
In Germania, l’espressionismo nasce nel giugno del 1905 ad opera di quattro studenti della facoltà di architettura di Dresda. I quattro ventenni si chiamano Kirchner, Heckel, Bleyl e Schmidt-Rottluff e sono legati da una forte amicizia oltre dalla volontà di perseguire una vita collettiva e comunitaria.
Il manifesto del gruppo “Die Brucke”
Nella primavera del 1906, Kirchner scrive un manifesto in caratteri gotici, stampato in xilografia, in cui invita gli artisti a cercare la libertà di lavoro e di vita contro le forze conservatrici. Quest’ultime sono rappresentate dalle Accademie tedesche che si propongono come centri di educazione autoritaria e convenzionale, in cui all’artista sono assegnati compiti decorativi.
L’organizzazione del gruppo
Il gruppo, che si chiama Die Brucke (Il ponte), attesta una volontà di rinnovamento contro le regole prestabilite dell’arte tradizionale. D’altronde, tutti i fondatori sono pittori autodidatti.
Al posto di frequentare l’Accademia, si riuniscono in atelier dipingendo simultaneamente uno stesso soggetto, servendosi di amiche e non di modelle professioniste.
La vita comunitaria e le affinità spirituali consolidano il loro interesse per la letteratura e la filosofia. Sperimentano comportamenti alternativi, disinibiti e sconvenienti per la classe borghese.

Il legame con Nietzsche
In effetti, il nome del gruppo, il Ponte, evoca un futuro di innovazioni culturali ma allude anche alle teorie del filosofo Nietzsche. Nel best-seller di quegli anni, Così parlò Zarathustra (1885), c’è scritto che “l’uomo è una corda tesa tra la bestia e l’uomo nuovo, una corda che attraversa l’abisso. La grandezza dell’uomo sta nel suo essere un ponte, non un fine“. Il pensiero di Nietzsche (ma anche di Bergson) esprime un dissenso contro una civiltà che reprime il flusso energetico e che ragiona per categorie.

La Germania guglielmina ai tempi della Brucke
Le ragioni della nascita della Brucke risiede proprio nel rifiuto della società tedesca basata sull’autoritarismo scolastico e familiare e regolata da rigide strutture gerarchiche che soffocano ogni creatività e reprimono la personalità di ogni individuo.
La Germania di Guglielmo II (1890-1918) è una nazione che conosce un rapidissimo sviluppo industriale che genera complicati effetti sul processo di urbanizzazione del territorio: nuove povertà ed emarginazioni e una classe operaia in lotta per i suoi diritti. E’ uno stato capitalistico oligopolistico (la cui ricchezza, cioè, è concentrata nelle mani di pochi imprenditori e banche), conservatore, autoritario, imperialista e fortemente militarizzato.
Gli espressionisti, dunque, prendono le difese dell’uomo angosciato ed oppresso, che vive in una società meccanizzata rivolta unicamente al profitto, alla produzione e alla competitività. Essi propongono un recupero dell’umano e dello spirituale e un modo di vita semplice. In questo auspicabile contesto, l’arte, quindi, ha un valore soggettivo, libera l’irrazionalismo, esalta la natura contro la dominante etica borghese.
Colori e forme dell’espressionismo tedesco
I punti di riferimento degli espressionisti sono la pittura emozionale di Van Gogh e Gauguin e l’esperienza dei Fauves in Francia. Tuttavia, rispetto al gruppo francese che esalta la gioia di vivere, la Brucke si concentra sulla dimensione esistenziale irrisolta dell’uomo e sui suoi stati di continua tensione, ambiguità e angoscia.

Ne deriva una pittura spontanea, impetuosa, senza dettagli. Le pennellate sono vigorose. I colori sono combinati tramite contrasti dissonanti trascurando ogni gradevolezza. Spesso, un contorno scuro, rigido e snodato come un fil di ferro sigilla i profili dei personaggi.
Gli espressionisti rivendicano un allontanamento dalla visione oggettiva della realtà. La loro pittura è la proiezione sulla tela di un contenuto interiore. Al contrario, gli impressionisti imprimono sulla tela ciò che guardano, ricevendo gli stimoli esterni attraverso la retina.
Decisiva è anche la conoscenza di Munch che, nel 1902, espone a Berlino una serie di quadri ordinati nel Fregio della vita.
In generale, le opere degli espressionisti tedeschi non desiderano compiacere l’osservatore. Piuttosto lo provocano e lo scuotono con la forza del disegno e del colore
I soggetti dell’espressionismo
I soggetti più amati sono i paesaggi naturali ed urbani e le figure umane, soprattutto le donne nude o vestite, in varie pose.
Agli inizi del ‘900, la lotta per l’emancipazione femminile in Europa si concentra sull’estensione dei diritti civili e politici (diritto di voto alle donne) e sulla condizione di maggiore oppressione nei luoghi di lavoro, familiare e sociale rispetto agli uomini.

L’uso di giovanissime modelle non professioniste (e legate ai componenti del gruppo tramite rapporti di amicizia e d’amore), in ambienti chiusi o aperti, porta ad una maggiore naturalezza e spontaneità nelle pose. Il nudo, perciò, è visto come un’esercizio pittorico sulle forme del corpo umano e come un’indagine interiore all’interno di una riflessione più ampia sull’esistenza umana.
Marcella, ad esempio, è una prostituta adolescente, modella di Kirchner. Il suo corpo impacciato in un’ambientazione scarna è reso da ampie pennellate, sottolineato da spigolosi segni rossi, verdi e blu che appiattiscono la figura facendole perdere ogni sensualità. Le linee acute e il mento spigoloso sottolineano il suo profondo disagio per il passaggio dalla pubertà all’età adulta.
CONFRONTA Marcella con Pubertà (1894) di Munch e La bambola abbandonata (1921) di Suzanne Valadon
La xilografia degli espressionisti
La Brucke si cimenta con la tecnica xilografica. E’ una scelta consapevole poiché evoca le origini dell’arte tedesca, a partire da Durer. Questo tipo di incisione, poi, favorisce un segno nervoso e tagliente per la creazione di immagini deformate.
PER APPROFONDIRE. Il catalogo della mostra del settembre 1910 a Dresda realizzato con la xilografia
Intagliando la tavoletta di legno per ricavarne la matrice a stampa, l’artista, infatti, incontra un materiale resistente, le cui venature irregolari portano alla creazione di linee marcate, semplificate ed aggressive. La xilografia, inoltre, consente un equilibrio tra il bianco e il nero, tra pieni e vuoti all’interno di sezioni quadrate o rettangolari.
Il legame con l’arte primitiva
Lo sviluppo coloniale dei paesi europei verso l’Africa, l’Asia e l’Oceania ha come conseguenza la circolazione di manufatti di arte tribale in occasione delle grandi Esposizioni Universali tra ‘800 e ‘900 e all’interno dei nascenti musei etnografici.
Agli occhi degli occidentali, le sculture tribali sono sproporzionate, grottesche, deformi con espliciti riferimenti alle forze oscure della natura e a rituali religiosi.
Per gli espressionisti, queste opere sono la testimonianza di una creatività non condizionata da regole e discipline ed avvalorano la loro critica anti borghese.
La volontà di riprodurre lo stile di vita paradisiaco dei primitivi porta il gruppo a vivere a stretto contatto con la natura, in nudità, per l’intera estate del 1910 sulle isole del lago Moritzburg, a 30 km da Dresda.
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La Brucke a Berlino
Nel 1911, il gruppo si trasferisce a Berlino. Rispetto a Dresda, infatti, la città offre maggiori opportunità di incontro con galleristi e collezionisti d’arte. Il trasferimento, però, non fa che aumentare la loro contrarietà verso gli stili di vita borghese e verso gli ambienti frenetici e caotici.

Negli anni, il gruppo accoglie altri artisti: Pechstein, Nolde e Muller.
Nella soffocante metropoli berlinese, Kirchner rappresenta il processo di omologazione imposto dalla nuova vita cittadina alle donne e agli uomini, abbigliati in maniera simile, con cappelli piumati, boe di struzzo e la sigaretta in bocca. La secchezza dei tratti è esaltata dallo spazio verticale compresso della tela.
Non c’è nessun accenno di dialogo e di empatia tra le persone, a differenza dei gioiosi boulevards parigini proposti da Monet o Renoir. Kirchner, invece, annulla ogni profondità, usa colori acidi, genera nell’osservatore un senso di smarrimento.
Nel 1913, il gruppo si scioglie definitivamente. Poco dopo, scoppia la prima guerra mondiale dalla quale la Germania ne esce distrutta. Il successivo regime nazista considererà “arte degenerata” le opere degli espressionisti per i loro legami con la componente primitiva e antiestetica.
APPROFONDIMENTO. Un intero sito dedicato all’espressionismo tedesco curato dal MoMa
















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