
L’arte del Neoclassicismo coincide con il periodo dell’Illuminismo, un complesso movimento filosofico, culturale e politico europeo in cui vi è la convinzione che la ragione possa vincere sull’ignoranza.
In questo periodo, è esaltata la capacità dell’uomo di analizzare la realtà sensibile attraverso le proprie facoltà di indagine e previsione dei fenomeni naturali e umani. L’uomo ha capacità critiche e può applicarle in tutti gli ambiti del sapere.
La vittoria della razionalità sulla bestialità è raffigurata da Canova attraverso lo scontro mitico di Teseo sul Minotauro. Terminato il furore della lotta, Teseo riposa sul corpo del mostro abbattuto sancendo la vittoria dell’intelligenza umana sulla ferocia.
Tale scultura, inoltre, segna il distacco da tutto ciò che in arte, tra Seicento e Settecento, ha rappresentato un carattere frivolo e capriccioso. Ora, le forme espressive devono essere semplici e razionali, lontane, dunque, da ogni decorazione, eccesso e coinvolgimento emotivo caratterizzanti l’arte barocca.
Infatti, nella galleria della villa del cardinale Alessandro Albani, a Roma, l’affresco della volta segna il superamento delle volte illusionistiche barocche a favore di un impianto prospettico centrale di tipo rinascimentale, con figure definite dal disegno e uno schema geometrico basato sulla simmetria.


La stagione dei diritti
In ambito politico, la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America (1776) e la Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del cittadino (1789) in Francia sono la massima espressione della necessità, finalmente, di tutelare diritti e libertà universali in una visione basata sulla laicità dello stato e la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario.
Tuttavia, le libertà faticosamente conquistate subiscono un arresto con la nascita, costruzione e caduta dell’impero di Napoleone e con il Congresso di Vienna (1814-15) che segna il ritorno di antichi privilegi e dinastie familiari.
Si parla, non a caso, di Restaurazione. I valori della Rivoluzione francese sono traditi e Goya è scosso dagli esiti degli avvenimenti storici.
Egli, infatti, nota l’arrendevolezza del re spagnolo Carlo IV e critica apertamente l’occupazione delle truppe napoleoniche in Spagna (1808-14).


La riscoperta dell’antico in David
In Europa, per rafforzare ancora di più la distanza dalle tematiche seicentesche, si rende necessaria un’arte di contenuto morale, educativo e sociale in linea con i pensieri illuministici. Si incoraggiano, perciò, specialmente nelle accademie francesi, la scelta di soggetti di storia greca e romana considerata ricca di esempi di virtù civili.
Jacques-Louis David, ad esempio, propone i valori delle sconvolgenti vicende contemporanee francesi filtrate attraverso la lente del passato. Il giuramento degli Orazi, così, è un simbolo di fedeltà all’autorità regia di Luigi XVI. Le Sabine sono un’esortazione alla fine della guerra fratricida tra opposte fazioni politiche in cui è degenerata la Rivoluzione.


L’antico per Canova
Anche Canova manifesta fiducia negli ideali rivoluzionari ma resta deluso dalle successive campagne napoleoniche in Italia (1796-97). Tuttavia, questo non gli impedisce di lavorare proprio per Napoleone e la sua famiglia che propone come divinità mitologiche idealizzate che incarnano potere e antichi ideali.

Napoleone, infatti, appare come Marte pacificatore, ovvero il dio della guerra con i propri attributi iconografici: la spada appesa al tronco a simboleggiare la pace raggiunta, il bastone del comando, la clamide, il globo sormontato da una Vittoria alata.
Su un corpo nudo, perfetto e bello come le statue antiche di Policleto, Canova innesta un volto idealizzato ma rispettoso delle reali sembianze dell’imperatore.
Per celebrare la libertà disinibita e l’avvenenza di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone e moglie del principe romano Camillo Borghese, Canova si affida nuovamente alla rappresentazione classica della bellezza femminile.
Egli, infatti, la trasforma nella dea Venere che tiene in mano la mela della vittoria, in riferimento all’episodio mitologico che sancisce la sua superiorità di bellezza rispetto a Minerva e Giunone.
L’opera accentua la carica erotica della donna nella posa del corpo, nel trattamento dei seni (che risentono della gravità e sono, perciò, leggermente deformati) e della pelle sulla quale è stata stesa una sottilissima e accurata patina rosata a base di cera.


Passione per l’antico: Pompei ed Ercolano
Il recupero degli ideali classici di bellezza e di virtù è incentivato dal contatto diretto con quel mondo passato che sembrava svanito. Nel 1738 e nel 1748, infatti, si ha la riscoperta delle città di Ercolano e Pompei grazie ad una campagna di scavo promossa dal re di Napoli, Carlo di Borbone.
Questa grandiosa operazione archeologica alimenta il collezionismo privato, lo studio e la catalogazione dei reperti antichi e l’interesse per l’Italia che viene scelta come destinazione dei Grand Tour.
I Grand Tour sono, infatti, viaggi di formazione, educazione e crescita culturale effettuati da intellettuali ed artisti europei verso la penisola italica.
Le teorie neoclassiche di Winckelmann
Johann Joachim Winckelmann è un intellettuale tedesco che giunge a Roma nel 1755. Nel 1759 diventa bibliotecario presso Villa Albani e stringe amicizia con Mengs. Nei suoi scritti, Winckelmann considera l’arte greca superiore a quella romana perché caratterizzata da nobile semplicità e serena grandezza.
Insomma, l’arte greca identifica il Bello, è la sola ad essere stata prodotta da uomini liberi e ad avere la dignità di essere ripresa.
L’artista, però, non deve limitarsi a copiare le opere greche ma deve recuperare anche i valori etici e morali della grecità.

