Gli spazi e i luoghi pubblici di carattere sacro caratterizzano ogni civiltà e sono la testimonianza più diretta delle tecniche costruttive e architettoniche utilizzate da ogni popolo. Con questo approfondimento, intendo ripercorrere, nell’arco di più di duemila anni, lo sviluppo e la trasformazione dello spazio sacro, dall’età minoica fino alla Roma cristiana.
Il palazzo minoico

Risulta difficile individuare con esattezza un edificio che abbia una funzione prettamente religiosa. A Creta, infatti, i palazzi sono dei grandi complessi edilizi dotati di svariati ambienti con funzioni differenti. Nel palazzo di Cnosso, ad esempio, l’ampio cortile centrale ospita cerimonie comunitarie mentre l’ala ovest è finalizzata ai riti sacri, a partire dalla sala del trono (il re, infatti, è considerato anche un sacerdote e una divinità) in cui è collocata una vasca d’acqua per i riti di purificazione.

Nel palazzo, in altri ambienti, sono presenti dei simboli come le doppie asce e le corna di consacrazione, una sorta di ara mobile, sul cui ripiano si levano ai lati due corna bovine stilizzate. D’altronde, il toro e altri animali sarebbero dei simboli importanti nella religione cretese i cui riti si traducono in attività collettive (danze, canti e musica) che accrescono la coesione sociale e il dominio dell’uomo sulla forza selvaggia della natura.

Il palazzo-fortezza miceneo

Nei palazzi-fortezza di età micenea, esistono dei locali adibiti al culto e degli spazi residenziali riservati al clero. Pur variando i principi organizzativi degli ambienti, anche in questi palazzi è difficile individuare precisamente un’area dedicata al sacro anche se il mègaron (letteralmente, “grande sala”) ospita probabilmente riti familiari attorno al focolare centrale. Il mègaron è preceduto da un breve portico e da una anticamera: a questo schema assiale, guarderanno i greci per la costruzione dei loro templi.

Il tempio greco
Se la civiltà cretese-micenea costruisce solo dei piccoli sacelli per il culto, i greci creano per la divinità un tempio che si articola in forme canoniche nel corso del VII e VI sec. a.C. Il tempio greco si trova sulla parte alta della città, l’acropoli, e si sviluppa in grandezza all’esterno poiché le cerimonie sacre avvengono all’aperto, alla presenza dei sacerdoti e dei cittadini.
Il tempio sorge su un basamento a gradoni (crepidoma) con portico a colonne (peristilio); l’ingresso è rivolto a oriente, un atrio colonnato (pronao) conduce alla cella (naos) a pianta rettangolare dove è posta la statua della divinità. Opposto al pronao, c’è l’opistodomo: entrambi, spesso, custodiscono le offerte agli dèi e sono chiusi con sbarre e cancellate metalliche.

Il tempio è una struttura volumetrica aperta che si pone in continuità con l’ambiente naturale circostante grazie alla presenza di colonne da cui filtra la luce creando degli effetti chiaroscurali e luministici. Secondo il numero delle colonne presenti in facciata, il tempio è definito tetrastilo (4 colonne), esastilo (6) e octastilo (8). La disposizione delle colonne e la struttura della cella determinano, a loro volta, diverse tipologie di templi. Il più diffuso è a pianta rettangolare ed è chiamato periptero con colonne disposte attorno ai quattro lati della cella.

Gli ordini architettonici
Nel tempo, vengono fissati dei particolari ordini architettonici con proprie peculiarità:
- l’ordine dorico si diffonde nella zona del Peleponneso e in Magna Grecia dal VII sec. a.C. Il tempio è più massiccio, con forti passaggi chiaroscurali dovuti alla presenza di scalanature poco profonde e a spigolo vivo sul fusto delle colonne;
- l’ordine ionico si diffonde in Asia minore, nelle isole egee e in Attica dal VI sec. a.C. La colonna è più slanciata, priva di entasi, con spigoli più smussati sul fusto e con un capitello elegante con due ovuli;
- l’ordine corinzio si diffonde alla fine del V sec. a.C. e sarà impiegato in età ellenistica e nell’architettura romana. La colonna è simile a quella ionica ma il capitello è decorato con foglie di acanto

Il santuario greco
Nell’antica Grecia, il santuario è uno spazio extraurbano, separato dal resto del territorio, e destinato ai riti religiosi e ad attività sociali come le cerimonie di purificazione, riti di passaggio o gare sportive. In esso, si espongono anche i provvedimenti legislativi e si conservano i tesori delle poleis. Ogni santuario è circoscritto da un recinto sacro (tèmenos) entro il quale ogni fedele può fare esperienza dell’incontro con la divinità percorrendo il bosco sacro, recandosi presso il tempio attraverso la Via Sacra e partecipando ai sacrifici pubblici presso gli altari.
A Delfi, ai piedi del monte Parnaso, si estende il santuario più importante della Grecia classica dedicato al dio Apollo che richiama folle di pellegrini per interrogare l’oracolo e avere responsi.

Lungo la via lastricata, nel corso dei secoli, sono stati realizzati piccoli edifici sacri, edicole, colonne e statue, avente una funzione votiva, per ringraziare cioè il dio Apollo dei consigli dati attraverso l’oracolo. I monumenti più importanti sono quelli donati dalle città in occasione di vittorie in battaglie come il cosiddetto Tesoro degli Ateniesi, piccolo tempio dorico eretto a ricordo della battaglia di Maratona (490 a.C.). Al centro del santuario si trova il tempio di Apollo, in stile dorico: nella cella sotterranea (àdyton), si conserva la pietra ritenuta dai Greci il centro del mondo (omphalòs, “ombelico”) e il tripode, dove siede la sacerdotessa Pizia per la cerimonia dell’oracolo.
Il tempio etrusco
Rispetto al tempio greco, quello etrusco appare più semplificato poichè composto da due parti:
- pars postica (posteriore) di dimensione rettangolare suddivisa in tre celle chiuse in rapporto 3:4:3;
- pars antica (anteriore) di pari dimensione, aperta, con un pronao sorretto da otto colonne disposte su due file.

L’intero edificio si trova su un alto podio in pietra, quasi a rappresentare uno spazio celeste, libero dagli spiriti. Le altre parti sono realizzate con materiali deperibili: le colonne lignee a fusto liscio di ordine tuscanico, la trabeazione e il tetto lignei con rivestimenti fittili, spesso ornati da antefisse con teste femminili e mostruose, il frontone aperto con riquadri di terracotta.

Il tempio romano
All’inizio del VI sec. a.C., prende forma la prima architettura sacra romana sul colle del Campidoglio, nei pressi del foro. Si tratta del Capitolium, tempio monumentale dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva) e meta finale delle parate militari del trionfo dei condottieri di ritorno da una campagna militare vittoriosa. La struttura del Capitolium richiama direttamente lo schema etrusco: tre celle affiancate nella parte posteriore precedute da un profondo portico esastilo.

A partire dal II sec. a.C., con la progressiva espansione dell’impero romano, la scelta di uno specifico tipo di tempio assume un significato politico:
- il committente che sceglie il tipo tuscanico rende palese la sua appartenenza a una tradizione nazionale;
- viceversa, chi opta per modelli greci con l’impiego di materiali ed elementi decorativi marmorei, compie un’operazione di immagine fondata sul prestigio della cultura greca e della moda ellenizzante.
Nel tempio rettangolare di Portunus, ad esempio, convive
- un carattere nazionale rappresentato dall’alto podio, dalla scalinata frontale e dal portico esastilo;
- un carattere di orgine greca per i materiali impiegati e gli elementi decorativi in stile ionico.

In realtà, nei primi secoli della storia romana, i luoghi sacri sono semplicemente spazi aperti delimitati da recinti e privi di edifici. La tipologia del recinto ligneo con un altare interno destinato ai sacrifici è ripreso, più tardi e con qualche modifica, dall’Ara Pacis Augustae inaugurata nel 9 a.C.
D’altronde, le stesse mure urbane non rappresentano soltanto un confine amministrativo e un elemento funzionale per difendere la città ma sono anche un limite sacro perché la fondazione della città è accompagnata da rituali per liberare il terreno dalle forze maligne.
Il Pantheon
Il Pantheon, un tempio dedicato “a tutti gli dèi”, è il simbolo della potenza imperiale romana ed è stato edificato tra il 118 e il 125 d.C. da Adriano. L’impianto è di assoluta novità: il pronao corinzio ottastilo immette in un’enorme cella rotonda preceduta da un breve corpo parallelepipedo. La parete perimetrale, scavata da sette profonde nicchie, appare articolata dall’alternanza di pieni e vuoti.
In generale, la struttura circolare è riservata ad edifici celebrativi o a strutture funerarie, come i tumuli etruschi e i mausolei romani. Nel Pantheon, invece, lo spazio interno è più importante di quello esterno per le proporzioni, gli effetti ottici e la preziosità e la varietà dei marmi delle colonne e dei rivestimenti della cupola, formata da cinque cerchi concentrici e suddivisa in 28 cassettoni.
La cupola culmina con un oculo, un’apertura circolare ampia 9 metri di diametro. Per costruirla, la tecnica dell’opera cementizia è innovata: nel salire dalla fondamenta alla sommità, il materiale frammisto alla malta cambia, passando dalle solide scaglie di travertino, al tufo, a frammenti laterizi, a una leggera pietra vulcanica spugnosa, in modo da ottenere in alto una struttura dal peso ridotto che esercita meno spinte sulle strutture sottostanti.
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