Scene da un matrimonio, le nozze nell’arte

Come è rappresentato il matrimonio nella storia dell’arte? Ci ho riflettuto un po’ prima di rispondere alla domanda di una studentessa ma poi mi sono accorto che ci sono davvero tanti esempi.

Ho deciso di selezionare alcune “opere nuziali” limitando la mia ricerca alla pittura moderna e contemporanea.

I coniugi Arnolfini

di JEAN VAN EYCK ,1434, National Gallery, Londra

Giovanni Arnolfini è un mercante di Lucca che risiede a Bruges, nelle antiche Fiandre, terra ricca dove si fanno molti affari. Decide di sposare un’italiana, Giovanna Cenami. La promessa di matrimonio avviene nella loro camera da letto, alla presenza di due testimoni, che vediamo riflessi nello specchio, affisso nella parete in fondo.
Il dipinto è ricco di riferimenti simbolici legati alla vita di coppia:

  • il cane simboleggia la fedeltà;
  • l’unica candela accesa del lampadario rimanda all’unione;
  • la mela sul davanzale della finestra e i drappi angolari raccolti a sacco del letto al baldacchino alludono a una futura gravidanza
  • così come l’abito verde cinabro raccolto attorno al ventre della donna.
arnolfini-dipinto Nozze matrimonio arte pittura

Lo sposalizio della Vergine

di RAFFAELLO SANZIO, 1504, Pinacoteca di Brera, Milano

Cosa sta facendo quel ragazzo piegato, in primo piano? Perchè sta spezzando un ramo secco facendo forza su una gamba? Secondo alcuni testi cristiani, i pretendenti di Maria si presentarono al tempio. Per la scelta dello sposo, occoreva un segno da parte del Signore. A ciascuno fu consegnato un ramo: solo da uno sarebbe spuntato un fiore e … il rametto fiorito fu proprio quello di Giuseppe, un uomo umile tanto da andare in giro senza scarpe. Raffaello colloca il matrimonio in una piazza sul fondo della quale c’è un edificio sacro con una porta aperta da cui è visibile l’orizzonte. Quella porta è la fede che permette di raggungere Dio.

Sposalizio-della-Vergine-Raffaello-Sanzio Nozze matrimonio arte pittura

Le nozze di Amore e Psiche

di RAFFAELLO SANZIO ed aiuti, 1518, Villa di Agostino Chigi, Roma

L’affresco raffigurante il matrimonio mitologico tra Amore e Psiche si trova sulla volta del loggiato della villa suburbuna cinquecentesca di proprietà del ricco banchiere senese Agostino Chigi (successivamente acquistata dalla famiglia Farnese), situata sulle sponde del Tevere, ai piedi del Gianicolo. 

Piena di significati simbolici e affascinante per l’intensità dei sentimenti, la favola è narrata da Apuleio nell’Asino d’Oro.

A causa della sua straordinaria bellezza, la giovane Psiche scatena la terribile gelosia di Venere, la quale, inconsapevolmente, provoca l’innamoramento tra Psiche e Cupido (Amore/Eros). Superate le terribili prove richieste dalla dea, Psiche giunge all’Olimpo, dove convola a nozze con Amore.

Raffaello-Loggia-di-Amore-e-Psiche Nozze matrimonio arte pittura

Psiche in greco vuol dire anima, soffio, respiro vitale, e quindi la sua storia è anche la storia dell’anima umana che deve affrontare terribili traversie per raggiungere la sfera divina. In questo caso, il racconto mitologico di Psiche è un mezzo per ripercorrere la medesima travagliata salita sociale di Francesca Ordeaschi, amante di Agostino Chigi che, da cortigiana, si elevò al rango di moglie legittima del banchiere.

Il banchetto nuziale fu un evento memorabile, ma non meno fastoso di altri conviti organizzati nella villa quale, per esempio, quello del 1518 per il battesimo del primogenito Lorenzo Leone, in occasione del quale le suppellettili d’oro e d’argento usate dagli ospiti vennero gettate nel Tevere in segno di munificenza. Pare, però, che l’accorto banchiere avesse fatto stendere segretamente nel fiume delle reti in modo da recuperare il prezioso vasellame.

Le nozze di Cana

di PAOLO VERONESE, 1563, Louvre, Parigi

Gesù, sua madre e i discepoli sono invitati ad un matrimonio a Cana di Galilea in cui, durante il banchetto, viene a mancare il vino. Proprio qui, avviene un miracolo, ovvero la trasformazione dell’acqua in vino. In primo piano, a destra, c’è un servo che riempe d’acqua la giara. Accanto, in abiti sontuosi, si trova il maestro di tavola (una sorta di sommelier) che si congratula per la qualità del vino.

Racconta, infatti, l’evangelista Giovanni:

E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo
e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono».

Gli sposi si riconoscono all’estrema sinistra della tavolata perché il centro della composizione è occupata dalla figura del Cristo, posta esattamente al di sotto del macellaio che prepara l’agnello per il banchetto, chiara allusione simbolica all’Eucarestia.

Veronese, tuttavia, ambienta l’episodio evangelico nella Venezia del Cinquecento costruendo una complessa composizione affollata da un gran numero di gentiluomini di alto rango (in cui non mancano nemmeno i servitori, i musicanti e i cani). L’architettura è chiara e grandiosa, un sorta di scena teatrale classicheggiante e prospettica.

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La grande tela fu eseguita per decorare il refettorio del monastero benedettino di San Giorgio Maggiore a Venezia ma nel 1797 fu smontata e spedita a Parigi per volontà di Napoleone.

Il banchetto nuziale

di PETER BRUEGHEL IL VECCHIO, 1568,  Kunsthistorisches Museum, Vienna

I suonatori di cornamusa allietano questa affollata tavolata intenta a festeggiare le nozze in un villaggio belga. Lei è seduta accanto ai genitori con un’aria vagamente sognante, di fronte al drappo verde, con una corona sulla testa.

Nozze matrimonio arte pittura brueghel

Lui, invece, dov’è? Come da tradizione, deve badare a servire ai tavoli! Sarà forse il giovane in primo piano a sinistra in atto di versare il vino nelle brocche? Oppure quello a capotavola che si volta verso gli inservienti a prendere un piatto?

Intanto, è grande festa e c’è cibo in abbondanza, principalmente pane e alcune varietà di zuppe (porridge). Anche la bambina, seduta a terra, in primo piano, sembra gradire tanto da leccare il piatto. Secondo alcuni studiosi, all’estrema destra, l’uomo con la folta barba, vestito con abiti più eleganti rispetto al resto dei commensali, seduto su una tinozza rovesciata e intento ad ascoltare le parole di un frate, potrebbe essere l’autoritratto del pittore. Della produzione del pittore fiammingo, esistono altre opere di soggetto analogo, risalenti al 1566 circa, La danza nuziale e il Corteo nuziale

Le nozze (La boda)

di FRANCISCO GOYA, 1792, Museo del Prado, Madrid

Alla fine del Settecento, in Spagna, la polemica contro i matrimoni di convenienza è uno degli argomenti maggiormente trattati dalla satira e dalla produzione teatrale.
Nel dipinto, lo sposo col suo sgargiante abito rosso porpora, divide in due la scena. Dietro di lui ci sono i parenti, reciprocamente soddisfatti per il guadagno acquisito col contratto matrimoniale che ha assicurato agli uni la stabilità economica e agli altri una nuora avvenente per il proprio figlio deforme, dall’aspetto scimmiesco.

Nozze matrimonio arte pittura goya

La sposa appare indifferente, forse compiaciuta del suo nuovo status, tant’è che rifiuta di rivolgere lo sguardo alle amiche, che, in povere vesti, la circondano sorridenti.

Gli sposi della Tour Eiffel

di MARC CHAGALL, 1938-39, Centre Pompidou, Parigi

Per Chagall, il matrimonio è una fiaba, un momento felice in cui l’amore ha la forza di far volare i due sposi, nonostante l’epoca storica sempre più buia (è la vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale).
Nel dipinto, sono presenti gran parte delle figure ossessivamente ricorrenti nell’opera del pittore: il gallo e la capra; il suonatore di violino che nella tradizione ebraica precede la coppia nuziale; gli angeli in volo, le case tipiche di un villaggio russo (patria del pittore).

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The marriage of heaven and hell

di KEITH HARING, 1985

La più grande tela realizzata dall’artista statunitense (misura, infatti, ben 91 metri quadri), è stata prodotta per la coreografia di Roland Petit per il Ballet National de Marseille e riprende il titolo di un libro dell’incisore e poeta inglese William Blake, composto tra il 1790 e il 1793.

Il lavoro esprime la definitiva pacificazione di forze opposte: il matrimonio, appunto, tra Paradiso ed Inferno, tra bene e male, rappresentato dall’unione delle due mani che si scambiano un anello.

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Il gesto delle corna della mano che riceve la fede è un riferimento al simbolo I Love You, mutuato dal linguaggio dei segni americano e molto in voga a cavallo tra Anni ’80 e ’90 del Novecento. La scena centrale e verticale della consegna dell’anello nuziale (memore del gesto della creazione di Michelangelo della cappella Sistina) è bilanciata da uno sviluppo orizzontale della composizione, seguendo le logiche tipiche delle rappresentazioni dei giudizi universali nella storia dell’arte, dove il matrimonio è accolto da un tripudio di angeli che roteano sopra a un brulichio infernale di dannati, sui quali si trova una croce, simbolo di dolore e negazione. L’intera composizione si muove in uno spazio immateriale, fantasmagorico conservando la fluidità di un immagine di sogno.

Per Haring, l’opera è parte di un personale percorso di accettazione della propria condizione esistenziale, nella quale l’artista ritiene che “bene e male siano interconnessi e impossibili da separare. Non sono del tutto in opposizione, e infatti sono spesso una cosa sola”.  

A soli 14 anni, ad esempio, Haring aderisce al Gesus Movement, punto d’incontro tra teorie sacre e profane legate anche ad idee pacifiste. Tuttavia, continua a pensare alle istituzioni religiose come ad un limite per la libertà dell’individuo, probabilmente anche perché si sente aggredito dalle religioni ufficiali per la sua omosessualità. Haring muore di AIDS, poco dopo il suo compagno, nel 1990.

2 commenti su “Scene da un matrimonio, le nozze nell’arte”

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