincitore del Premio Campiello 2023 in cui si narrano le vicende delle donne protagoniste della Resistenza e della lotta partigiana italiana tra il 1943 e il 1945.

L’ottavo capitolo del libro è dedicato alle staffette, uno degli incarichi femminili più diffusi.

La staffetta cura i collegamenti tra le varie formazioni partigiane impegnate nella lotta armata, permettendo la trasmissione di ordini e informazioni, e il conferimento di beni alimentari, medicine, armi, munizioni e stampa clandestina.

resistenza donne antifascismo pasquini
Alice Pasquini, Mille papaveri rossi, San Giovanni in Persiceto, 2021

Le donne sono scelte per questo compito perché non sono soggette alla leva e, per le mansioni solitamente affidate loro a livello sociale e familiare, possono circolare con maggiore libertà, senza destare eccessivi sospetti.

Le regole della partigiana D’Este

La partigiana veneziana Ida D’Este (1917-1976) sintetizza la propria esperienza in due elenchi semiseri.

Il primo è ciò che una staffetta deve sapere fare:

  1. andare in bicicletta;
  2. assaltare i camions ai posti di blocco;
  3. ricordare;
  4. tacere;
  5. inventare;
  6. non desiderare di conoscere più di quanto deve riferire;
  7. far la faccia da scema;
  8. difendersi dagli importuni;
  9. ridere del ghiaccio, della neve, della pioggia, del buio, del coprifuoco;
  10. ispirar fiducia anche senza parola d’ordine.

Il secondo elenco riguarda ciò che una staffetta impara e deve sapere conoscere:

  1. tutte le sale d’aspetto delle stazioni del Veneto;
  2. le panche meno dure e più riparate delle suddette;
  3. la topografia di tutti i giardini pubblici della regione;
  4. le chiese sempre aperte;
  5. le osterie dove si spende meno;
  6. il caratteristico poliziotto in borghese;
  7. la differenza tra i tipi del Partito d’Azione, comunista, socialista, Democrazia cristiana e Partito liberale;
  8. il regolamento stradale per i ciclisti;
  9. la psicologia, le bugie degli autisti, e il modo in cui commuoverli negli indispensabili autostop;
  10. a perfezione tutti gli accidenti da lanciar dietro a quelli, quando la lasciano al posto di blocco.
Ida D’Este

Ida D’Este viene arrestata e torturata nel gennaio 1945 dalla banda Carità a Palazzo Giusti a Padova ma non tradì il suo gruppo partigiano anche perché non chiese mai più di quello che avrebbe dovuto sapere.

Il lavoro di staffetta

Il lavoro di staffetta veniva svolto in bicicletta o a piedi. Spesso, le distanze da percorrere arrivavano anche a 100 km. Per le ragazze era una fatica massacrante perché erano sistematicamente denutrite e prive di un abbigliamento adatto.

Spesso, le staffette trasportano armi ed esplosivi con i relativi rischi di saltare in aria a causa di strade dissestate o biciclette poco ammortizzate. Onorina Brambilla Pesce (1923-2011), nome di battaglia Sandra, partecipa, ad esempio, alla battaglia dei binari alla stazione milanese di Greco, vicino alle fabbriche Pirelli, trasportando i 14 ordigni (insieme alla compagna Narva) che furono piazzati nei forni di combustione delle locomotive.

Anche recapitare messaggi poteva essere pericoloso perché richiedeva sangue freddo e grande autonomia di giudizio per trovare il giusto equilibrio tra la necessità di obbedire agli ordini, nel rispetto dei protocolli di sicurezza, e quella di improvvisare di continuo.

Le staffette solitamente non sono armate e quindi si trovano nell’impossibilità materiale di difendersi. Molte sono quelle che pagarono con le torture e la vita il loro impegno.

A Torino, Cesarina Carletti (1912-1988), catturata con due tubi di dinamite nella borsa, fu massacrata di botte tanto che arrivò a sputare denti come noccioli. La sua compagna Clara Grifoni, nelle Carceri nuove torinesi, fu usata dai tedeschi come tirassegno. Le spararono più volte a pochi centimetri dalla testa pur di farla parlare.

Senza le staffette, la guerra partigiana sarebbe stata inattuabile.

PER APPROFONDIRE: IL RUOLO RIMOSSO DELLE DONNE NELLA RESISTENZA

Illustrazione digitale di Giusy Gallizia, 2022

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