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La Puglia bizantina a San Marzano

Nel Medioevo, la Puglia si caratterizza per la contemporanea presenza di un governo dipendente da Bisanzio e di territori controllati dai Longobardi.

Il santuario rupestre della Madonna delle Grazie, ricadente nel territorio di San Marzano di San Giuseppe, in provincia di Taranto, testimonia il legame con l’Oriente per la presenza soprattutto di alcune pitture sulle pareti.

Il santuario di San Marzano

Il sito si trova all’interno di un paesaggio rupestre caratterizzato da lame e da una folta vegetazione. La chiesa ipogea ha una forma quadrangolare ed ha tre diversi accessi che conducono ad un medesimo grande spazio che, probabilmente, ha conosciuto due fasi costruttive, una a partire dall’XI secolo, e l’altra dal XVI secolo in poi.

Il luogo sacro è citato per la prima volta in un documento del 1709. Secondo una leggenda, il santuario viene scoperto miracolosamente da un cavaliere, guidato dal suo cane dinanzi all’immagine della Vergine.

L’iconografia mariana

Nella zona presbiteriale, su un masso, è dipinta una Madonna con il Bambino a figura intera. Seduta su un trono, Maria indossa una tunica rossa e un lungo e avvolgente mantello blu. Non a caso, questi due colori rimandano, rispettivamente, al sangue versato da Gesù e dai martiri cristiani, e al mistero della vita divina.

La Vergine reclina leggermente il capo verso quello del Bambino che, a sua volta, poggia il proprio volto sulla guancia della madre, e la abbraccia. La tenera e affettuosa atmosfera è stemperata dall’inespressività dei volti che presentano occhi grandi, nasi oblunghi, marcate sopracciglia e bocche piccole e chiuse.

La fissità degli sguardi, la mancata tridimensionalità delle forme e la presenza di grandi aureole conferiscono al soggetto una composta e severa sacralità tipica della pittura bizantina. Ai loro lati, le figure sono integrate da lettere greche che intendono certificare l’identità del personaggio. Infatti, il Bambinello è affiancato dalle lettere XC (forma greca abbreviata di “Gesù Cristo”) e dalle lettere O Ω N (“colui che è”). Maria è, invece, accompagnata dalle lettere ΜΡΘΥ (forma greca abbreviata di “Madre di Dio”).

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Santa Barbara

A destra di una delle entrate, su una parete, appare a figura intera l’immagine di Santa Barbara, riccamente abbigliata con una veste avente decorazioni romboidali impreziosita da perline e un mantello rosso. In particolare, il volto è circondato da un velo trasparente che ricade sulle spalle e copre, in parte, i capelli raccolti dietro la nuca.

L’eleganza della santa è ribadita dalla presenza di un paio di orecchini a cerchietto con un pendente e da una croce bianca che si trova sulla mano destra. Questo attributo iconografico è inconsueto per Santa Barbara poiché solitamente la martire è raffigurata con una torre a tre finestre o una piuma di pavone.

Tuttavia, la presenza della croce, associata ad un ricco abbigliamento, rimanda allo stesso soggetto raffigurato nella omonima chiesa di Montesardo salentino e nella chiesa di Santa Maria della Croce a Casaranello.

La Santa Barbara di Casaranello mostra una maggiore ricchezza nella veste, coperta da un mantello dello stesso colore amaranto, un crocifisso più grande, dei vistosi orecchini semilunati e addirittura un anello che decora il naso.

Santa Barbara a Casaranello, età medio-bizantina (X-XI sec.)

San Giorgio e il drago

Accanto a Santa Barbara, in un riquadro, c’è la figura di San Giorgio che infilza con una lancia il drago rappresentato come un serpentone con la bocca aperta. Il santo è in sella a una cavallo galoppante. Il suo mantello rosso svolazza su un fondo piatto di colore blu e giallo.

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San Giorgio e il drago (X-XI sec.?)
L’incoronazione della Vergine tra Gesù Cristo e Dio Padre, part. della volta presbiteriale

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