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Rinascimento, Costituzione e lavoro

Nei primi decenni del Quattrocento, a Firenze, numerosi cantieri trasformano l’assetto architettonico e urbanistico della città. L’esaltazione delle libertà individuali e il diritto al lavoro rimandano sorprendentemente ad alcuni principi della Costituzione italiana. Un intreccio tra arte ed educazione civica.

Nel 1401, l’Arte di Calimala bandisce un concorso per la realizzazione della porta nord del battistero cittadino, intitolato a San Giovanni, protettore, appunto, della corporazione dei ricchi mercanti di panni.

Nel 1418, un altro concorso è bandito per la costruzione della cupola del duomo di Santa Maria del Fiore. Questa volta, il committente è l’Opera del Duomo, ovvero un ente laico fondato dalla Repubblica fiorentina nel 1296 che si occupa della costruzione dell’edificio, sbrigando le attività amministrative ed esecutive.

Scegliere il migliore

In entrambi i casi, dunque, l’affidamento dei lavori avviene tramite un concorso, uno strumento di reclutamento basato sulla valutazione obiettiva del merito dei candidati attraverso alcuni parametri precedentemente pubblicizzati.

In effetti, l’Arte dei mercanti richiede ai partecipanti la creazione di una formella mistilinea in bronzo dorato entro cui narrare l’episodio biblico del Sacrificio di Isacco. Oltre a motivi prettamente stilistici, la vittoria di Ghiberti si basa su scelte economiche: la tecnica a fusione unica, infatti, non comporta uno spreco di materiale.

Il concorso nella Costituzione

Nella Costituzione italiana, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, gli articoli 97 e 106 stabiliscono che l’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le nomine dei magistrati avvengono tramite concorso.

In generale, il concorso prevede una serie di prove (esami scritti, pratici e orali) da sottoporre ai candidati. L’atto conclusivo del concorso è la graduatoria di merito stilata in ordine decrescente da una commissione.

Un concorso deve essere adeguatamente pubblicizzato specificando il ruolo da ricoprire, il numero dei posti e il trattamento economico.

Prima della Costituzione. La dittatura fascista

Le procedure concorsuali non esistono nell’Italia sotto la dittatura fascista (1924-44). Per vincolare i dipendenti al governo, dal 1931, è introdotto l’obbligo di iscrizione al Partito Nazionale Fascista come condizione per poter occupare posti di lavoro pubblici. Nel 1938 l’introduzione delle leggi razziali portano all’espulsione immediata dall’amministrazione degli impiegati di origine ebraica, costretti a dover lasciare il proprio posto di lavoro.

Sul finire degli anni Trenta, il regime introduce un rigido vincolo alla presenza di personale femminile nella pubblica amministrazione (10% del totale). Le donne, inoltre, possono svolgere soltanto alcune mansioni.

La Costituzione, al contrario, riconosce a tutti i cittadini pari dignità sociale (art. 3) e il diritto al lavoro (art. 4) indipendentemente dal sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali.

Inoltre, l’art. 37 recita che “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione“.

Firenze nel Rinascimento

Nella Firenze del primo Quattrocento, l’esigenza di individuare tramite un concorso il responsabile della realizzazione di nuove opere pubbliche deriva dalla particolare importanza attribuita alle capacità intellettive della persona in grado di creare e promuovere il proprio destino.

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Nanni di Banco, Basamento della nicchia dei Santi Quattro Coronati dedicata all’Arte dei maestri di Pietra e Legname,
1409-17, Chiesa di Orsanmichele, Firenze

La Repubblica di Firenze, dunque, è implicitamente fondata sul lavoro come l’attuale Repubblica italiana. All’epoca, tuttavia, ogni categoria professionale è organizzata in una Corporazione (chiamata Arte) per difendere i propri interessi. Delle ventuno corporazioni, sette sono dette Maggiori perché raccolgono le professioni che richiedono minore fatica fisica e guadagni più lucrosi. Le altre 14, invece, sono chiamate Minori perché riuniscono i mestieri più artigianali.

In città, vige una forma anti tirannica di governo che riconosce ad ogni cittadino l’impegno per la difesa della libertà e della patria. A tal proposito, il cancelliere fiorentino Leonardo Bruni scrive: “Noi non sopportiamo nessuno come padrone; noi non siamo sottoposti al potere di pochi. Uguali per tutti è la libertà, la quale ubbidisce soltanto alla legge, senza timore di alcuno. Uguale per tutti è la speranza di raggiungere onori e di elevarsi, purché ci sia l’impegno, l’ingegno e un modo di vivere saggio e meditato“.

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Brunelleschi nel cantiere del Duomo

La costruzione della cupola del duomo è affidata nel 1420 a Brunelleschi e Ghiberti. Brunelleschi, tuttavia, ha in mente un progetto innovativo e, per realizzarlo, si vuole sbarazzare della collaborazione del socio che è legato a concezioni architettoniche troppo tradizionali.

In effetti, il tamburo su cui poggia la cupola misura 42 metri. Un’ampiezza considerevole che difficilmente permette il ricorso a tecniche costruttive tradizionali, basate su un’armatura fissa a centine lignee che non avrebbe potuto sostenere tutto il peso della volta.

Fingendosi ammalato, Brunelleschi costringe Ghiberti a manifestare la propria inadeguatezza nella gestione del cantiere, finendo così per essere licenziato.

Brunelleschi, infatti, immagina la cupola come una struttura leggera, autoportante con due calotte, una interna e una esterna. In sostanza, si vuole limitare al massimo l’effetto della forza di gravità.

Santa Maria del Fiore: come è stata costruita la cupola?

Brunelleschi architetto e ingegnere

Brunelleschi affronta l’impresa comportandosi come un moderno architetto-ingegnere: è responsabile, quindi, della forma e del disegno, dei metodi costruttivi, dell’apparato decorativo e dell’organizzazione del lavoro.

E’ interessante notare l’attività di Brunelleschi sul cantiere. Giorno per giorno. Egli organizza otto squadre di muratori, ciascuna sotto la guida di un capomastro e preposta alla costruzione di una vela. In questo modo, il lavoro procede in maniera uniforme su tutti i lati.

Sui ponteggi, fa allestire un punto ristoro, in maniera tale da ottimizzare i tempi nei momenti di pausa evitando di far scendere a terra e risalire continuamente i manovali. Controlla, inoltre, i mattoni che escono dalle fornaci e le pietre che giungono dalle cave.

Segue attentamente fabbri, falegnami e scalpellini e, se necessario, fornisce spiegazioni con modelli fatti in legno, fango, cera o addirittura intagliati nelle rape, ortaggi che compra in inverno nei vicini mercati cittadini.

Mette a punto macchinari che, attraverso complessi sistemi di carrucole, sollevano il materiale sino ai ponteggi. Questa efficiente organizzazione, tuttavia, si scontra con i muratori fiorentini che richiedono migliori condizioni lavorative. Scatta uno sciopero e Brunelleschi sostituisce i dimostranti con i maestri lombardi, più remissivi e abituati a lavorare nelle grandi cattedrali del nord. La protesta rientra e gli scioperanti vengono riassunti con un salario ridotto.

CONFRONTI. Il cantiere nelle cattedrali medievali

Lo sciopero e la sicurezza sul lavoro

Le decisioni arbitrarie di Brunelleschi, oggi, entrerebbero in contrasto con i diritti enunciati nella Costituzione italiana: il diritto allo sciopero (art. 40) e il diritto del lavoratore ad avere una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. (art. 36). Inoltre, pur essendo libera, l’iniziativa economica privata (come quella promessa dall’Opera del Duomo) “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana“.

Brunelleschi vuole assolutamente accelerare i tempi di realizzazione della cupola. Dopotutto, i problemi inerenti alla copertura dell’edificio si trascinano dagli inizi del Trecento. Solo nel 1436, finalmente, la cupola viene inaugurata da papa Eugenio IV.

Si può immaginare che le condizioni lavorative siano precarie soprattutto in riferimento alla sicurezza. Il cantiere, infatti, impone di lavorare ad altezze considerevoli e non sono da escludere episodi di incidenti.

In Italia, nel 2020, gli infortuni sul lavoro con esito mortale sono stati 1270, il 16,6% in più rispetto all’anno precedente. Muoiono sul posto di lavoro, 3 persone al giorno. L’espressione morti bianche indica, appunto, i decessi causati da incidenti che avvengono sul luogo di lavoro o nel percorso da e verso esso.

APPROFONDIMENTO. La mappa delle morti bianche in Italia

4 commenti su “Rinascimento, Costituzione e lavoro”

  1. Grazie Dario. Ho trovato molto interessante il tuo approfondimento per il confronto stringente tra attualità e passato. Credo possa aiutare gli studenti ad apprezzare ancora meglio il Rinascimento fiorentino. Glielo proporrò.

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